Inter-Cagliari: de Boer paga equivoco tattico e sbaglia i 3 cambi

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16 ottobre 2016, 22:44
Candreva de Boer

Di bene in meglio, di male in peggio: il paradosso dell’Inter è legato al gioco e al risultato. Contro il Cagliari si fanno enormi passi avanti nella costruzione, ma al triplice fischio finale arriva un altro KO: 1-2 in rimonta da parte di un medio-piccola che si sveglia solo nel finale. De Boer ha più di una colpa e alibi

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da de Boer per affrontare il Cagliari: Handanovic; Ansaldi, Miranda, Murillo, Santon; Medel, Joao Mario; Candreva, Banega, Perisic; Icardi.

ICPF

MODULO – Come preannunciato in conferenza stampa alla vigilia della partita, de Boer insiste sull’undici titolare deciso per la sua Inter: ancora 4-2-3-1 con Banega libero si svariare dalla trequarti alla mediana, principalmente sul centro-sinistra per bilanciare le giocate di Joao Mario sul centro-destra quando Medel arretra.

PRIMO TEMPO – Fin dal primo minuto si nota un buonissimo giro palla dell’Inter che inizia dalla difesa come richiesto da de Boer. L’Inter attacca allo stesso modo sia a destra con la coppia Ansaldi-Candreva sia a sinistra con Perisic, coadiuvato soprattutto da Banega e in parte assistito da Santon. E’ assedio nerazzurro nella trequarti del Cagliari, non solo per via dei cross che arrivano dalle fasce: tutti i palloni per via centrale passano dai piedi di Joao Mario, che si libera sempre per ricevere la sfera. Al 24′ Icardi guadagna un rigore per manata di Bruno Alves, ma lo spreca mandando a lato. Le azioni offensive dell’Inter non si contano nemmeno, ma manca sempre qualcosa: un uomo in mezzo, una maggiore precisione, spesso anche un po’ di potenza. Inoltre crossano solo le ali, mai i terzini (Ansaldi ci prova, ma Candreva è one man show). Il primo tempo termina con il risultato di 0-0: Inter propositiva, ma cinica neanche per sbaglio.

SECONDO TEMPO – La ripresa mostra in partenza stessi pregi e difetti, ma i troppi palloni persi (sanguinoso quello perso quasi subito da Banega) mettono a rischio gli equilibri difensivi nerazzurri: Handanovic miracoloso in più di un’occasione. Il gol arriva al 55′ grazie alla triangolazione tra Joao Mario e Perisic: l’Inter finalmente non crossa, ma entra in area con la palla. Al 60′ primo cambio per l’Inter: fuori Banega, dentro Gnoukouri. L’ivoriano si piazza nel ruolo di mezzala destra, l’Inter passa così al 4-3-3. L’Inter gestisce il vantaggio andando alla ricerca del raddoppio: molto aggressiva sulle fasce e altrettanto ordinata in mezzo, ma aumenta la stanchezza. Al 70′ il Cagliari pareggia con Melchiorri: dormita difensiva e confusione in area, Handanovic superato. Al 74′ secondo cambio per de Boer: fuori Candreva, dentro Eder. L’italo-brasiliano agisce sulla fascia sinistra, Perisic si sposta a destra. All’80’ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Ansaldi, dentro Jovetic. L’Inter passa al 3-3-3-1 con Santon terzo di sinistra in difesa e il montenegrino libero di svariare alle spalle di Icardi (come da immagine sotto allegata, ndr). All’85’ il Cagliari passa goffamente in vantaggio: Melchiorri crossa, Murillo devia e Handanovic contribuisce a far andare la palla in rete. Con la difesa a tre l’Inter soffre troppo in contropiede e in avanti non riesce ad arrivare al tiro. La partita termina 1-2: il Cagliari la ribalta nella ripresa, quando l’Inter smette di giocare.

ICST

PROTAGONISTA – Sconfitta dolorosa per com’è maturata, non preoccupante perché finalmente si inizia a vedere qualcosa di valido a livello di gioco, seppur ancora poco concreto sotto porta. Per questo motivo il protagonista negativo di Inter-Cagliari non può che essere colui che si impegna, corre, tocca tutti i palloni e crea le azioni più pericolose, ma senza seguito: Candreva. L’ala destra nerazzurra è il giocatore che fa partire più traversoni dalla propria zolla di campo, ma sono tutti difettosi: troppo imprecisi, troppo deboli, troppo forti e soprattutto troppo sul portiere, visto che Storari li prende praticamente tutti. Da un’ala ci si aspettano cross, è vero, ma a questa Inter servono anche e soprattutto i gol: Candreva deve farli – e ne ha già sbagliati troppi sotto porta -, ma deve anche mettere i suoi compagni nella condizione migliore per farli. Al momento non è così: molto fumo, poco arrosto.

COMMENTO – Partita analizzabile in due fasi: la prima ora di gioco (Inter in vantaggio, esce Banega) e l’ultima mezz’ora (“doppietta” di Melchiorri). Nei primi 60′ de Boer ha dimostrato di aver preparato bene la partita, ma l’1-0 è risultato stretto sia per il rigore sbagliato da Icardi sia soprattutto per le tante occasioni mai divenute realmente pericolose dopo l’ultimo passaggio. Negli ultimi 30′, invece, de boer ha letto male la partita, anzi malissimo considerando i tre cambi fatti: mettendo Gnoukouri al posto di Banega ha optato per difendere il risultato perdendo qualità in favore di freschezza – ma inesperienza – davanti alla difesa; l’ingresso di Eder al posto di Candreva si commenta da solo, è già un insulto per la Nazionale Italiana povera di punte, figuriamoci per l’Inter che in panchina ha più di un elemento superiore all’italo-brasiliano; la scelta di buttare Jovetic nella mischia al posto di Ansaldi crea solo ulteriore scompiglio laddove sarebbe servito semplicemente un po’ di capacità decisionale in più. De Boer ha sbagliato tutte e tre le sostituzioni: Brozovic e “Gabigol” Barbosa, seppur non ancora dentro il progetto tattico di de Boer, avrebbero potuto fare al caso dell’Inter per gestire meglio l’1-0 e andare alla ricerca del 2-0. Le colpe di de Boer sono queste, ma ha un alibi enorme: l’equivoco tattico Candreva-Banega lasciatogli in eredità da Mancini. Se l’Inter fa fatica a segnare, il problema è tutto qui: bisogna superarlo e per farlo serve la mano dell’allenatore. Il tempo stringe, basta chiedere gol a chi non li ha nel DNA.

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.