Inter-Southampton: de Boer manciniano, paradosso Candreva

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20 ottobre 2016, 23:12
De Boer Candreva

Dopo tre sconfitte consecutive – ma soprattutto dopo le due sconfitte su due in Europa League -, l’Inter di de Boer torna alla vittoria e lo fa nel modo più manciniano possibile: 1-0 soffrendo fino all’ultimo secondo dopo aver trovato il vantaggio con l’unica cosa buona del peggiore in campo, il man of the match Candreva

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da de Boer per affrontare il Southampton: Handanovic; Nagatomo, Miranda, Murillo, Santon; Gnoukouri, Medel, Brozovic; Candreva, Icardi, Eder.

ISFU

MODULO – La panchina a cui viene relegato Banega “costringe” l’Inter ad abbandonare inizialmente il solito 4-2-3-1 in favore del più olandese 4-3-3, in cui Brozovic agisce da mezzala sinistra con il doppio compito di far ripartire l’azione da dietro e accentrarsi sulla trequarti in cerca di spunti offensivi.

PRIMO TEMPO – Le difficoltà dell’Inter si notano fin dai primi minuti di gioco: manovra lenta e articolata, il gioco sulle fasce è praticamente nullo e si cercano le vie centrali con qualche passaggio in profondità che non dà sempre i frutti sperati. Il gioco passa per i piedi di Brozovic, alto in pressione (4-2-3-1) e basso in fase di costruzione (4-3-3), ma impreciso come al suo solito. Per provare ad allargare il gioco de Boer opta per un Nagatomo altissimo sulla destra, mentre la difesa imposta praticamente a tre con Santon più stretto sul centro-sinistra, ma ciò porta Candreva a essere completamente fuori dalla manovra partendo in posiziona troppo avanzata rispetto al giapponese. Neanche il Southampton brilla, ma è pericoloso in contropiede: l’Inter è spesso disordinata in fase difensiva. Nel finale anche Santon si alza con più costanza, ma senza consistenza, invece Candreva negli ultimissimi minuti si sposta a sinistra per giocare qualche pallone: incisività pari a zero. Il primo tempo termina con il risultato di 0-0: Inter pessima, prestazione da dimenticare.

SECONDO TEMPO – Anche nella ripresa si vedono pochissime idee in campo e una mostruosa fatica a costruire l’azione: va così per oltre venti minuti, in cui non succede praticamente nulla di pericoloso da ambo le parti. Al 67′ finalmente Candreva si accentra e dal centro-sinistra trova il sette su suggerimento di Santon. L’Inter prende fiducia dopo il gol trovato, ma al 77′ rimane in dieci: espulso Brozovic per doppio giallo, frutto di due tackle da dietro. All’81’ primo cambio per l’Inter: fuori Candreva, dentro Ansaldi. L’argentino si piazza largo a sinistra nel nuovo 3-5-1, che fa abbandonare il 4-4-1 successivo all’inferiorità numerica. All’86’ secondo cambio per de Boer: fuori Eder, dentro Perisic. Il croato agisce praticamente da mezzala sinistra a sostegno di Ansaldi. Al 90′ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Nagatomo, dentro D’Ambrosio. L’italiano va a fare densità in difesa: la linea a tre diventa praticamente a cinque grazie alla coppia D’Ambrosio-Ansaldi, mentre Perisic termina a tutto campo in sostegno sia del centrocampo sia di Icardi in una sorta di 3-4-1-1 (come da immagine sotto allegata, ndr). Nel finale si segnala una clamorosa sofferenza: Handanovic salva tutto in un caos difensivo che non fa sorridere nessuno. La partita termina 1-0: Inter vittoriosa di misura, si salvano solo i primi tre punti guadagnati in Europa League.

ISST

PROTAGONISTA – La notizia della serata è senza alcun dubbio la prima vittoria dell’Inter in Europa, ma anche non aver subito gol ha la sua importanza. Gran merito del risultato va attribuito a un giocatore spesso – giustamente – criticato per l’atteggiamento in campo e anche per qualche errore di troppo: Handanovic. Il portiere sloveno riesce a evitare il gol dell’1-1 in tutti i modi, parando con qualsiasi parte del corpo i tentativi avversari. In termini assoluti la prestazione di Handanovic non è di quelle da incorniciare (avversario modestissimo, palcoscenico altrettanto), ma se l’Inter ha vinto è anche e soprattutto merito suo: gli errori della linea difensiva e la sofferenza sono state notevoli, un Handanovic versione “saracinesca” può solo far comodo all’Inter e a de Boer, sperando trovi quella continuità mai avuta in carriera.

COMMENTO – De Boer ha fatto poco turnover, ma ha cambiato le pedine giuste per superare l’equivoco tattico. O meglio, per by-passarlo. Fin da inizio stagione e soprattutto nell’ultima uscita contro il Cagliari il problema offensivo dell’Inter è stato il seguente: Banega crea, Candreva corre e crossa, nessuno – Icardi escluso – segna. Contro il Southampton de Boer decide di lasciare in panchina Banega preferendogli Brozovic, che porta in dote più gol, ma soprattutto sceglie la punta Eder al posto dell’ala Perisic: sembra un downgrade tecnico e lo è, ma dal punto di vista della pericolosità offensiva l’Inter parte senza dubbio con mezza marcia in più. Mezza marcia in più che si avrebbe se Eder spalleggiasse Icardi (lo fa poco e male), se Candreva arasse la fascia e si inserisse in area di rigore (lo ha fatto una volta e ha segnato) e soprattutto se Brozovic ritrovasse se stesso, ma per quello serve ancora tempo. Quello che è sempre più lampante è che l’Inter con il 4-2-3-1 costruisce tanto, ma non finalizza, invece con il 4-3-3 (con gli interpreti giusti, quindi occhio agli assenti Joao Mario e “Gabigol” Barbosa in particolare) potrebbe risultare più pericolosa sotto porta. Solo sotto porta, perché sulle fasce c’è bisogno dei terzini giusti (Ansaldi sì, Nagatomo no) e almeno un esterno offensivo deve garantire la doppia fase di gioco. Non è solo un problema di modulo, perché il passaggio dal 4-2-3-1 al 4-3-3 è minimo: tutto ruota attorno a Banega e così tornerà a essere dalla prossima partita. Intanto l’Inter vince contro il Southampton grazie all’unico pallone decente toccato da Candreva in qualità di attaccante, che non è: è il paradosso dell’esterno destro che va in gol appena si sposta sul centro-sinistra. L’equivoco tattico lasciato in eredità da Mancini non è ancora superato, ma l’Inter di de Boer vince 1-0 proprio come l’ultima migliore versione nerazzurra del tecnico jesino: corsi e ricorsi storici su cui è meglio non continuare a sperare, anche se un 1-0 sofferto è da preferire sempre a un KO immeritato.

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.