Inter-Lazio: l’ha vinta Pioli in 3 mosse, solo un “errore” di forma

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22 dicembre 2016, 02:06
Gabigol Pioli

Dopo Genoa e Sassuolo, a San Siro arriva la terza vittoria consecutiva senza subire reti e diventa un’ulteriore notizia il fatto che l’Inter riesce a schiantare la Lazio dell’ex Pioli con un netto 3-0: decidono i gol argentini di Banega e Icardi – doppietta per il capitano e capocannoniere -, ma stupisce l’organizzazione data dal tecnico parmigiano ai suoi

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Pioli per affrontare la Lazio: Handanovic; D’Ambrosio, Murillo, Miranda, Ansaldi; Kondogbia, Brozovic; Candreva, Banega, Perisic; Icardi.

ILFU

MODULO – Non ci sono novità rispetto all’Inter attesa dalla Lazio a San Siro: ancora 4-2-3-1 come a Reggio Emilia contro il Sassuolo, ma cambiano due undicesimi di formazione a causa delle squalifiche. Anche qui nessuna invenzione last minute: sulla linea mediana al posto di Melo gioca Kondogbia, sulla trequarti Banega sostituisce Joao Mario. Solito mix alla Pioli: si punta a sviluppare la maggior parte del gioco sulle corsie laterali, creando densità e superiorità numerica per vie centrali.

PRIMO TEMPO – Pioli decide di puntare su Kondogbia in tutto e per tutto, infatti lo utilizza davanti alla difesa sul centro destra spostando Brozovic alla sua sinistra: dettaglio tecnico-tattico non da poco, vista la spiccata lateralità mancina del francese, che così può gestire palla in mezzo al campo con un raggio dazione più ampio. La linea mediana dell’Inter è fin da subito molto dinamica, così i due si interscambiano più volte trovandosi sempre. La prima frazione si gioco segue uno schema preciso: i terzini sono molto alti, Banega arretra in mediana per costruire il gioco e Candreva si accentra facendo da spalla a Icardi. L’Inter soffre i tagli dalla propria fascia sinistra, ovvero quella di competenza di Ansaldi: Felipe Anderson è un cliente scomodo, in fase di non possesso va molto meglio a destra con D’Ambrosio attento e concentrato. La strategia di Pioli rischia di produrre poco in fase offensiva: Inter più pericolosa per vie centrali che sulle fasce. In definitiva sono tre i rischi in fase difensiva, molti di più gli spunti offensivi senza però grande convinzione sotto porta. Il primo tempo termina 0-0: partita equilibrata, ma Inter ancora poco concreta.

SECONDO TEMPO – Nessun cambio per Pioli nell’intervallo. Kondogbia continua a mettere ordine facendo giocate semplici e talvolta di classe: prezioso in interdizione, utile nel giro palla. All’improvviso Pioli decide di passare al 3-4-2-1 con Ansaldi bloccato dietro nella linea a tre e D’Ambrosio sganciato in avanti sulla linea a quattro. Al 54′ Banega trova il sette di potenza e precisione calciando dalla distanza dopo aver rubato palla: un gol alla Stankovic! Al 56′ Icardi raddoppia di testa su cross di D’Ambrosio dalla destra: azione costruita alla perfezione. Al 63′ primo cambio per l’Inter: fuori Ansaldi, dentro Nagatomo. Non cambia nulla a livello tattico, si torna al 4-2-3-1 con il giapponese terzino sinistro. Al 65′ arriva la doppietta di Icardi su suggerimento di Banega da calcio di punizione battuta da posizione laterale all’area di rigore: schema studiato e riuscito. Nell’Inter, tornata definitivamente all’equilibrio della difesa a quattro, è eccezionale la prestazione di Murillo per concentrazione e strapotere fisico. Al 74′ secondo cambio per Pioli: fuori Banega, dentro Palacio. L’esperto numero 8 va a fare da spalla a Icardi in un 4-4-1-1 molto abbottonato. Al 82′ l’incrocio dei pali colpito da Icardi avrebbe meritato maggiore fortuna: l’Inter finalmente si muove bene e i giocatori si trovano quasi a memoria. Al 85′ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Candreva, dentro “Gabigol” Barbosa. Il brasiliano si piazza largo a destra nel 4-2-3-1 finale e prova a strafare, poi va in mezzo con Perisic a destra e Palacio a sinistra (come da immagine sotto allegata, ndr). La partita termina 3-0: bellissima Inter nella ripresa, vittoria voluta, costruita e meritata.

ILST

PROTAGONISTA – Icardi ha segnato una doppietta, Banega il gol decisivo con assist finale, D’Ambrosio ha confezionato un assist al bacio, Handanovic non ha subito gol… Tutto molto bello, l’Inter finalmente ha giocato una partita da Inter facendo andare tutti i suoi giocatori a casa promossi. Sufficienza piena per tutti, ma la vera sorpresa arriva dal giocatore finora più dannoso in relazione all’inizio della scorsa annata: Murillo. Il centrale colombiano, agendo sul centro-destra, riesce a chiudere tutto quello che c’è da chiudere. Che siano avversari o spifferi d’aria, dalle parti di Murillo non si passa. Blocca le avanzate avversarie e riparte, tra l’altro facendo sempre giocate semplici e senza mai rischiare. Ottimo nella difesa a quattro, decisivo quando costretto a scalare da terzo di difesa nella linea a tre: che sia finalmente ritrovato dopo aver fatto panchina a Ranocchia? Un Murillo simile non solo deve giocare sempre, ma fa anche la differenza come pochi difensori in circolazione.

COMMENTO – A volte le partite si vincono grazie agli episodi, ma un 3-0 del genere lascia poco spazio a commenti simili. Si può vincere grazie alle giocate dei singoli ma, nonostante il capolavoro di Banega, neanche questo è il caso. A vincere la partita è stata tutta l’Inter, ma nello specifico l’Inter di Pioli. L’ex tecnico laziale illumina la prestazione nerazzurra con tre mosse: 1. la preparazione della partita, perfetta. Pioli decide di non cambiare l’ultimo assetto che ha dato ottime risposte a Reggio Emilia, così sostituisce gli squalificati Melo e Joao Mario con i due giocatori più simili a disposizione, ovvero Kondogbia e Banega. La tecnica ne beneficia, gli equilibri tattici sono un po’ a rischio, ma la prestazione del francese e poi il gol dell’argentino tolgono ogni dubbio. Pioli non si nasconde e gioca a viso aperto con un 4-2-3-1 molto offensivo, al contrario di Inzaghi che decide di avanzare la coppia Lulic-Felipe Anderson coprendosi con Patric in difesa: ha provato a frenare le offensive nerazzurre, senza riuscirci; 2. la lettura della partita, se possibile ancora piuccheperfetta. A inizio ripresa Pioli si rende conto che l’Inter non riesce a sfondare come vorrebbe sulle fasce e passa al 3-4-2-1 con Ansaldi bloccato in difesa su Felipe Anderson e D’Ambrosio libero di sganciarsi per sovrapporsi a Candreva. Inutile dire che arriva immediatamente il vantaggio, poi il raddoppio (con cross proprio di D’Ambrosio!) e infine si ritorna al 4-2-3-1 per gestire la vittoria ormai in pugno; 3. la fiducia ritrovata e fatta ritrovare, fattore assolutamente da sottolineare. La serenità dell’Inter odierna passa anche e soprattutto da Pioli – e ciò non significa che la colpa in passato fosse di de Boer, è noto che siano i calciatori i primi colpevoli insieme alla società assente -, bravo a ricompattare il gruppo e a insistere su determinati concetti, evidentemente apprezzati dalla maggioranza. Si spiegano così le prestazioni positive di Handanovic, Miranda, Murillo, D’Ambrosio, Ansaldi, Kondogbia, Brozovic, Candreva, Banega, Perisic (nel finale) e Icardi… sì, tutti i titolari. Mai vista una cosa simile quest’anno, se non contro la Juventus (ma con almeno una macchia negli undici). A Pioli, però, una piccola critica va mossa, una sorta di tiratina d’orecchie in una serata perfetta: la gestione Gabigol nei minuti finali. Da due settimane si parla solo di Gabigol e del fatto che non venga messo in campo neanche sul 3-0 (per l’Inter, vedi contro il Crotone; per gli avversari, vedi contro il Napoli). La questione è diventata stucchevole, ma poco importa. Il discorso è un altro: che senso ha mettere in campo Gabigol a cinque minuti dalla fine a mo’ di mascotte anziché farlo entrare prima dandogli un minutaggio più alto? Oltre al fatto di mettere pressione al classe ’96 brasiliano – che si sente in dovere di dimostrare tanto nei pochissimi minuti concessi e palloni toccati, sbagliando approccio -, in questo modo si alimentano ancora di più polemiche e dubbi, come se fosse un rischio troppo elevato avere Gabigol in campo: il ragazzo non sarà tatticamente pronto, ma non è un idiota che non riesce a portare a termine un compito semplice. E un compito semplice può essere quello di stare in campo a pressare gli avversari, tenere palla, correre per farsi trovare libero dai compagni e magari provare la giocata per avere superiorità numerica negli ultimi metri: tutta roba chiesta anche a Palacio ben undici minuti prima, solo che Palacio (34 anni) non riesce più farlo perché non si regge in piedi. Gabigol (20 anni) vuole mangiarsi il mondo e forse va un po’ frenato affinché non si bruci, ma che venga almeno messo nelle condizioni di dimostrare di essere un calciatore e non un pupazzo: non c’entrano i 30 milioni di euro spesi in estate, ne va semplicemente della credibilità di una società che parla di progetto, giovani e obiettivi di un certo livello. Ergo, promemoria per Pioli (mercato permettendo): nel 2017 meno Palacio, più Gabigol… almeno sul 3-0 e per più di cinque minuti!

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