Inter-Real Madrid: arrivano tre messaggi chiari da e per Mancini

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27 luglio 2015, 17:34
mancini inter

Nella seconda partita dell’International Champions Cup edizione cinese, ultima per i nerazzurri, l’Inter perde con un risultato netto, ma il campo ha emesso ulteriori sentenze che da una parte possono e devono far sperare Roberto Mancini. Dall’altra parte, però, è giustificato un leggero allarmismo per i soliti “storici” errori da limare. Ecco alcune considerazioni dopo i 90 minuti contro il Real Madrid

MODULO E FORMAZIONE – Il tecnico Roberto Mancini torna al modulo che reputa, al momento, più adatto per la rosa a disposizione: si inizia con il 4-3-1-2, in cui Kovacic ed Hernanes sono i vertici del rombo nerazzurro. La formazione scesa in campo è la seguente: Handanovic; Montoya, Ranocchia, Murillo, Juan Jesus; Brozovic, Kovacic, Kondogbia; Hernanes; Palacio, Icardi.

DIFESA – Considerando il bagaglio tecnico dei tiratori avversari, bisogna sottolineare che Handanovic è determinate in più occasioni, sia sui tiri dalla distanza sia in uscita nelle occasioni più ravvicinate: sui primi due gol non può nulla, sulla punizione capolavoro di James Rodriguez forse può slanciarsi prima, ma si tratta appunto di un capolavoro. La coppia centrale titolare, tutto sommato, si dimostra all’altezza della situazione, considerati i difficili clienti da gestire: nei primi 45′ impressiona Murillo per determinazione, precisione nelle chiusure e nell’andare in anticipo, però nell’unico errore di posizionamento fatto, il Real Madrid punisce i nerazzurri. Errore che macchia la prestazione del colombiano, ma che non cancella quanto di buono fatto. Qualche sbavatura iniziale, invece, per Ranocchia, soprattutto se preso in velocità e contropiede, ma per il resto prova a tenere botta con il fisico, soprattutto nella ripresa dove ritrova fiducia. I due, però, sono protagonisti in negativo nella seconda rete, visto che Varane segna dopo un movimento completamento errato della difesa, presa in contropiede: l’errore più grave è sicuramente legato alla palla persa dai compagni a ridosso dell’area di rigore, ma entrambi i centrali sono apparsi lenti nel posizionamento e nel salire per mandare in fuorigioco i “Blancos”. Sulle fasce, tutt’altro che buona la prestazione di Juan Jesus da terzino sinistro, visto che il brasiliano soffre non poco le offensive degli esterni madrileni ed è praticamente innocuo in fase offensiva. Sull’altra fascia Montoya si fa vedere in un paio di occasioni sia avanti (cross morbidi) sia dietro (diagonali decisive), ma è ancora troppo timido per fare quello che vorrebbe Mancini da lui: con il passare del tempo trova più fiducia per spingersi maggiormente, ma stupisce soprattutto in fase di ripiego difensivo. E’ evidente che abbia una tecnica di base superiore a quella dei pari-ruolo in rosa e lo si nota maggiormente nelle sovrapposizioni cercate.

CENTROCAMPO – Le cose migliori della partita si sono viste senza alcun dubbio in mezzo al campo, dove Kovacic si mette in mostra con le sue solite avanzate palla a piede, spaccando completamente in due la formazione di Benitez. Il croato appare molto motivato e più concreto anche in fase di rottura, ma in alcune occasioni il suo posizionamento non è impeccabile. A coprirgli le spalle, più volte, è Kondogbia, che fa vedere grandi cose palla al piede: togliergli la palla è difficile, sia nel controllo sia nelle ripartenze, visto che sfrutta al massimo le lunghe leve di cui dispone. Da rivedere qualche giocata, soprattutto quel tocco sbagliato che permette al Real di arrivare in porta, ma il francese non ha paura nel farsi vedere e chiedere palla: vuol essere il leader di questa Inter. Se da una parte c’è un Kovacic che inventa calcio, ma deve trovare confidenza con il nuovo ruolo, dall’altra c’è un Kondogbia che fa intravedere già doti importanti, ma deve trovare la condizione fisica ideale perché appare ovviamente imballato. Appannato, invece, Brozovic, che ritarda in più occasioni l’ultima giocata, che sia un tiro o un passaggio, ma nel complesso non è assolutamente da bocciare, visto che fa entrambe le fasi con grande impegno. Tra i centrocampisti, infine, è da considerarsi negativa la prova di Hernanes: il brasiliano inizia bene con un’ottima triangolazione offensiva, ma poi si autoesclude dal match, non trovando mai la posizione giusta e di conseguenza non gestendo palla. Si spegne con il passare dei minuti.

ATTACCO – In avanti, invece, duole dirlo, ma così non va. Icardi è lasciato solo al suo destino e, come anticipato prima, se il rifinitore alle sue spalle non riesce a gestire palla, è impossibile riceverla e trovare la porta. Allo stesso modo, Palacio sembra la brutta copia del giocatore visto finora: troppi errori, anche se si possono trovare tutti gli alibi del caso, visto che anche dalle sue parte di palloni se ne vedono poco. Da segnalare di positivo, nel complesso, solo un paio di scambi offensivi da parte del tridente offensivo, che prima non trova la rete, poi non trova neanche più la palla.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini apporta le prime modifiche sia alla formazione sia al modulo, sostituendo tutti tranne i due estremi, Handanovic e Icardi. Si cambia anche il modulo affinché ci siano meno giocatori possibili fuori ruolo, scegliendo un 4-4-2 lineare. L’Inter, dunque, termina la partita con la seguente formazione: Handanovic; Santon, Andreolli, Popa, D’Ambrosio; Taider, Gnoukouri, Guarin, Nagatomo; Icardi, Longo. Passerella per tutti, visto che nessuno lascia il proprio marchio sulla partita. L’unico a provarci è, senza più meravigliarsi ormai, il giovane Gnoukouri, che si piazza davanti alla difesa e inizia a gestire il pallone con una sicurezza da veterano: altri minuti positivi per l’ivoriano, che sta scalando le gerarchie in rosa.

CONSIDERAZIONI – Il Real Madrid ha fatto tre reti all’Inter (ma con la difesa titolare guidata da Miranda e con un terzino sinistro vero, sarebbe andata così?), vero, ma da questa partita ciò che balza all’occhio sono tre messaggi che, ancora una volta, Mancini ha voluto lanciare alla società. E di conseguenza, sono le tre critiche che i tifosi possono avanzare al tecnico jesino. Provo a elencari così:

1. Mancini vuole un terzino sinistro che sia tale e, panchinando quelli in rosa, utilizza lì Juan Jesus. Il brasiliano da terzino sinistro è totalmente inutile perché non dispone di una tecnica tale per rendersi pericoloso agendo sulla corsia laterale. Si sapeva, vero, ma se inizia a mostrare anche lacune difensive in questo ruolo, qualcosa va rivisto. Juan Jesus potrebbe restare e magari anche tornare utile a campionato in corso, ma non sicuramente come terzino sinistro titolare. Potrebbe farlo solo in caso di necessità, ma sarebbe clamoroso avere out contemporaneamente Santon, D’Ambrosio, Nagatomo (che blocca l’arrivo del titolare richiesto da Mancini), il giovane Dimarco e perfino il desaparecido Dodò;

2. Mancini vuole cambiare modulo, passando al 4-3-3, ma senza avere i giocatori offensivi richiesti, si continua con il rombo. Il rombo, però, non funziona o forse è Hernanes a non farlo funzionare. I palloni che vengono giocati in mezzo al campo non riescono a oltrepassare la trequarti per arrivare alle punte. Questo è il grosso limite offensivo dell’Inter di oggi, che mette in mostra un attacco sterile come difficilmente si è visto in nerazzurro, anche nei tempi più bui. La differenza, però, è che il potenziale offensivo è notevole, visto che Icardi dimostra di trovare la porta con facilità. E’ giustificatissima l’intenzione di cambiare modulo per allargare il gioco sulle fasce. Con l’arrivo di Jovetic, però, prima di panchinare Palacio molto probabilmente si dovrebbe panchinare Hernanes e con lui il rombo, provando il tridente pesante con Icardi centravanti e gli altri due decentrati alle sue spalle;

3. Mancini vuole Perisic a tutti i costi, per questo motivo non ha intenzione di reintegrare Shaqiri, perché sa che la permanenza dello svizzero (che stima) blocca l’arrivo del croato, pedina preziosa per la sua idea tattica. E’ un ragionamento estremo, che può starci, anche se non mi trova totalmente d’accordo: oggi l’Inter ha Shaqiri e bisogna pensare solo a questo. Domani, probabilmente, avrà Perisic, ma ci sarà il tempo necessario per inserirlo in squadra e in campo. Intanto, il campo ha detto questo e il tecnico di Jesi non si discosta dal suo pensiero iniziale: la società accontenterà ancora Macini nel più breve tempo possibile?