Inter-Chelsea: velocità e idee! Il non-mercato aiuta solo i “big”

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29 luglio 2017, 18:15

Terza e ultima partita dell’Inter alla International Champions Cup e terza vittoria, che coincide con il trionfo nel prestigioso torneo estivo in quel di Singapore: stavolta è il Chelsea a cadere sotto i colpi della squadra di Spalletti, nel 2-1 finale. Ottima la prestazione dei giocatori più talentuosi, da rivedere alcuni errori ricorrenti. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo Inter-Chelsea

MODULO E FORMAZIONE – La tournée asiatica dell’Inter si conclude così com’è iniziata, ovvero con il 4-2-3-1 che Spalletti ha deciso di cucire addosso a questa rosa, probabilmente ancora ampiamente da rivoluzionare sul mercato. Ecco l’undici iniziale: Padelli; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Nagatomo; Gagliardini, Borja Valero; Candreva, Brozovic, Perisic; Jovetic.

DIFESA – La titolarità a sorpresa non smuove Padelli, che si mostra molto reattivo e si rende protagonista di buoni interventi, soprattutto nella fase di assedio inglese, anche se il pasticcio che si stava per verificare sul retropassaggio difensivo (di Skriniar) è da tenere in considerazione dato che in passato la frittata è stata fatta più volte, mentre sul clamoroso autogol (di Kondogbia) non gli si può dire nulla. La sicurezza difensiva di Miranda in queste uscite estive è la notizia migliore per il pacchetto arretrato nerazzurro, soprattutto perché al suo fianco Skriniar chiude ogni spiraglio con fisicità e potenza, dimostrandosi un vero muro dai piedi buoni, ma è da rivedere proprio la già citata leggerezza nel retropassaggio verso Padelli, perché in coppia rischiano un autogol grottesco. Le positività notate al centro non trovano conferme sulle fasce, dove a destra D’Ambrosio rispetto alle altre uscite prova a spingere di più, ma è impreciso e distratto in un paio di interventi difensivi, mentre Nagatomo è costantemente puntato e superato dai giocatori inglesi, altrettanto veloci, ma nettamente più tecnici del giapponese.

CENTROCAMPO – In mezzo al campo torna la luce, se così si può dire: Gagliardini cresce, finalmente si fa valere sia fisicamente sia tatticamente, inoltre ritrova precisione nelle giocate, non a caso è uno dei tre (insieme all’eccellente Skriniar e al portiere Padelli) a giocare la partita dall’inizio alla fine, impegnandosi su ogni pallone, andando addirittura alla ricerca del gol; al suo fianco Borja Valero è come sempre preziosissimo, ma stavolta è soprattutto molto diligente in fase di copertura per limitare le giocate dei talentuosi giocatori offensivi inglesi, infatti riesce ad avere quasi sempre la meglio anche in tackle scivolato, guadagnando punizioni nella zona nevralgica del campo, il tutto senza far mancare lanci millimetrici per gli attaccanti, come quello per Jovetic in occasione del rigore guadagnato. In posizione più avanzata non si hanno grosse reazioni da Brozovic, che da trequartista non incide, mostrando come al solito poca cattiveria nelle giocate e qualche errore di troppo sia nei movimenti sia nei passaggi, pur provando a cooperare con i compagni oscillando da destra verso sinistra in base al lato utilizzato per la manovra offensiva dell’Inter.

ATTACCO – Il tridente offensivo scelto da Spalletti prevede gli esterni (attualmente) titolarissimi, però i margini di miglioramento sono piuttosto limitati: Candreva inizia la sua partita sbagliando un gol già fatto, poi si muove costantemente sul centro-destra provando a recuperare all’errore fatto, ma è impreciso in ogni giocata, a partire dai cross diretti nelle mani del portiere avversario; sulla sinistra Perisic si sacrifica molto di più rispetto all’italiano, infatti nella prima frazione di gioco il croato è più presente in difesa che in attacco, dove prende le misure solo nella ripresa, segnando uno splendido gol in contropiede e tornando a essere una spina nel fianco per gli avversari. Il terminale offensivo Jovetic inizialmente gioca in una posizione molto più bassa del previsto in modo da ricevere prima la palla e cederla subito ai compagni per velocizzare l’azione offensiva, realizzando interessanti triangolazioni, inoltre guadagna il rigore – che sbaglia e poi ribadisce in rete dopo la respinta di Courtois – e realizza l’intelligente assist per Perisic in occasione del raddoppio, prima di essere sostituito per un affaticamento.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Spalletti non stravolge la formazione, poi man mano effettua i cambi concludendo la partita con i soli Padelli e Gagliardini “confermati”, anzi negli ultimi tre minuti l’assetto dell’Inter sembra più un difensivissimo 5-4-1 per difendere il vantaggio dall’assedio inglese: Padelli; Valietti, Skriniar, Ranocchia, Murillo, Ansaldi; “Gabigol” Barbosa, Gagliardini, Kondogbia, Joao Mario; Eder. Scarso minutaggio per tutti, ma soprattutto poche opportunità per farsi notare dato che nella mezz’ora finale in campo c’è solo il Chelsea alla ricerca di un’insperata rimonta. Solo due giocatori danno lo spunto per commentare la propria prestazione: Kondogbia, dopo aver realizzato l’autogol del secolo, va in confusione e il blackout mentale lo porta a sbagliare di tutto, dimostrando ancora una volta il suo limite più grande; e Joao Mario utilizzato prima da falso nove, poi da trequartista e infine da finto esterno, ricorda a Spalletti tutta la sua duttilità e qualità tecnico-tattica, sebbene manchi sempre quel quid per fare la differenza, ad esempio il tiro e la cattiveria sotto porta.

CONSIDERAZIONI – L’ultima Inter asiatica di Spalletti è addirittura migliore delle precedenti, perché la condizione atletica dei singoli aumenta – e lo si nota dalle prestazioni di giocatori fisici come Skriniar, Gagliardini e Perisic -, ma è soprattutto la componente tattica a esaltarsi. La difesa è sempre attenta, si accorcia alzandosi quando serve e si distribuisce bene tra le maglie avversarie, il centrocampo gioca in verticale con intelligenza (merito esclusivo di Borja Valero, va detto), la trequarti crea pericoli e in attacco finalizza chiunque nonostante l’assenza di Icardi. Ciò che stupisce di più è la velocità con cui l’Inter riesce ad arrivare verso la porta avversaria, con pochi tocchi e tanto movimento: i primi tiri vengono scoccati senza neanche far finire il primo minuto di gioco! Il ritmo dell’Inter è già notevole, ma non è il caso di esaltarsi a fine luglio. La manovra offensiva viene portata avanti con una certa logica, a dimostrazione che avere giocatori intelligenti in campo è condizione necessaria per costruire gioco e magari finalizzarlo per vincere: l’Inter finalmente ha un’idea di gioco, anzi più di una, perché Spalletti aggiunge stimoli minuto dopo minuto per variare e far sviluppare nuove idee. Il gioco in verticale esalta questa rosa sperimentale, addirittura i contropiedi tornano a essere letali come ai bei tempi, però c’è sempre qualcosa che non va: oltre al già citato Kondogbia, sono i terzini (D’Ambrosio e Nagatomo) e l’ala destra Candreva a non girare affatto in questi meccanismi, lo stesso Brozovic è da rivedere. Insomma, il non-mercato dell’Inter, che a breve dovrà diventare mercato, non favorisce questi elementi di livello medio-basso, mentre esalta tutti quelli presi e presentati come “big”: su tutti Miranda, Borja Valero e Perisic, ma anche i più giovani Skriniar, Gagliardini e Joao Mario, evitando voli pindarici su Jovetic. Dal mercato si aspetta il salto di qualità, Spalletti ha già fatto troppo: Sabatini, Ausilio e Baccin… la palla passa a voi.