Inter-Hapoel: de Boer KO vittima, scopre riserve da Lega PRO

Articolo di
16 settembre 2016, 02:40
de Boer

Inizia malissimo l’avventura europea dell’Inter, che riesce a fare nettamente peggio rispetto al debutto in campionato: l’Hapoel torna a casa con uno 0-2 raggiunto con merito a Milano, dove l’Inter ha faticato dall’inizio alla fine. Il turnover di de Boer non ha premiato, ma la prestazione delle riserve è stata oltremodo indegna

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da de Boer per affrontare l’Hapoel Be’er Sheva: Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Murillo, Nagatomo; Medel, Melo, Brozovic; Biabiany, Palacio, Eder.

IHBS

MODULO – Come preannunciato, l’Inter torna al 4-3-3 tipico della cultura olandese, ma la vera novità consiste nell’abbondante turnover deciso da de Boer: confermati solamente Handanovic in porta, D’Ambrosio-Murillo in difesa e Medel a centrocampo; Ranocchia ritrova spazio in mezzo, Melo funge da schermo davanti alla linea a quattro e Biabiany ha il compito di attaccare sulla fascia destra, mentre a sinistra l’asse è formato dalla coppia Nagatomo-Eder, terminando l’undici con Palacio punta centrale.

PRIMO TEMPO – L’inizio dell’Inter è assolutamente sottotono: la squadra di de Boer fa giocare l’Hapoel e rischia subito di andare sotto in due occasioni limpide, in cui la difesa mostra ancora una volta tutti i suoi limiti, soprattutto quando non guidata da Miranda. Poi aumenta il pressing dell’Inter e il gioco migliora, in particolare grazie agli spunti sulle fasce e alle iniziative di Eder, il più pericoloso in campo, seppur troppo sprecone negli ultimi sedici metri. In mezzo al campo il filtro è inesistente e ne fa le spese la difesa, che si comporta malissimo venendo presa facilmente in contropiede e salvata solo da Handanovic. Al 30′ de Boer prova a dare brio alla manovra dell’Inter invertendo i terzini: Nagatomo va a destra, D’Ambrosio a sinistra. Non cambia molto in termini tecnico-tattici, l’Inter continua a faticare nella costruzione del gioco. L’occasione d’oro arriva al 39′, ma è clamoroso il palo colpito da Eder sotto porta. Il primo tempo termina con il risultato di 0-0: brutta Inter, l’Hapoel non scherza affatto.

SECONDO TEMPO – La ripresa dell’Inter si apre subito con un cambio: fuori Brozovic, dentro Banega. Non varia il modulo: l’argentino agisce da mezzala sinistra, lasciando Melo in posizione centrale. Migliorano subito i fraseggi nerazzurri per vie centrali grazie alla qualità di Banega, che è l’unico in grado di creare calcio nell’undici in campo. Al 54′ una dormita difensiva in seguito a un calcio di punizione dell’Hapoel – che fa blocco su Medel e Palacio (messi a terra, mentre Murillo è a bordo campo per un acciacco) – regala la rete del vantaggio a Miguel Vitor, che segna a porta praticamente sguarnita. Al 58′ secondo cambio per l’Inter: fuori Biabiany, dentro Candreva. Si continua con il 4-3-3, ma l’ala destra italiana si piazza in posizione più esterna rispetto al francese. L’Inter soffre gli attacchi israeliani e al 69′ subisce il raddoppio firmato Buzaglo direttamente su punizione. Al 73′ terzo e ultimo cambio per de Boer: fuori Melo, dentro Icardi. L’Inter si dispone con il 4-2-3-1 con l’argentino terminale offensivo ed Eder a supporto (come da immagine sotto allegata, ndr). Nell’ultimo quarto d’ora di gara iniziano a piovere cross dalla trequarti, ma l’Hapoel si difende in dieci dietro la linea della palla e non si aprono varchi per l’Inter. Anzi, la traversa di Bitton salva Handanovic ed evita lo 0-3. La partita termina 0-2: un’Inter pessima come poche volte si è vista a San Siro, sconfitta umiliante e strameritata.

IHST

PROTAGONISTA – In una squadra che non raggiunge la sufficienza in nessun elemento sui quattordici in campo e probabilmente non la raggiungerebbe neanche sommando i voti in coppia, spicca l’ennesima prestazione negativa di un giocatore considerato titolare fisso da fin troppo tempo: D’Ambrosio. Un terzino che non attacca, non crossa e non segna è inutile per definizione, ma se in fase difensiva fosse un muro si potrebbe sopportare il deficit offensivo. In questa uscita, però, D’Ambrosio conferma le proprie lacune in entrambe le fasi di gioco: buchi difensivi, attacchi inesistenti e in più palloni persi troppo facilmente, grazie a contrasti effettuati con una leggerezza oratoriale. D’Ambrosio non è mai stato Maicon, ma l’Inter non merita un terzino destro titolare che faccia rimpiangere ampiamente anche Jonathan.

COMMENTO – Una sconfitta come quella rimediata in casa contro l’Hapoel è senza appello. Di tattica c’è zero, di tecnica ancora meno. Di de Boer, infine, c’è zero: sono i giocatori che fanno l’Inter e questa Inter B versione Europa League (da ricordare l’assenza di Kondogbia, Joao Mario, Jovetic e Gabigol causa Fair Play Finanziario) non può neanche definirsi una squadra B, visto che, con l’atteggiamento mostrato in campo, un undici simile farebbe fatica anche in Lega PRO. Sia i titolari confermati (emblematico Handanovic che sbruffa e non accenna neanche il tuffo sulle punizioni avversarie) sia le riserve scelte (Brozovic sostituito dopo 45′ giocati con voglia sotto zero, eppure chiede a gran voce titolarità e adeguamento dell’ingaggio) hanno dimostrato di non essere all’altezza di vestire la maglia dell’Inter: un’Inter che, per colpa di questi giocatori, ha dei limiti soprattutto mentali e non tecnici, perché il livello di qualsiasi nerazzurro sceso in campo teoricamente sarebbe (sarebbe…) superiore a quello degli umilissimi e vittoriosi avversari. De Boer rischia già di pagare per tutti: è più facile far saltare il singolo uomo (allenatore) che lavora in panchina anziché sette o più uomini (giocatori inadeguati, in pratica quasi tutte le riserve) che la scaldano. E non ha senso.

Facebooktwittergoogle_plusmail
The following two tabs change content below.
Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.