Inter-Lione: Candreva si conferma anello debole, Jovetic risorsa

Articolo di
24 luglio 2017, 19:10
Candreva Jovetic

Prima partita dell’Inter alla International Champions Cup e prima vittoria: contro l’Olympique Lione termina 1-0 grazie al gol di Jovetic, autore di una buona ripresa come tutta l’Inter. Nella squadra di Spalletti steccano i soliti, quelli ancora non entrati in forma partita (in particolare Gagliardini e Candreva), bene gli altri, soprattutto nel pacchetto arretrato. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo Inter-Lione

MODULO E FORMAZIONE – Ancora 4-2-3-1 di partenza per Spalletti, che cambia quattro pedine rispetto alla sua ultima Inter, una per reparto. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, Murillo, Miranda, Nagatomo; Gagliardini, Borja Valero; Candreva, Joao Mario, Eder; Pinamonti.

DIFESA – Rispetto alle prime uscite da spettatore non pagante, stavolta Handanovic rischia tantissimo in almeno due occasioni, prima regalando una ghiotta occasione ai francesi rilanciando sui piedi di Darder e poi uscendo all’arrembaggio su Mariano Diaz – con cui si scontra -, non rendendosi conto della pericolosità di giocare palla a terra e correre su un campo impraticabile a causa di buche sul manto erboso. Nel cuore della difesa Miranda riprende in mano la regia difensiva con grande pulizia nelle giocate, oltre ad anticipare e chiudere ogni giocatore avversario su tutta la linea, mentre Murillo è meno partecipe, ma anche al centro non demerita dopo le prove da terzino destro. Terzino destro come D’Ambrosio, unico giocatore a restare in campo per tutta la partita, ma senza far intravedere grandi spunti nelle due fasi, così come Nagatomo, piuttosto anonimo nella frazione giocata largo a sinistra.

CENTROCAMPO – Nonostante il campo impraticabile, l’Inter prova a giocare palla a terra, soprattutto grazie ai due registi messi in campo da Spalletti insieme a Gagliardini, unico sottotono sulla linea mediana: l’italiano è più pericoloso in zona gol (suoi i due tiri più interessanti verso la porta francese) che utile nella costruzione della manovra, inoltre non si fa notare neanche in interdizione, mentre Borja Valero al suo fianco continua a non sbagliare un passaggio, oltre a essere preziosissimo in una chiusura in scivolata in area di rigore a difesa ormai superata. Mentre lo spagnolo agisce alla grande da regista basso, Joao Mario da regista alto inizialmente fatica a trovare una precisa collocazione tattica sulla trequarti, anzi spesso si trova paradossalmente più avanti rispetto al centravanti, mentre il supporto dato nella zona mediana del campo è minimo, anche se fa intravedere qualche lampo a intermittenza, soprattutto quando c’è da giocare in profondità.

ATTACCO – In avanti il tridente scelto è piuttosto logico per caratteristiche tecniche e fisiche, ma i risultati non sono dei migliori, soprattutto a causa della prestazione offerta sulle corsie laterali: ancora una volta impalpabile Candreva, che da destra dispensa cross fuori misura alternati a movimenti poco utili alle giocate offensive della squadra, al contrario Eder è molto dinamico partendo da sinistra, dove riesce ad avere qualche spunto interessante palla al piede tagliando verso l’area di rigore. Se sulle fasce il lavoro non viene ottimizzato, il terminale offensivo Pinamonti si muove benissimo per vie centrali, accorciando sulla trequarti e allargandosi verso destra e sinistra in base alla posizione del portatore di palla per ricevere, scaricare e attaccare lo spazio.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Spalletti cambia sette undicesimi di formazione, senza variare il 4-2-3-1: Padelli; Valietti, Skriniar, Miranda, D’Ambrosio; Borja Valero, Kondogbia; Gabigol, Joao Mario, Perisic; Jovetic. La novità è data dal trasloco di D’Ambrosio sulla fascia sinistra, mentre Spalletti insiste su Joao Mario trequartista, probabilmente motivandolo a giocare di più per la squadra, infatti gli effetti nella ripresa sono positivi. Tra i pali Padelli per la prima volta esce imbattuto ed è anche protagonista di un ottimo intervento. Skriniar continua a migliorare di partita in partita, sia nei movimenti difensivi sia nella gestione della palla, a dimostrazione che la condizione fisica è determinante per le sue giocate, mentre successivamente Miranda viene sostituito da Ranocchia, pericoloso di testa su calcio d’angolo. Le migliori giocate della ripresa si notano sulla fascia destra con l’innesto del giovane Valietti, interessantissimo in fase di spinta, in cui mostra facilità di corsa e buona tecnica, mentre D’Ambrosio a sinistra si limita a fare il compitino difensivo senza rischiare. In mezzo al campo l’ingresso di Kondogbia innalza la qualità e il dinamismo, anche perché il francese è “stranamente” ispirato nelle giocate in verticale e nei lanci, mentre l’avvicendamento tra Brozovic e Borja Valero fa perdere precisione all’Inter, che guadagna densità grazie agli inserimenti del croato verso la trequarti. Trequarti dove Joao Mario diventa finalmente padrone grazie a una maggiore incisività, notata sia in fase di costruzione sia nel sacrificio in fase difensiva, mentre “Gabigol” Barbosa a destra e Perisic a sinistra si mettono in mostra con corsa e tagli verso la porta, ma mancano completamente di cattiveria in zona gol. Come già detto, la partita viene decisa da Jovetic, che da prima punta non dà punti di riferimento alla difesa dell’Olympique Lione – che nella ripresa cala vistosamente ed è in balia del gioco dell’Inter -, tanto da segnare il gol decisivo al 74′ su assist di Joao Mario dalla destra, ma sono ottimi anche i fraseggi offensivi con Gabigol. Infine, scampoli finali per Biabiany – entrato al posto di uno stremato Joao Mario -, che si allarga a destra facendo spostare Gabigol in zona centrale a sostegno di Jovetic.

CONSIDERAZIONI – Sarebbe ingiusto dire che l’Inter vista contro il Lione non ha fatto passi in avanti rispetto alle precedenti uscite, sebbene la situazione in casa nerazzurra non sia mutata di una virgola. Anzi, stavolta Spalletti rinuncia dal primo minuto anche a Skriniar e Perisic, oltre all’indisponibile Icardi. Ed è forse l’allenatore toscano l’aspetto più interessante da analizzare, dato che continua a lavorare su un sistema di gioco poco adatto ai giocatori a disposizione, ricavando però risposte positive in seguito a continui richiami. Con Spalletti si sta rivedendo (per ora, senza illudersi) il vero Miranda e un Murillo più attento, infatti la fase difensiva dell’Inter sta tornando a essere più concreta, anche grazie all’innesto di Skriniar, giovane ancora da costruire, ma con una base importante a livello fisico e tecnico. Capitolo difensivo a parte, dove i terzini titolari latitano alla voce “giocate decisive”, in mezzo al campo si conferma ottimo l’innesto di Borja Valero, mentre i problemi più grossi si notano sulla trequarti, dato che i vice-Icardi tutto sommato stanno facendo del loro meglio. Sì, perché se Pinamonti (oggi titolare al centro), Eder (oggi ala sinistra, ma contro lo Schalke 04 prima punta) e Jovetic (oggi in campo nella ripresa in qualità di numero 9) si impegnano, segnano e permettono a Icardi di recuperare senza velocizzare i tempi, il contorno è quasi tutto da buttare. Detto di Joao Mario double face e in crescita, con il “caso Perisic” ancora da risolvere, il vero problema della manovra nerazzurra è soprattutto Candreva, che si conferma esterno alto poco utile sia in finalizzazione (cross, passaggi e tiri sbagliati in maniera anche elementare) sia a supporto della difesa (se fa la doppia fase, la fa male). Certo, si potrebbe trovare la “scusa” della condizione non ancora ottimale, ma forse il vero Candreva lo abbiamo già visto nella passata stagione: molto fumo, poco arrosto. E le voci che vedrebbero Conte pronto a portarlo al Chelsea (per oltre 25 milioni) sembrano arrivare al momento ideale per sostituire l’anello debole dell’attacco nerazzurro, anche perché attaccante Candreva non lo è e non lo è mai stato. Con l’addio di Candreva l’Inter potrebbe risolvere l’ennesimo equivoco tattico degli ultimi anni, equivoco tattico che riguarda anche Jovetic: da trequartista (seconda punta) fa il suo, da prima punta (falso nove) anche, magari perfino messo sulla fascia farebbe meglio di altri… eppure resta sul mercato, giustamente. Questo Jovetic, però, per l’Inter può essere una risorsa: cederlo a buon mercato per rimpiazzarlo con un profilo più concreto e continuo, oppure tenerlo a Milano per provarlo a rilanciare tatticamente sotto la guida di Spalletti, salutando così giocatori meno adatti al livello dell’Inter (oltre a Candreva, Biabiany ed Eder sono in fila da tempo tra gli esuberi). L’Inter che ha sconfitto il Lione è ancora poca roba, non fa impazzire di gioia né gridare all’oscenità: bravo Spalletti in queste prime settimane di lavoro, ma adesso Suning deve dare risposte attraverso il mercato.