Inter-Bayern: niente drammi, ma si notano tutte le lacune

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21 luglio 2015, 18:18
allenamento Mancini Icardi Palacio

Nella prima amichevole di lusso in Cina, l’Inter limita i danni, ma non si può parlare di un test ricco di spunti. Di certo tutte le lacune tecnico-tattiche della rosa a disposizione di Roberto Mancini sono uscite fuori, ma trattandosi di un cantiere ancora aperto, è giustificato. Ecco alcune considerazioni dopo i 90 minuti contro il Bayern Monaco

MODULO E FORMAZIONE – Ancora una conferma per Roberto Mancini, che ripropone dal primo minuto il 4-3-1-2, in cui cambia la coppia difensiva. C’è, infatti, il debutto di Murillo al fianco di Ranocchia. La formazione scesa in campo è la seguente: Handanovic; Montoya, Ranocchia, Murillo, Dimarco; Brozovic, Kovacic, Kondogbia; Hernanes; Palacio, Icardi.

DIFESA – Avendo patito le giocate del Bayern Monaco, è comprensibile il duro lavoro a cui è stato soggetto tutto il pacchetto arretrato nerazzurro nella prima frazione di gioco. Handanovic, a parte la quasi-papera iniziale su retropassaggio di Dimarco, si dimostra attento sugli attacchi dei tedeschi. Per lunghi tratti fuori dal gioco, invece, Montoya quasi mai chiamato in causa, perché la partita si gioca esclusivamente sulla corsia opposta, dove il giovane Dimarco non riesce a tenere testa e gamba all’ispiratissimo Douglas Costa, che si impone come il migliore dei ventidue in campo e avrebbe meritato sicuramente più di quanto raccolto. Al centro la coppia formata da Ranocchia e Murillo, non ancora affiatata per ovvi motivi, si rende protagonista di buone chiusure: l’italiano è bravo in più occasioni, mentre il colombiano, oltre a salvare un gol sulla linea, si fa notare sia negli anticipi sia nello spazzare senza molti fronzoli. C’è ancora da lavorare, evitando cali di concentrazione come nel finale, ma il materiale c’è. Negli ultimi cinque minuti fuori proprio Murillo, per precauzione in seguito a una botta al polpaccio, dentro Juan Jesus.

CENTROCAMPO – In mezzo al campo, pur facendo il Bayern la partita, si vede qualcosa di interessante. Kovacic è protagonista, in almeno due occasioni, di ripartenze che spaccano in due la squadra avversaria: ciò equivale ad avere un giocatore in più in fase offensiva, ma bisogna ancora limare i difetti in quella difensiva, dove si vede poco. Kondogbia e Brozovic provano ad aiutarlo, in particolare il francese in alcuni momenti fa vedere di essere bravo a gestire il pallone nello stretto, ma ancora non è nelle condizioni atletiche per prendere in mano il centrocampo nerazzurro contro avversari tecnicamente superiori. Siamo ancora all’inizio della preparazione, il tempo è dalla sua parte, di sicuro alcuni errori di misura verranno eliminati con l’accrescere dalla condizione psico-fisica: in questo momento è ammesso essere sottotono. Il croato numero 77, invece, appare un po’ più appannato rispetto alle ultime uscite, ma è prezioso in un paio di chiusure e in un contropiede: è questo ciò che gli chiede Mancini, ma per novanta minuti. La nota positiva dei minuti iniziali è sicuramente Hernanes, che ritrova rapidità di gamba e dribbling, senza trovare la rete: è il nerazzurro più pericoloso finché non inizia il monologo bavarese.

ATTACCO – In avanti, poco da dire: la palla non supera quasi mai la metà campo avversaria e, se le punte nerazzurre non retrocedessero a pressare i tedeschi, tornerebbero negli spogliatoi con le maglie asciutte. Ed è più o meno quello che succede, visto che toccano veramente pochi palloni. Non si tratta della migliore partita per dare un giudizio sull’apporto offensivo, ma è evidente che manchi qualcosa per ispirare le giocate nerazzurre. Palacio si fa vedere per qualche rientro a supporto del centrocampo, Icardi è lo spettatore non pagante del match, ma con tutti gli alibi del caso.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini cambia gradualmente tutta la formazione. Escono man mano i titolari e si cambia più volte il modulo, concludendo il match con un inedito undici: Carrizo; D’Ambrosio, Andreolli, Juan Jesus, Santon; Nagatomo, Gnoukouri, Popa; Baldini, Longo, Delgado. Non c’è molto da dire, visto che la partita cala di interesse e giocate, fino al gol di Gotze. Negli ultimi minuti Delgado e Baldini provano a creare qualcosa e Juan Jesus va vicino al pareggio con un colpo di testa da calcio d’angolo, ma il più era ormai fatto.

CONSIDERAZIONI – Come fatto intendere più volte, la partita tra Inter e Bayern Monaco ha veramente poco da dire. Non può essere considerato un test valutativo per una serie di ragioni che vanno anche aldilà della preparazione ancora dozzinale della squadra. Mancini, furbo com’è, continua a seguire la propria idea che porta all’esclusione di alcuni giocatori che, probabilmente, avrebbero permesso all’Inter di fare una figura migliore in campo, ma poco importa considerando che il pensiero principale, in questo periodo, va al mercato. In attesa dell’arrivo di Miranda, che sarà il leader difensivo di questa Inter (a rischio Ranocchia, soprattutto se Murillo si confermerà su alti livelli), si possono dare per buoni solo 6/11 di squadra: Handanovic in porta, Montoya sulla destra, lo stesso Murillo, Kondogbia e Kovacic in mezzo al campo, e Icardi in avanti. Come terzino sinistro gioca Dimarco, non Santon (inutile citare Nagatomo, messo nuovamente fuori ruolo, ma stavolta in maniera ancora più clamorosa per fargli capire che è di troppo), e si soffre in maniera incredibile: Mancini vuole un terzino sinistro (Masuaku, Alex Telles e Siqueira gli ultimi nomi), prima arriva meglio è, se no va reintegrato il numero 21 scuola Inter. In mezzo al campo il tecnico jesino ha chiesto l’acquisto di un mediano d’esperienza (Felipe Melo in cima alla lista), ma vanno valutate sia le prestazioni di Kovacic davanti alla difesa (bene in costruzione, meno bene in interdizione) sia quelle di Brozovic, che potrebbe meritare la fiducia del tecnico. In avanti, invece, pur notando un ispirato Hernanes e un propositivo Palacio, è evidente come l’Inter abbia poche idee offensive e che Icardi sia spesso lasciato al proprio destino: l’idea di passare al tridente atipico, accantonando il rombo, è più che giustificata. Pertanto, i nomi di Perisic e Jovetic in quest’ottica diventano ossigeno vitale per il copione offensivo dell’Inter di Mancini, che oggi non ha utilizzato Shaqiri (ufficialmente per infortunio): ecco, perfino lo svizzero in questa partita avrebbe potuto dire la sua, così come potrebbe farlo in quest’Inter, se motivato a dovere. In attesa del mercato, ovviamente.