Inter-Betis: 1-0 dà fiducia, ma Spalletti sa di avere 3 grossi limiti

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12 agosto 2017, 23:26
Spalletti

Ultima amichevole per l’Inter prima dell’inizio del campionato, ennesima vittoria estiva: a farne le spese stavolta è il Betis Siviglia, sconfitto di misura grazie a un rigore guadagnato e trasformato dal ritrovato Icardi. Riflettori puntati sui nuovi, Dalbert più di Vecino, ma le condizioni del campo sotto la pioggia non permettono di farsi un’idea veritiera. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo Inter-Betis Siviglia

MODULO E FORMAZIONE – Chiude il pre-campionato alla ricerca di certezze Spalletti, che sceglie il solito 4-2-3-1 per testare l’ultima Inter “amichevole”, lanciando dal 1′ la novità Dalbert nel ruolo di terzino sinistro. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Dalbert; Vecino, Borja Valero; Candreva, Joao Mario, Perisic; Icardi.

DIFESA – L’Inter chiude senza subire reti, pacchetto arretrato promosso: la prima e unica parata di Handanovic arriva su un calcio d’angolo calciato in pieno recupero, il che dimostra il poco impiego nel primo tempo dello sloveno, che nella ripresa è chiamato in causa più volte, chiudendo bene così da garantire la porta inviolata; al centro della difesa Miranda non è chiamato a grandi interventi e sembra concentrato come nelle precedenti uscite, così come Skriniar, che continua nel suo eccellente momento di forma in tutto e per tutto; D’Ambrosio a destra fa una cosa buona su mille, mostrando le sue note carenze in attacco, ma senza brillare in difesa, mentre Dalbert inizia male sbagliando qualche giocata semplice – e né il campo scivoloso né la pioggia fitta lo aiutano, sicuramente -, alla lunga si dimostra più preciso in fase difensiva che offensiva, anche se si può parlare senza problemi di debutto sottotono.

CENTROCAMPO – In mezzo al campo spazio ai tre titolari, almeno stando alle ipotesi: Vecino si fa notare in partenza per un retropassaggio rischiosissimo, poi cresce senza strafare dando ordine al reparto, mentre Borja Valero al suo fianco è meno preciso e attento del solito, anche perché finora non aveva sbagliato praticamente nulla, di conseguenza la sua prestazione resta di livello invidiabile; in posizione più avanzata Joao Mario è sempre prezioso nei movimenti tra le linee, come quando si allarga a destra costringendo il portiere spagnolo a un’uscita fuori area condita da un fallaccio ai danni del portoghese, ma è praticamente nullo nell’andare al tiro, peccando nel ruolo del trequartista puro.

ATTACCO – Tridente offensivo poco ispirato: a destra Candreva da “attaccante” sbaglia tutto ciò che può, rendendo vano il suo apporto in zona gol (errori nel tiro, nel cross e nell’ultimo passaggio), mentre da “centrocampista” è spesso fuori dal gioco, a parte un paio di buone triangolazioni con D’Ambrosio, invece le migliori cose sulle fasce si vedono a sinistra con Perisic, che prova il gran gol in rovesciata, ma soprattutto si muove con grande vivacità servendo con intelligenza i compagni; in zona centrale, il primo spunto di Icardi porta al fallo del portiere Adan, che atterra l’argentino in area causando il rigore, segnato proprio dal capitano nerazzurro, che gioca a intermittenza provando a sfruttare la propria rapidità per avere la meglio sui difensori avversari, sebbene la sua condizione non sia assolutamente al top.

SECONDO TEMPO – A inizio ripresa Spalletti fa solo due cambi per dare uno stimolo maggiore all’impostazione della manovra a centrocampo, poi man mano effettua altri cambi, terminando la partita con questo undici: Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Ansaldi; Gagliardini, Vecino; Gabigol, Brozovic, Eder; Jovetic. La prima novità della ripresa è Borja Valero avanzato sulla trequarti (poi sostituito dal numero 77 croato), per il resto la partita non decolla e c’è poco da dire sui nuovi innesti: buon minutaggio a sinistra per Ansaldi, che si comporta bene in entrambe le fasi di gioco; Gagliardini fa sentire la propria fisicità in mezzo al campo, ma è ancora lontano dalla miglior forma, invece Brozovic è svogliato come troppo spesso accade, infatti non incide per nulla; “Gabigol” Barbosa è limitato dal suo ingiustificato egoismo che è controproducente per la manovra offensiva dell’Inter, pur mettendoci corsa e impegno, invece Eder è molto vivace nel ruolo di prima punta, ma poi cala giocando da ala sinistra dopo l’ingresso in campo di Jovetic, quest’ultimo pimpante e utile nell’accentrare su di sé il gioco dell’Inter, inoltre segna (a gioco fermo, quindi non si tratta di gol annullato) dopo un ottimo movimento da punta pura, purtroppo in leggero fuorigioco.

CONSIDERAZIONI – Spalletti si gioca il jolly: in campo l’Inter in formazione tipo. In formazione tipo aspettando il mercato, sia chiaro. Perché questa squadra, nello specifico questo undici titolare, ha dei limiti evidenti sul quale non si può più passare sopra. Il primo grande, enorme, gigantesco problema: la fascia destra. Il binario formato da D’Ambrosio e Candreva è un fallimento in partenza: intelligenza tattica nulla, continuità nelle giocate discutibile, precisione al cross neanche a pagarla, di tiri in porta neanche l’ombra. Le difficoltà dell’Inter nascono tutte da qui, dove muore ogni possibilità di fare calcio. A sinistra le cose vanno meglio, certo non contro il Betis, ma teoricamente la coppia Dalbert-Perisic promette (e garantirà?) ottime cose. Ergo: servono un terzino destro (es. Aurier) e un’ala destra (es. Di Maria) di livello, urgentemente. Il secondo problema dell’Inter è la coperta corta in mezzo, dalla difesa (Miranda e Skriniar non hanno alternative in panchina) all’attacco (troppa confusione dietro a Icardi), ma ci si può soffermare soprattutto sul ruolo più delicato: il trequartista che non c’è. Joao Mario non è un n. 10 pure e mai lo sarà, perché gli manca un requisito fondamentale: la facilità di tiro, quindi la concretezza in zona gol, una doppia cifra necessaria nel 4-2-3-1 di Spalletti. Serve un centrocampista di questa tipologia, ad esempio Milinkovic-Savic, se no tanto vale mettere una seconda punta alle spalle di Icardi. Infine, il terzo e ultimo problema dell’Inter a una settimana dal debutto in campionato – e con poco più di due settimane per fare ancora mercato – è legato alla panchina: manca un risolutore a partita in corso. Nella rosa dell’Inter è assente quel giocatore capace di entrare in campo, magari anche facendo modificare l’assetto tattico alla propria squadra così da creare una variante, e fare la differenza sfruttando i pochi palloni giocabili. L’esempio del “dodicesimo” Cruz è lampante, senza dubbio il talentuoso Schick sarebbe perfetto per questo ruolo. Da Lecce, quindi, arriva una notizia ridondante: Spalletti lavora bene, l’Inter cresce, ma la materia prima di livello top è ancora latitante sul mercato.