Inter-Celtic: Banega dà la risposta a de Boer, Handanovic libero

Articolo di
14 agosto 2016, 00:11
De Boer Banega Handanovic

L’Inter chiude il pre-campionato con una bella vittoria sul Celtic, nella partita che segna il debutto di de Boer sulla panchina nerazzurra: primi spunti interessanti, prima Inter incoraggiante e probabilmente incoraggiata per un 2-0 finale che fa sorridere tutti. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i 90′

MODULO E FORMAZIONE – La prima Inter di de Boer riparte dall’assetto tattico su cui lavorava da mesi Mancini, ovvero l’unico modulo per cui questa rosa è stata costruita: ecco il primo 4-2-3-1 della filosofia olandese. La grande novità è il ritorno di Eder, scelto nel ruolo di ala destra, oltre a Medel, che si piazza come di consueto davanti alla difesa. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Miranda, Nagatomo; Medel, Kondogbia; Eder, Banega, Perisic; Icardi.

DIFESA – La notizia è che l’Inter chiude senza subire reti, una rarità nell’ultimo periodo, anche se in un’occasione il rischio di prendere gol a causa di una leggerezza difensiva c’è: bravissimo Handanovic nel dire no ad Armstrong, per il resto il portiere sloveno gioca una partita al massimo della concentrazione e non soffre mai; la coppia centrale limita i danni rispetto alle precedenti uscite, questo perché Miranda continua a migliorare la propria condizione fisica e la classe non gli manca, invece Ranocchia inizia malissimo e non dà mai sicurezza al reparto, sebbene in alcune occasioni si faccia notare in positivo e va addirittura vicino al gol; la nota dolente dell’Inter, ormai da anni, è la coppia dei terzini e anche stavolta D’Ambrosio a destra e Nagatomo a sinistra non sono protagonisti di una prestazione eccellente, ma almeno non fanno danni e si limitano al compitino difensivo.

CENTROCAMPO – Se la difesa non subisce gol i meriti vanno anche al centrocampo, che per la prima volta fa filtro: il ritorno di Medel in qualità di schermo difensivo non è banale, visto che il cileno è praticamente un difensore aggiunto e permette ai compagni di reparto di lanciarsi in avanti, come più volte fa un ottimo Kondogbia, già in gran forma a livello atletico e sempre più fiducioso nei propri mezzi tecnici; il migliore del reparto, però, è nuovamente Banega, che è il vero regista dell’Inter pur iniziando sulla linea dei trequartisti, da dove arretra costantemente per costruire l’azione già dalla linea mediana.

ATTACCO – Il tridente offensivo questa volta punge, ma non brillano tutti gli interpreti: Eder sulla destra non si fa notare per grandi giocate, ma dà una grossa mano alla manovra – anche in ripiegamento difensivo – e segna un gol importantissimo a tempo scaduto, sempre ricordando che si trattava della sua prima partita dopo gli Europei, invece Perisic non trova gli spunti giusti, ma ogni volta che mette la freccia sulla sinistra dà l’impressione di poter fare malissimo alla difesa avversaria; la nota negativa è Icardi, che non riesce mai a rendersi pericoloso e a trovare i movimenti giusti.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa de Boer effettua nel complesso sei cambi tra il 46′ e il 78′, terminando la gara con la seguente formazione: Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Miranda, Erkin; Melo, Kondogbia; Candreva, Jovetic, Biabiany; Icardi. Con l’iniziale arretramento di Banega in mediana l’Inter smette di essere pericolosa, con l’uscita dell’argentino smette di giocare: male Erkin, solito Melo, quasi invisibili Biabiany e Jovetic, mentre Candreva entra e piazza la gemma che vale il 2-0. Nella seconda frazione è soprattutto il Celtic a fare la gara, quindi è positivo aver mantenuto la porta inviolata.

CONSIDERAZIONI – Quando la difesa difende, l’attacco attacca e il centrocampo fa entrambe le fasi di gioco, dal punto di vista tattico l’allenatore ha saputo preparare e leggere la partita: de Boer, buona la prima! Andando nel dettaglio: la difesa non subisce gol nonostante Ranocchia (il primo posizionamento sbagliato che anticipa l’intervento da difensore dilettante contro l’avversario ben più veloce arriva dopo appena un minuto di gioco…) e con i terzini di Mancini, quindi il ritorno di Murillo e Ansaldi, in attesa di capire chi sarà “il quarto”, fa ben sperare; a centrocampo Medel si abbassa costantemente sulla linea dei difensori centrali (difesa a tre apparente) e di conseguenza Banega arretra sulla linea mediana, permettendo all’Inter di non dare punti di riferimento nella costruzione del gioco; l’attacco, proprio grazie all’anarchia di Banega, spesso si trova ad affrontare la difesa avversaria con un ben assortito tridente offensivo, ma quando Banega arriva ai sedici metri la superiorità numerica e tecnica fa quasi imbarazzo. Basta questo per promuovere la prima Inter di de Boer, che ancora ha molto lavoro da fare. Finalmente si vedono trame offensive, cambi di gioco sensati (con un uomo sempre libero sulla zona di campo opposta), azioni in velocità e gioco sulle fasce, ma anche filtranti per vie centrali (che all’Inter sono banditi dopo l’addio di Kovacic), per non parlare dei continui cambi di posizione in un fazzoletto. La vera rivoluzione di de Boer, però, sembra partire dai pali: la palla – pur di essere giocata e non buttata – molte volte viene passata ad Handanovic, che deve far iniziare l’azione e quindi mantenere la concentrazione massima. Dovremo abituarci a un Handanovic libero? Chissà. I primi esperimenti di de Boer sono stati convincenti, anche se una risposta l’avrà già avuta: Banega è il nuovo 10 dell’Inter, con il benestare di Jovetic. Infatti, quando il montenegrino si piazza sulla trequarti “costringendo” l’argentino ad arretrare sulla mediana, l’Inter perde pericolosità, intensità e densità. Insomma, Inter work in progress per de Boer, ma le prime impressioni sono assolutamente positive.