Inter-Schalke 04: al dramma esterni risponde la regia BV-JM

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21 luglio 2017, 19:13
Inter Schalke 04

Terza amichevole stagionale, la prima in Asia, dove – dopo vittoria e sconfitta – per Spalletti arriva anche il primo pareggio: termina 1-1 contro lo Schalke 04, andato in vantaggio e poi riacciuffato. Nonostante una condizione non ancora eccelsa, iniziano a vedersi buoni spunti che si rifanno alla filosofia di gioco del neo tecnico, che deve sopportare gli ormai noti problemi ereditati dalla rosa precedente (in attesa che il mercato offra soluzioni migliorative). Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo Inter-Schalke 04

MODULO E FORMAZIONE – La base scelta da Spalletti per la sua Inter prevede il 4-2-3-1, sistema di gioco preferito dal tecnico toscano. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Nagatomo; Gagliardini, Kondogbia; Candreva, Brozovic, Perisic; Eder.

DIFESA – Ancora una partita in cui non è praticamente mai chiamato in causa Handanovic, che nella ripresa subisce il suo primo gol estivo senza riuscirsi a opporsi alla bella conclusione (potente, ma centrale) di Caligiuri. Nel cuore della difesa appare subito molto attento Miranda nel tenere alta la difesa e chiudere ogni pericolo, dando anche fiducia e sostegno a Skriniar, apparso meno impacciato rispetto alla precedente uscita grazie al miglioramento della condizione fisica, anche se poco chiamato in causa se non nell’impostazione dell’azione da dietro, compito affidatogli da Spalletti. Sulla fascia destra D’Ambrosio è poco preciso, infatti rischia in un paio di occasioni difensive, anzi paradossalmente è meglio nelle giocate in verticale (per velocizzare la manovra) anziché in quelle orizzontali, invece Nagatomo, pur avendo la solita marcia in più in fase di spinta ed essendosi reso protagonista di una splendida chiusura che evita un gol quasi certo, crolla letteralmente nell’azione che porta al gol dei tedeschi.

CENTROCAMPO – In mezzo al campo si insiste sulla linea mediana del recente finale di stagione, ma la prestazione di Gagliardini è ampiamente sottotono, probabilmente sia per motivi legati alla condizione (viene dall’Europeo con l’Italia Under 21) sia perché gli viene richiesto un compito tattico più delicato nella doppia fase, al contrario Kondogbia svolge lo stesso tipo di lavoro con parecchia dedizione, soprattutto in fase difensiva – che gli riesce meglio -, dato che qualche errore in impostazione non manca mai e difficilmente arriva a ridosso della trequarti. Le giocate più interessanti della prima frazione passano da Brozovic che, pur mancando di cattiveria nelle giocate presso la zona nevralgica del campo, oscilla bene tra i reparti e s’inserisce tra le maglie della difesa avversaria per andare al tiro o realizzare l’ultimo passaggio.

ATTACCO – Se tra difesa e centrocampo gli alti e bassi sono notevoli, nel tridente offensivo la situazione è meno florida: Candreva inizia bene nell’azione di spinta sulla fascia destra, da cui riesce a realizzare i primi due cross rendendosi addirittura pericoloso, poi si perde totalmente in giocate più “sporche” e sbaglia spesso quando è portato ad agire frettolosamente, invece Perisic a sinistra è il giocatore più pericoloso dell’Inter, sebbene manchi l’appuntamento con il gol per la poca precisione al tiro. Il terminale offensivo Eder si muove molto, ma non trova grandi spazi contro la difesa a tre tedesca, pertanto non si può parlare di una prestazione soddisfacente.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Spalletti cambia quattro undicesimi di formazione, confermando il 4-2-3-1: Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Nagatomo; Gagliardini, Borja Valero; Gabigol, Brozovic, Joao Mario; Jovetic. La sorpresa è l’insistenza sul portoghese largo a sinistra, la novità è il montenegrino centravanti. Come anticipato, al 60′ Caligiuri va in rete mettendo a sedere Nagatomo, ma lo Schalke 04 arriva con troppa facilità al tiro dopo aver costruito l’azione dalla difesa, senza trovare grande filtro in mezzo al campo. L’Inter soffre molto la freschezza dello Schalke, soprattutto la velocità sulle corsie laterali, questo porta Spalletti ad attuare ulteriori quattro cambi, che trasformano nuovamente l’Inter con l’ingresso di Ranocchia (che non fa danni al centro), Murillo, Biabiany (anonimo da ala sinistra) e Pinamonti, rispettivamente per Miranda, D’Ambrosio, Gagliardini e Brozovic. L’occhio va su Murillo terzino destro, ma anche sull’arretramento di Joao Mario davanti alla difesa in coppia con Borja Valero, permettendo a Jovetic di agire a supporto di Pinamonti. La variante tattica di Spalletti funziona e lo si nota già con il grande lancio di Joao Mario per “Gabigol” Barbosa, che manca il gol. Al 73′ a sorpresa arriva il gol pazzesco di Murillo, che mette la palla a giro sotto l’incrocio dei pali, dopo essere salito “alla Maicon” sulla fascia destra, facendo in tre minuti quello che D’Ambrosio e Candreva non sono riusciti a fare per il resto della partita. Molto mobile in avanti, Gabigol appare troppo egoista a causa della voglia di strafare, ma è positivo l’impatto con la partita come nell’occasione del filtrante per Pinamonti, bravissimo come sempre nei movimenti tra le linee. Nel finale c’è spazio anche per Valietti al posto di Skriniar, facendo tornare il colombiano al centro.

CONSIDERAZIONI – Il pareggio dell’Inter contro l’ottimo Schalke – tatticamente impeccabile grazie a una difesa a tre molto attenta e a un centrocampo a quattro piuttosto dinamico, unica pecca il tridente offensivo poco ispirato – può far sorridere Spalletti, che non ha ottenuto giocatori dal mercato negli ultimi giorni ed è costretto nuovamente a rinunciare a Icardi, pertanto non è una novità aver segnato un solo gol e per giunta a opera di un difensore. La coppia difensiva Skriniar-Miranda dà i primi segnali di convinzione, mentre è drammatica la situazione terzini ed è un argomento su cui non vale la pena discutere ancora: servono due nuovi esterni bassi titolari. Un altro motivo per cui Spalletti può dirsi soddisfatto – oltre alla sorpresa Murillo, “terzino” con il vizio del gol capolavoro – è rappresentato da Borja Valero, che non perde(rebbe) un pallone neanche se volesse imitare Candreva, soprattutto perché lo spagnolo fa girare la squadra anche e soprattutto dopo l’affiancamento di Joao Mario. Ed ecco la vera notizia del giorno: Joao Mario regista nella linea mediana a due potrebbe fare la differenza – con o al posto di Borja Valero – molto più che da trequartista, sicuramente molto più che da ala. Il portoghese non ha il passo per giocare sulla fascia e fatica ad agire spalle alla porta, invece a campo aperto si esalta grazie a una visione di gioco notevole e a un piede tutt’altro che impreciso. Si tratta solo di un esperimento, ma la coppia Borja Valero-Joao Mario in regia a oggi dà più garanzie di una mediana tutto muscoli e poco cervello: qualità al potere, soprattutto quando in rosa hai una serie di esterni (alti e soprattutto bassi) da censura.