Inter-Carpi: primi sprazzi di squadra, Mancini sorride a metà

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15 luglio 2015, 21:42
mancini

Nella seconda uscita stagionale della sua Inter, Roberto Mancini può dirsi ampiamente soddisfatto per i primi cambiamenti netti rispetto alla passata stagione, ma ci sono ancora degli aspetti da rivedere. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i 90 minuti contro il Carpi

MODULO E FORMAZIONE – Così come nella prima uscita stagionale, anche contro il Carpi Roberto Mancini sceglie di scendere in campo dal primo minuto con il 4-3-1-2, ma stavolta la novità si chiama Kovacic davanti alla difesa, con l’innesto dal primo minuto di Kondogbia. La formazione scesa in campo è la seguente: Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Juan Jesus, Dimarco; Brozovic, Kovacic, Kondogbia; Hernanes; Palacio, Icardi.

DIFESA – Ancora una volta spettatore non pagante, Handanovic è anche sfortunato nell’azione che porta al gol di Lasagna. La coppia centrale formata da Ranocchia e Juan Jesus, rispetto alla prima uscita, è sembrata leggermente più concentrata: in particolare il capitano nerazzurro, bravo a sbrogliare un paio di occasioni pericolose, mentre il brasiliano pecca di posizionamento in altrettante occasioni, compresa quella del gol avversario. Nel complesso più attento il primo, meno il secondo, ma a fare la partita è l’Inter, quindi si soffre poco. Sulle fasce praticamente mai chiamato in causa D’Ambrosio sulla destra, perché l’Inter attacca prevalentemente su quella opposta, ma l’esterno napoletano è bravo nel confezionare l’assist per il gol di Icardi. Sulla sinistra, invece, il giovane Dimarco inizia timidamente, mostrando solo dopo un maggiore propensione offensiva abbinata a tanta corsa e a un piede piuttosto discreto.

CENTROCAMPO – Doveva essere la partita di Kovacic, provato finalmente davanti alla difesa, ma diventa ben presto quella di Kondogbia, che oscura totalmente il talento croato. Il francese, infatti, fa da padrone in mezzo al campo sfruttando sia le sue imponenti dote atletiche sia quelle tecniche che di certo non gli mancano: ottime giocate di prima, lanci calibrati e subito l’assist per il primo gol di Palacio, ma non mancano corsa e interventi in chiusura. Kondogbia strappa applausi anche con giocate di classe, che nel centrocampo a tre non manca nemmeno a Brozovic, preziosissimo con i suoi movimenti a tutto campo: il croato con il numero 77 potrebbe essere la rivelazione dell’anno, perché sottovalutato da tutti, ma veramente utile. Tornando al connazionale con il numero 10, un alibi c’è: l’Inter gioca praticamente dalla metà campo avversaria in poi ed essendo Kovacic schiacciato davanti alla coppia difensiva, è normale trovarsi spesso fuori dal gioco. Esperimento da riprovare, soprattutto in altri contesti, quando l’Inter avrà di fronte avversari che mettono sotto pressione il vertice basso di centrocampo. Per quanto riguarda il vertice alto, invece, Hernanes si dimostra lento e macchinoso quando è in movimento, ma letale e preciso da fermo: le gambe ancora non girano, ma sa far girare il pallone sul calcio di punizione battuto e finito in rete.

ATTACCO – In avanti, neanche a dirlo, tutto fila per il verso giusto, o meglio, sullo stesso copione della passata stagione. Palacio continua a farsi notare in area di rigore per la sua precisione sotto porta, abbinata però alla capacità di allargarsi sulla fascia destra, da dove riesce a rendersi pericoloso come uomo-assist. Icardi, invece, pur partendo in posizione centrale a mo’ di centravanti boa, riesce a portare praticamente da solo il peso dell’attacco su tutto il fronte offensivo, non a caso è spesso lontano dalla porta sia a chiedere palla sia a servirla ai compagni. Una coppia affiatatissima, tutto il contrario di quella difensiva, ma destinata ugualmente a essere stravolta dal mercato in entrata.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini cambia totalmente la formazione, visto che escono tutti ed entrano: Radu, Montoya, Andreolli, Popa, Santon, Nagatomo, Taider, Gnoukouri, Baldini, Delgado e Longo. L’idea del tecnico jesino è quella di testare il 4-2-3-1, ma già alcune decisioni fanno riflettere: Nagatomo, ad esempio, agisce davanti a Montoya, dunque come ala destra sulla trequarti. Il giapponese, fuori ruolo, si fa notare nell’azione che porta al gol di Longo, ma per il resto è spaesato. Lo spagnolo, invece, solo poche volte riesce ad andare sul fondo per tentare il cross, ma è bravo ad avanzare trovando in più occasioni punizioni dalla trequarti. Andreolli e Santon, forse perché vicini all’addio, appaiono poco motivati: il centrale, forte della fascia di capitano, prova a rendersi utile, il terzino è praticamente estraneo al gioco. In mediana Taider si impegna molto in entrambe le fasi di gioco, ma stupisce ancora una volta la pulizia tattica di Gnoukouri, che devo trovare ancora la forma migliore e la costanza, oltre al ruolo definitivo. In avanti, invece, il rientrante Longo va subito in gol e si sbatte provando a imitare Icardi, anche se non è facile considerata la preparazione nulla con cui ha affrontato il match. Bene gli altri giovani, in particolare Baldini sulla fascia sinistra.

CONSIDERAZIONI – Altra amichevole, altro giudizio che non dev’essere affrettato. Il Carpi è in Serie A, ma sfidarlo in questo modo ha poca credibilità, quindi non bisogna volare con l’entusiasmo. La prima cosa che balza all’occhio, comunque, è che l’Inter finalmente gioca a calcio, ovvero riesce a gestire il pallone con calma e qualità, senza quella frenesia che caratterizzava la passata stagione. Il merito va sicuramente dato al tecnico Mancini, che sta lavorando proprio su questi aspetti tecnico-tattici, ma bisogna sottolineare anche l’importanza dell’inserimento di Kondogbia che, senza far nulla di eccelso (per ora), ha già mostrato di poter diventare il leader nerazzurro in mezzo al campo. La squadra esprime un calcio piacevole, seppur estivo, anche considerati i vari deficit: in difesa bisogna ancora inserire Miranda e Murillo, così come i terzini, che devono essere decifrati. A centrocampo potrebbero esserci novità, ma l’idea di creare il binomio Kondogbia-Kovacic, con il croato addirittura più basso del francese, fa credere che Mancini voglia finalmente dare in mano alla qualità la mediana nerazzurra, sacrificando l’utilità tattica dei vari Medel et similia. Lo stesso Brozovic è un piacere per gli occhi, mentre non può dirsi lo stesso di Hernanes: essendoci il 4-3-3 nei pensieri di Mancini, il futuro del brasiliano appare segnato. L’arrivo di Perisic, se avverrà, andrà a colmare questa lacuna, aprendo il gioco nerazzurro, oggi troppo centralizzato, sulle fasce. Detta della certezza chiamata Icardi, il “top player” che verrà a panchinare Palacio non avrà vita facile: dovrebbe fare tutto quello che fa il “Trenza”, ma non è facile segnar e far segnare, attaccare e difendere, correre e pensare, con la palla e senza. Una gatta da pelare per lui (forse Jovetic?), ma sicuramente piacevole per Mancini…