Inter-Genoa: non solo Ljajic, l’1-0 stavolta porta tre nomi

Articolo di
6 dicembre 2015, 01:35
Mancini tre

L’Inter ritrova la vetta della classifica (in attesa del Napoli) battendo 1-0 il Genoa. Solito motivetto in casa Inter, ma stavolta qualcosa di innovativo c’è. Decisivo l’uomo del momento, Ljajic, ma questa squadra non si può ridurre al concetto del singolo

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare il Genoa: Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Telles; Medel, Melo; Biabiany, Palacio, Ljajic; Jovetic.

ig3

IL MODULO – Ci si attendeva un’Inter iperoffensiva e così è stato: 4-2-3-1 di base, anche se la coppia d’attacco (Palacio-Jovetic) più volte si è affiancata, trasformando l’assetto in 4-2-4 in fase offensiva e 4-4-2 in quella di ripiego.

PRIMO TEMPO – A inizio gara spicca subito la posizione di Jovetic, che è leggermente più avanzato di Palacio, ma alla lunga i due si muovono uno di fianco all’altro per pressare meglio la difesa genoana. Nella prima frazione di gioco la velocità di Biabiany fa la differenza, ma l’Inter è imprecisa nell’ultimo passaggio. In difesa regna la concentrazione, con Telles e D’Ambrosio precisi come non mai nelle diagonali difensive e allo stesso tempo carichi nelle scorribande offensive. In mezzo pochissima qualità, ma il Genoa fatica a creare gioco tra Melo e Medel. In avanti Ljajic molto ispirato: dribbla e si accentra partendo dalla sinistra, mancando per poco la porta con un tiro potente e velenoso, il primo vero pericolo della partita. Al contrario, tiro debole e telefonato per Biabiany, che non impensierisce Perin, al pari di Medel: l’Inter prova a creare in velocità, ma pecca nelle conclusioni. Con il passare del tempo Jovetic arretra il suo raggio d’azione: è l’unico modo che ha l’Inter per trovare la giocata con un invenzione del singolo. Molta più Inter che Genoa, salvato da Perin, che para clamorosamente un tiro a botta sicura di Ljajic, bravo nello sfruttare un cross d’oro di Telles. Ed è ancora Ljajic il più pericoloso, ma il suo ultimo tiro finisce di poco a lato: l’Inter è viva, ma il serbo è l’uomo in più di questa squadra, la vera anima. Il primo tempo termina 0-0: l’Inter avrebbe meritato qualcosa in più, i presagi comunque sono quelli giusti.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con una novità nell’Inter, perché Mancini è costretto al primo cambio per motivi non solo precauzionali: esce Melo (che non ce la fa dopo la testata con Medel), entra Brozovic. Non cambia il modulo, però l’assetto nerazzurro adesso è senza dubbio più offensivo. Tanti piccoli errori di tocco per la squadra di Mancini, che continua a fare la partita, ma senza riuscire a sbloccarla. E’ così fino al 59′, quando Ljajic buca Perin direttamente da calcio di punizione: solito tiro velenoso per il serbo, che beffa con una morbida parabola (e rimbalzo finale) il portiere genoano. L’Inter trova anche la seconda rete con Palacio, ma a gioco fermo per un fuorigioco inesistente fischiato al solito Ljajic. Altro quarto d’ora a tinte più nerazzurre che rossoblù. Al 74′ secondo cambio obbligato: esce Jovetic (che chiede la sostituzione, acciaccato), entra Perisic. Adesso Ljajic va al centro dietro Palacio, mentre il croato si allarga sulla sinistra. Nel quarto d’ora finale il Genoa trova fiducia per andare alla ricerca del pareggio, ma la difesa dell’inter guidata da Miranda sembra imperforabile: Murillo è il solito muro e i terzini non si lasciano superare con facilità. All’86’ Inter ancora in dieci: espulso D’Ambrosio per doppio giallo, dopo aver fermato irregolarmente Perotti. Biabiany e Perisic in sinergia scendono sulla fascia destra per sopperire alla mancanza del terzino destro. All’89’ ultimo cambio: esce Palacio, entra Guarin. L’Inter chiude con il 4-4-1: Biabiany terzino destro coperto da Perisic, Guarin-Medel in mezzo e Brozovic largo a sinistra, mentre Ljajic svaria su tutto il fronte offensivo. Il Genoa attacca, ma è tutto vano. La partita termina 1-0: ennesima vittoria di misura, ampiamente meritata però.

IL PROTAGONISTA – Altro giro, altra corsa. Altra grande prestazione, altre perle. Altro gol, ma stavolta arriva la vittoria, a differenza di lunedì scorso. Si, il protagonista della serata non può essere che lui: Adem Ljajic. Nel primo tempo mette in crisi la difesa del Genoa con giocate dalla tecnica sopraffina: è l’unico a trovare la via del tiro, pur non trovando la rete per imprecisione propria e bravura altrui (Perin miracoloso a fine primo tempo). Nella ripresa sale in cattedra il genio del serbo che, oltre a segnare “furbescamente” su calcio di punizione, mette anche in porta Palacio: ah si, l’arbitro Giacomelli ferma tutto per un fuorigioco inesistente, ma è da sottolineare il movimento di Ljajic, che è sempre più lesto a muoversi sulla linea del fuorigioco, creando superiorità numerica e pericolosità negli ultimi venti metri. Insomma, ennesima prestazione positiva per il classe ’91 in prestito dalla Roma: come potrebbe mai panchinarlo Mancini, adesso?

IL COMMENTO – Solito motivetto: dicevamo? L’Inter vince 1-0, bene. L’Inter raggiunge il massimo obiettivo con il minimo sforzo, benissimo. L’Inter non subisce reti, ma Handanovic neanche deve far finta di parare, perfetto. Dopo aver finito la sagra dei luoghi comuni, più o meno veri, più o meno inutili, analizziamo la partita in sé. L’Inter batte il modesto Genoa grazie al solo Ljajic dopo aver perso a Napoli sotto i colpi del grande undici di Sarri? Niente di più falso. Se da una parte c’è una squadra che non è identificabile in un singolo, quella è l’Inter. Il Napoli ha Higuain, l’Inter ha… tutti. E’ verissimo, Ljajic in questo periodo è in formissima e spicca su tutti, ma la vittoria contro il Genoa porta il suo nome solo ed esclusivamente sul tabellino. Ottimo il serbo, al pari del resto della squadra: difesa a dir poco commovente, non ci sono altri aggettivi per esaltarla; centrocampo di rottura all’altezza della situazione, seppur in emergenza (out Kondogbia, Melo fuori al 45′ sostituito da Brozovic e solo minuti finali per Guarin); attacco pericoloso nonostante mancassero i due pezzi da 90 del pensiero manciniano. Si, perché tali sono Icardi (rimasto in panchina per 90′) e Perisic (entrato nella ripresa a fare il jolly dopo l’inferiorità numerica). Ah già, l’inferiorità numerica: l’Inter continua a vincere giocando per diverso tempo in dieci contro undici, stupendo. Quindi, in definitiva, quali sono i tre nomi portati in dote dall’1-0 di Inter-Genoa? 1. Il già citato goleador Ljajic; 2. il sempre troppo criticato mister Mancini. 3. il mai troppo esaltato gruppo Inter. Eh già, tutta la squadra: mai come oggi, dopo cinque anni, sembra che sia la squadra intera a vincere (e perdere), mostrando carattere, orgoglio, dignità e qualità nell’indossare la maglia nerazzurra. E’ tutto così… bello? No, nel caso dell’Inter: è solo un tipo. Che a noi piace. Molto.