Inter-Norimberga: squadra da settimo posto, Borja Valero unica luce

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15 luglio 2017, 22:05
Borja Valero Inter

Seconda amichevole stagionale, prima sconfitta per Spalletti sulla panchina dell’Inter: stavolta l’1-2 sorride alla squadra avversaria, il Norimberga. Pessima la prestazione dei soliti noti, ovvero gli stessi giocatori che hanno deluso nell’ultima stagione (e in quelle precedenti), positiva la prima di Borja Valero. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo Inter-Norimberga

MODULO E FORMAZIONE – Dopo il 4-4-2 lineare del debutto, Spalletti propone finalmente il “suo” 4-2-3-1 optando per un’Inter già vista e rivista nella passata stagione. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Vanheusden; Borja Valero, Kondogbia; Candreva, Brozovic, Biabiany; Eder.

DIFESA – Fa ancora una volta lo spettatore Handanovic, salvato al 15′ dal palo dopo una deviazione – decisiva – su un tiro da appena fuori l’area di rigore; il debutto di Skriniar nel cuore della difesa non è di quelli da ricordare, dato che si fa notare soprattutto per una doppia leggerezza in appoggio verso Handanovic che per poco non costano il gol all’Inter, per il resto prova a fare giocate semplici per iniziare la manovra nerazzurra, pur facendo intravedere un leggero “affanno” dovuto senza dubbio alla condizione atletica precaria (uno con la sua stazza impiega mediamente più tempo a tornare in forma partita dopo le mini-vacanze fatte), invece Miranda appare più in palla anche quando c’è da avanzare per far alzare il baricentro della squadra, ma i suoi lanci lunghi sono da bandire così come quelli dello slovacco; la prestazione di D’Ambrosio da terzino destro oscilla tra l’horror e il drammatico, per il semplice fatto che non indovina mezza giocata e non è una novità, sulla sinistra Vanheusden reinventato terzino non ha grossi spunti da far intravedere.

CENTROCAMPO – Le uniche cose positive della prima frazione si notano in mezzo al campo, dove almeno è godibile il dinamismo offerto dal trio scelto da Spalletti, in particolare la coppia davanti alla difesa: il debutto di Borja Valero è esattamente espressione dell’Inter che non è stata l’anno scorso (e anche prima…), ovvero geometria e pulizia nelle giocate, infatti è lo spagnolo a guidare la manovra nerazzurra con grande diligenza, sapendo dosare sia i passaggi in orizzontale e verticale sia i lanci per mandare in porta i compagni o cambiare gioco da una fascia all’altra, invece Kondogbia è autore della solita partita fatta di sacrificio nella doppia fase, ma non mancano i tradizionali errori elementari quando c’è da optare per una giocata più ricercata (recupera palloni… e li perde), inoltre spesso si intercambia con Borja Valero per evitare di utilizzare il piede debole. Non va meglio a Brozovic, scelto come trequartista centrale, visto che si muove molto tra le linee, ma senza riuscire a trovare il guizzo vincente per creare qualcosa di interessante e pericoloso a supporto del tridente offensivo.

ATTACCO – Le scelte offensive di Spalletti – pur essendo costrette dalla coperta corta (senza Perisic, Icardi e con il mercato finora nullo in avanti) -, sicuramente lasciano a desiderare, ma l’impegno messo in campo dal tridente rasenta lo scandalo: Candreva da ala destra continua nelle sue inutili giocate a “rientrare”, rallentando la manovra e perdendo l’attimo buono per mettere la palla in area, invece Biabiany – utilizzato all’occorrenza a sinistra, dove rende meno del solito – si limita a correre e rincorrere le palla prima che finisca in rimessa dal fondo… L’apporto degli esterni alla manovra dell’Inter è praticamente nullo, soprattutto dal punto di vista qualitativo, ma anche Eder in qualità di centravanti non si rende protagonista di grandissime giocate, anzi i suoi movimenti con e senza palla lasciano veramente a desiderare, non aiutando i compagni a finalizzare l’azione, sebbene abbia tutti gli alibi del caso, a partire da una condizione fisica rivedibile dopo pochi giorni di ritiro.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Spalletti cambia sette undicesimi di formazione, confermando il 4-2-3-1 come sistema di gioco: Padelli; D’Ambrosio, Ranocchia, Murillo, Nagatomo; Gagliardini, Kondogbia; Gabigol, Brozovic, Joao Mario; Eder. Le scelte fatte non pagano, dato che nella ripresa è solo il Norimberga a fare la partita. L’ingresso in campo di Padelli coincide nuovamente con la rete avversaria, anzi stavolta i tedeschi ne segnano due in 6′, ma il neo dodicesimo dell’Inter può poco e nulla sulle conclusioni che arrivano in porta con una facilità disarmante, anche se la sua poca reattività è quasi allarmante. Sul primo gol è nuovamente in ritardo Ranocchia, che non chiude il proprio uomo come già avvenuto contro il WSG Wattens (e D’Ambrosio di certo non lo aiuta), mentre sul secondo il principale colpevole è Nagatomo, che lascia l’attaccante avversario libero di battere a rete, di conseguenza il meno dannoso appare Murillo, pur non brillando dopo essere tornato nel suo ruolo naturale (nella prima amichevole ha giocato da terzino destro), se non per quella traversa colpita di testa dopo deviazione avversaria. Davanti alla difesa Gagliardini prende il posto di Kondogbia e con esso anche i difetti, dato che sbaglia troppo e si muove molto meno del francese, invece Joao Mario non trova mai le giuste misure né da ala sinistra (piuttosto fuori ruolo rispetto a quanto fatto finora in carriera, ma è adattabile) né da trequartista, visto che Spalletti successivamente varia l’undici in campo con il “ritorno” di giocatori precedentemente sostituiti (Skriniar e Biabiany per D’Ambrosio e Kondogbia) e permette al portoghese di accentrarsi. Brilla, se così si può dire, il solo “Gabigol” Barbosa, che ci mette il solito impegno e trova anche un bell’assist per la rete di Eder, quest’ultimo bravo a superare il portiere tedesco e accorciare le distanze.

CONSIDERAZIONI – Dire male è dir poco, ma il problema non è nemmeno questo. L’Inter di Spalletti fa vedere anche buone cose quando chiamati in causa i giocatori qualitativamente migliori, infatti nel primo tempo si tenta il possesso palla a uno, massimo due tocchi, già a partire dai centrali difensivi, e i risultati non sono neanche così negativi, anzi. La trama è troppo spesso orizzontale, com’è normale che sia soprattutto ora che la condizione atletica non è eccellente, ma ogni tanto si cerca il filtrante in verticale – seppur con non troppa fortuna -, lo stesso dicasi per il lancio lungo. Poi nella ripresa, con dentro le seconde linee, l’Inter è perennemente attaccata in velocità per vie centrali, il centrocampo è completamente perso e la difesa è inadeguata in tutti i movimenti, soprattutto per quanto riguarda la tattica del fuorigioco. Insomma, un piccolo dramma tecnico-tattico. L’unico motivo per cui può sorridere Spalletti si chiama Borja Valero, che è esattamente il profilo di centrocampista di cui aveva bisogno l’Inter per dare ordine e concretezza al proprio centrocampo, soprattutto sulla linea mediana, ma non può bastare. Spalletti aveva ragione sullo spagnolo, ma rischia di avere torto su tutti gli altri. Sì, perché quest’Inter è veramente oscena sotto ogni punto di vista e, considerando l’assenza di Icardi e Perisic – quest’ultimo prossimo alla cessione, salvo sorprese -, c’è poco da sperare negli altri. Va bene l’esperienza di Miranda (addirittura capitano nel primo tempo), OK la fiducia nella freschezza di Gagliardini e la speranza che Joao Mario trovi la collocazione tattica ideale per le sue giocate, però tutto il resto è da buttare. I “meno peggio” possono essere retrocessi al ruolo di panchinari, tutti gli altri devono essere ceduti e sostituiti da profili di primissima qualità per avere una maglia da titolare nell’Inter. Servono almeno 7 titolari, senza prenderci troppo in giro: questa è l’Inter che l’anno scorso è arrivata – malamente – settima, i margini di miglioramento sono praticamente nulli. Perfino Borja Valero e Icardi sono pronti a soccombere se venisse confermata in massa questa spina dorsale titolare. Tabula rasa, grazie.