Hapoel-Inter: a casa, da 0-2 a 3-2 perché l’Europa era un peso

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24 novembre 2016, 22:44
Handanovic

Termina prima di iniziare l’avventura europea di Pioli sulla panchina dell’Inter: l’illusione dello 0-2 del primo tempo viene cancellato dal 3-0 della ripresa, in cui l’Hapoel Be’er Sheva riesce a strappare i tre punti con un meritato 3-2 finale. Il blackout nerazzurro significa addio Europa League, ma il modo con cui è arrivato il tracollo non ammette giustificazioni: sconfitta “cercata”

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Pioli per affrontare l’Hapoel Be’er Sheva: Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Nagatomo; Brozovic, Melo; Candreva, Banega, Eder; Icardi.

HIPT

MODULO – Rispetto a quanto ipotizzato alla vigilia, Pioli manda in campo sì gli undici previsti, ma l’Inter si dispone inizialmente con un 4-3-3 simile solo in mezzo al campo a quello già visto con de Boer. Varia, infatti, sia la linea difensiva (più bassa e con un terzino sempre proiettato in avanti) sia il tridente offensivo, più concentrato nella zona centrale del campo anziché sulle corsie laterali. Niente 4-2-3-1 come nel derby.

PRIMO TEMPO – Per quanto riguarda i ruoli, la prima novità è legata alla coppia centrale: Miranda torna sul centro-destra e Murillo sul centro-sinistra, mentre contro il Milan i due avevano mantenuto le posizioni invertite anche dopo l’uscita dal campo di Medel. Dopo un brivido iniziale (traversa scheggiata dai padroni di casa), l’Inter si fa notare subito aggressiva in mezzo al campo con Melo in posizione centrale, mentre sulle fasce vanno in scena le solite sovrapposizioni più quantitative che qualitative. Al 13′ arriva il vantaggio dell’Inter: imbucata di Eder sulla sinistra, palla in mezzo dove Icardi non sbaglia.. A centrocampo le mezzali Brozovic e Banega si alternano ai lati di Melo dando dinamicità alla manovra dell’Inter, che a tratti fa un buon giro palla. Unica pecca le leggerezze di Murillo soprattutto in fase di impostazione. Al 25′ Brozovic si accentra dalla destra e trova l’angolino basso per il raddoppio: prima il palo interno, poi l’esultanza. Nel finale di frazione l’Inter continua a fare la partita, ma senza cercare con insistenza la rete che varrebbe lo 0-3. Il primo tempo termina 0-2: Inter in palla, Hapoel frastornato.

SECONDO TEMPO – A inizio ripresa si segnala una splendida azione corale dell’Inter, a cui manca solo l’ultimo passaggio di Banega (posizionato spalle alla porta) per Icardi, che poco dopo colpisce una traversa da posizione quasi impossibile. Dopo un forcing durato qualche minuto, al 58′ Lucio Maranhao si inserisce tra Miranda e Murillo e batte di testa Handanovic su cross dalla destra. Al 60′ primo cambio per l’Inter: fuori Eder, dentro Perisic. Il croato si posiziona a sinistra nel tridente, quindi non cambia nulla a livello tattico. Al 62′ secondo cambio per Pioli: fuori Melo, dentro Gnoukouri. Stesso concetto: forze fresche davanti alla difesa, nessuna modifica. L’Inter non riesce a ripartire e sbaglia giocate elementari: troppi palloni rubati dagli avversari, tanti passaggi errati. In due minuti succede di tutto: al 69′ Handanovic – già ammonito per perdita di tempo – causa un rigore per fallo su Bazoglu e viene espulso per doppio giallo. Al suo posto in porta va Carrizo (Pioli effettua il terzo cambio sostituendo Banega), che intuisce l’angolino, ma non riesce a evitare il gol di Nwakaeme al 71′. Negli ultimi venti minuti l’Inter è costretta al 4-4-1 (come da immagine sotto allegata, ndr) e in questo modo, pur andando vicino al gol in più di un’occasione, viene presa a pallate fino al triplice fischio finale: Carrizo, a fatica, para tutto, tranne il gol di Sahar al 93′, arrivato proprio dopo un errore generale della difesa. La partita termina 3-2: davvero incommentabile quanto successo nella ripresa, l’Inter abbandona così l’Europa League.

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PROTAGONISTA – Per un’Inter insufficiente in tutto e per tutto, volendo entrare nel particolare, un giocatore risulta essere più decisivo degli altri, ovviamente in negativo: Handanovic. L’espulsione del portiere sloveno sancisce la fine della partita per l’Inter: inferiorità numerica, rigore causato e poi segnato (Carrizo non è l’ultimo arrivato per quanto riguarda la batteria dei rigori, ma non è “Il” pararigori che è Handanovic), sofferenza gratuita e sconfitta beffarda proprio sul gong. Non pesa tanto l’errore – magari “involontario” – in uscita che provoca il rigore (fallo con i piedi ad azione ormai conclusa…), quanto l’ammonizione presa per perdita di tempo nel primo tempo: ma come si fa? Un grande portiere decide anche quando farsi ammonire, Handanovic ha sbagliato questa piccolezza: un grande portiere si nota dai particolari, purtroppo…

COMMENTO – A livello tattico non si può dire nulla a Pioli, che – proprio come de Boer e Vecchi -, ha zero colpe sull’ennesima sconfitta stagionale dell’Inter. L’ennesima sconfitta stagionale vergognosa. Chi è sceso in campo nella ripresa ha smesso di giocare nel primo tempo, sembrava quasi che lo 0-3 facesse paura e l’1-2 andasse bene per gestire la partita sapendo di perderla da un momento all’altro. Come già osservato all’andata, a Southampton e soprattutto a Praga contro lo Sparta, l’Inter ha fatto capire che l’Europa League è considerata una competizione di troppo all’interno della già complicata stagione italiana: un peso da buttare via al più presto. Sbagliando. Una società come l’Inter non può fare queste figuracce in giro per l’Europa anche presentandosi con una squadra rimaneggiata, se poi in campo scendono otto-nove titolari su undici, l’indignazione del tifoso è ampiamente giustificata. Il gruppo Suning dovrebbe fare pulizia il prima possibile: a gennaio via tutti quelli che non sposano il progetto Inter (ormai divenuto solo un progetto economico per calciatori destinati al fallimento voluto), anche a costo di dover mandare a casa una quindicina di tesserati.

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.