Inter-Milan: altre conferme positive e negative, una su tutte

Articolo di
25 luglio 2015, 18:09
mancini

Nella prima partita dell’International Champions Cup edizione cinese, nonché primo derby stagionale, l’Inter perde di misura, ma il risultato è falsato dalla gestione di Roberto Mancini, che ha preferito dare spazio alle seconde linee anziché insistere sull’inserimento dei nuovi tra i titolari: lunedì c’è il Real Madrid, ma anche oggi arrivano conferme sia positive sia negative. Ecco alcune considerazioni dopo i 90 minuti contro il Milan

MODULO E FORMAZIONE – Cambiano gli uomini e Roberto Mancini cambia anche il modulo: non più rombo, ma 4-2-3-1 di partenza. Ricco turnover in cui spicca, forse, il ritorno alle origini di Nagatomo, finalmente impiegato da terzino. La formazione scesa in campo è la seguente: Carrizo; Santon, Andreolli, Popa, Nagatomo; Gnoukouri, Taider; Baldini, Delgado, Dimarco; Longo..

DIFESA – Nel primo tempo è preziosissimo Carrizo in uscita, che salva la porta nerazzurra da un gol a botta sicura di Niang, mentre non può nulla sull’eurogol di Mexes. Difesa molto alta, guidata da capitan Andreolli che fa coppia con il giovane Popa: i due riescono a reggere bene contro gli attacchi dell’iniziale tridente rossonero, molto forte fisicamente. In particolare, l’italiano si dimostra attento e preciso anche nella ripresa contro i rapidi e forti Bacca e Luiz Adriano, che solo in un paio di occasioni vengono fermati con le cattive, per il resto spicca la pulizia del numero 6 nerazzurro. Distratto, invece, Nagatomo largo a sinistra, che in un’occasione ritarda clamorosamente il movimento necessario per attuare la tattica del fuorigioco (preciso l’innalzamento del resto della linea, ndr), rischiando di mandare in rete la coppia Matri-Niang: bravissimo Santon a salvare tutto in ripiegamento difensivo. Il terzino italiano è apparso molto propositivo anche in fase di spinta, seppur non ancora in condizione ottimale. Nella ripresa, prima di uscire, si conferma tra i più positivi.

CENTROCAMPO – In mezzo al campo spicca la prestazione di Gnoukouri, che definire sontuosa sarebbe anche poco se si pensa che tra i suoi diretti avversari c’è anche il “Mister 20 milioni” rossonero, Bertolacci. L’ivoriano fa tutto: ruba palla, la gestisce, avanza, dribbla e corre. Ma soprattutto, lo fa sempre con un’eleganza rara per un giocatore della sua età. In questo modo oscura anche il compagno di reparto, Taider, che si vede poco. Sulla trequarti, invece, Delgado, seppur propositivo, è molto impreciso nei tocchi, arrivando a sprecare occasioni importanti per la cattiva gestione della palla al piede. Sulle corsie laterali atipiche, infine, spiccano le giocate di Baldini (attaccante), rapido e pericoloso, mentre Dimarco (difensore) si vede poco, anche perché l’Inter gioca prevalentemente sulla corsia destra: con il passare del tempo lo stesso Dimarco arretra il suo raggio d’azione, facendo intuire anche un cambio di modulo verso il 4-3-3 con Delgado dirottato più volte sulla fascia destra.

ATTACCO – L’unica punta nel modulo di Mancini è Longo, che si sbatte molto, ma non riesce a rendersi pericoloso. Non per colpa sua, ovvio: non gli si potrebbe chiedere di più, considerato l’assetto tutt’altro che offensivo dell’Inter e la qualità delle giocate alle sue spalle. Trova il gol solo a gioco fermo, in seguito a un fuorigioco evidente.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini, dopo aver ultimato le “prove” con le seconde linee inserisce gradualmente la maggior parte dei titolari, ma non il modulo di base: prove su prove che culminano nel 3-5-2. Il match, infatti, si conclude con la seguente formazione: Berni; Ranocchia, Andreolli, Juan Jesus; Brozovic, Guarin, Kovacic, Kondogbia, Hernanes; Palacio, Icardi.. Solo passerella per D’Ambrosio, che entra ed esce nel giro di venti minuti. Con i titolari in campo, l’Inter cambia ritmo e bisogna segnalare delle ottime giocate di Kondogbia in mezzo al campo, al pari di un sempre più ispirato Brozovic, questa volta più in fase offensiva che in quella difensiva. Proprio il croato ed Hernanes, utilizzati nel finale nel ruolo insolito di esterni nel centrocampo a cinque, si sono resi pericolosi, senza però pareggiare il match. Attacco assente ingiustificato.

CONSIDERAZIONI – Si può dire molto a livello tecnico-tattico dopo questo match? Forse no, se si considera la formazione iniziale. Sicuramente no, se si considera il modulo finale. Ma c’è anche un si, se ci si attiene a ciò che il campo ha detto: poche cose, ma abbastanza chiare. Tocca ripetersi, ma si spera non ancora per molto. Le conferme positive arrivano da alcuni giocatori e da alcune giocate in particolari: la squadra segue l’allenatore e si iniziano a intravedere alcune trame. Le conferme negative, però, sono che queste trame nascono e muoiono a centrocampo. La qualità dei vari Gnoukouri, Kondogbia, Brozovic, Hernanes e Kovacic (in rigoroso ordine di “impressione” oggi) non è in discussione, ma la difesa ancora da registrare (nessun titolare oggi: Handanovic e Montoya in panchina, Murillo out precauzionalmente, Miranda a Brunico e il terzino sinistro ancora da cercare sul mercato, ndr) e soprattutto l’attacco sterile annullano le positività in mezzo al campo. Cosa fare? Si può prendere Felipe Melo per dare esperienza al giovane centrocampo nerazzurro, ma questo Gnoukouri davvero non potrebbe essere utile fin da subito? Vedremo. Il pensiero principale, però, ora va all’attacco: Icardi è un centravanti da valorizzare e per far si che ciò avvenga serva qualcuno che lo inneschi. In settimana, si spera, arriverà prima Jovetic, poi magari anche Perisic: sono i nomi giusti, ma bisogna lavorare tanto. Arriva dunque una conferma (negativa) che è come un giudizio netto: l’Inter di oggi non ha trame offensive né pericolose né credibili: in pratica è come se si giocasse senza attacco, sperando per 90′ che Icardi la sblocchi in maniera individuale. Ma ci sono i motivi per sorridere: quest’Inter work in progress fa ben sperare, in attesa degli ultimi colpi di mercato.

Facebooktwittergoogle_plusmail