Inter-CSKA Sofia: Mancini, che roba è? Speranza dai terzini

Articolo di
14 luglio 2016, 22:29
Mancini

Prima sconfitta stagionale per l’Inter 2016/17, che perde sotto i colpi del modesto CSKA Sofia. Non basta il gol di Palacio a salvare la faccia, i nerazzurri di Mancini sono protagonisti di una pessima prova: termina 1-2. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i 90′

MODULO E FORMAZIONE – Rispetto al debutto stagionale, Mancini inizia con il 4-4-2 lineare, tenendo bassi fin da subito gli esterni di centrocampo e affiancando le due punte. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; Ansaldi, Ranocchia, D’Ambrosio, Erkin; Bakayoko, Melo, Kondogbia, Dodò; Palacio, Pinamonti.

DIFESA – Pacchetto arretrato da rivedere nei nomi (al centro) e nelle condizioni (sulle fasce), ma almeno c’è spazio per vedere all’opera la nuova coppia di terzini. In porta Handanovic è fermo sul tiro di Nunes, che al 10′ segna indisturbato con un diagonale. Fermo (e fortunato) anche sul palo colpito dai bulgari, si riscatta nel finale con una parata plastica; la coppia centrale formata da Ranocchia e D’Ambrosio non si fa notare per grandi giocate, né in bene né in male; sulla fascia destra Ansaldi mette ben in mostra la facilità di cross con ambo i piedi, meno bene in un paio di chiusure, mentre Erkin sulla sinistra spinge molto fin da subito, provando a dialogare con i compagni e trovando anche qualche spunto interessante con il mancino. Debutto incoraggiante per lui, che resta in campo solo 32′ per poi lasciare il posto a Senna Miangue, che si limita a tenere la posizione.

CENTROCAMPO – Linea mediana a due “allargata” grazie al sostegno degli esterni, ma di fatto sono tre i giocatori che agiscono contemporaneamente in mezzo al campo. Pimpante come non mai Kondogbia, che parte sul centro-destra e mostra subito grande mobilità, andando al tiro dalla distanza alla prima occasione, poi si sposta a sinistra e fa vedere anche cose migliori: interdizione e inserimenti, molte scorribande palla al piede; Melo si fa notare in particolare per un intervento poco “amichevole” a metà tempo, oltre che per grinta e ordine in mezzo al campo; spostato sulla linea dei centrocampisti, Dodò conferma le sue doti, pregi e difetti. Cross e spunti offensivi interessanti partendo largo a sinistra, qualche buco di troppo in copertura.

ATTACCO – Pericolosità sotto porta da rivedere, ma qualcosa di buona viene messa in atto. Poco servito Bakayoko, che sulla fascia destra fa vedere solo uno sprint dei suoi; al 13′ Palacio segna su intuizione di Dodò, sfruttando anche un intervento sbagliato della difesa bulgara. Spettacolare l’azione personale che porta al rigore guadagnato dell’Inter: esperienza e qualità al servizio della squadra. Vedere giocare e lottare l’argentino è una bellezza per gli occhi, peccato l’età non sia più dalla sua parte; tutto il contrario Pinamonti, che si muove tantissimo e bene, come dimostrato nell’azione che porta al rigore: bravo il portiere bulgaro a parare la sua conclusione dagli undici metri, ingenuo lui nel tirare a mezza altezza. Avrà modo di rifarsi.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini cambia come di consueto undici undicesimi, quindi in campo va la panchina confermando il modulo iniziale: Carrizo; Santon, Yao, Della Giovanna, Nagatomo; Biabiany, Zonta, Gnoukouri, Bessa; Icardi, Jovetic. Secondo tempo molto piatto: troppi errori di distrazione e gioventù in difesa, già al 55′ è bravo Vordanov a superare Carrizo con uno scavetto, ma è grave l’errore di posizione di Yao, che tiene in gioco il bulgaro. Lo stesso Yao ha l’occasione di rifarsi sugli sviluppi di un calcio d’angolo, sfiorando il gol. Protagonista in negativo anche Della Giovanna, superficiale in un paio di occasioni. Spicca solo Nagatomo, attento in tutte le diagonali difensive e sempre rapido nell’attaccare la profondità sulla sinistra, mentre Santon a destra fa il compitino; in mediana la giovane coppia formata da Zonta e Gnoukouri alterna buone giocate a qualche errore evitabile, leggermente meglio il classe ’97 italiano rispetto al classe ’96 ivoriano. Pur partendo largo a sinistra nel centrocampo a quattro di Mancini, Bessa continua ad accentrarsi lasciando spesso e volentieri alla coppia Nagatomo-Jovetic la corsia sinistra. E’ il centrocampista italo-brasiliano a creare il gioco, fungendo da fulcro nonostante la posizione inusuale; sulla destra, invece, Biabiany illude nei primi minuti giocati a velocità supersonica, poi sparisce nel nulla e fa fatica a farsi servire. Nel ruolo di spalla, Jovetic è fuori dal gioco anche perché oggettivamente senza posizione in campo (spesso è costretto ad allargarsi sulla sinistra), ma da prima punta Icardi è ugualmente escluso dalle manovre nerazzurre. La coppia d’attacco nerazzurra paga più di tutti l’affaticamento successivo alla prima settimana di ritiro, atleticamente sono ancora fermi.

CONSIDERAZIONI – Ricordando che si tratta di un’amichevole pre-stagionale di livello così basso da non essere neanche allenante, ciò che preoccupa – anzi, dovrebbe preoccupare – è il fatto che l’Inter non dà idea di riuscire a creare gioco e divertirsi. Si rivedono i fantasmi della passata stagione quando, già in queste partitelle di luglio, la squadra non riusciva ad andare al tiro e subiva gol alla prima distrazione. Va detto, senza troppi problemi, che Mancini ha schierato un undici titolare (difesa migliore possibile, turnover offensivo) che in partite ufficiali non giocherebbe neanche in Lega PRO, quindi non bisogna assolutamente disperare. Anche la formazione scesa in campo nella ripresa (turnover difensivo, attacco “titolare”) non ha mostrato chissà che, sinonimo che la qualità della rosa al momento non è di livello neanche se amalgamata a settori: risposte negative sia dalle prime linee sia dalle seconde. Dà (già) fastidio, però, notare che alcuni giocatori continuano a essere anarchici nello stile di gioco e poco propensi al sacrificio. Insomma, se qualcuno ha il mal di pancia, si spera che la società – in un modo o nell’altro – glielo faccia passare. Se si vuol trovare in maniera forzata un motivo per sorridere, il debutto della nuova coppia di terzini Ansaldi-Erkin ha dato buone sensazioni nella prima mezzora insieme. Mancini deve lavorare moltissimo sulla rosa attuale e su quella che avrà dopo il ritorno di molti titolari dalle vacanze e al termine del mercato: con questo atteggiamento – ostile e infastidito nei confronti della società proprio a causa del mercato fermo -, però, non è il massimo. Urge un’inversione di marcia, totale.