Genoa-Inter: 0 calcio, giocatori fuori luogo più che fuori ruolo

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18 febbraio 2018, 01:58
Luciano Spalletti Milan-Inter

La vittoria sul Bologna rischia di essere un’illusione dal momento che l’Inter torna a Genova con una pesante sconfitta: il 2-0 del Genoa permette alla Roma di tornare terza e dà possibilità anche alla Lazio di portarsi sopra, relegando la squadra di Spalletti al quinto posto, fuori dalla zona Champions League. E in tutto questo scempio Spalletti non può nulla

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Spalletti per affrontare il Genoa: Handanovic; Cancelo, Ranocchia, Skriniar, D’Ambrosio; Vecino, Gagliardini; Karamoh, Borja Valero, Candreva; Eder.

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MODULO – Le importanti assenze costringono l’Inter a tornare forzatamente al 4-2-3-1, dove il trio alle spalle dell’unica punta Eder è composto in mezzo da un centrocampista finora tenuto basso (Borja Valero) e ai lati da due ali destre (Karamoh e Candreva) costrette al sacrificio, infatti l’italiano gioca a sinistra.

PRIMO TEMPO – Proprio la posizione di Candreva è la grande novità di serata: a sinistra ha meno naturalezza nella corsa, ma può andare più facilmente al tiro. Nei primi minuti si assiste al consueto disordine nei reparti. Al 11′ la traversa di Pandev suona come un campanello di allarme: si tratta di un traversone in area di cui Handanovic legge male la traiettoria, infatti non esce e rischia di fare la frittata, per poi ritrovarsi il pallone tra le mani dopo la respinta del legno. A metà primo tempo, dopo oltre venti minuti di nulla tecnico, Spalletti passa al 4-3-3 con Gagliardini vertice basso, mentre Borja Valero arretra nel ruolo di mezzala sinistra, Karamoh è libero di svariare centralmente a mo’ di falso nove ed Eder spesso è costretto ad allargarsi a destra. L’Inter dà più imprevedibilità alla sua manovra, ma gli unici due tentativi della prima frazione arrivano da sinistra con un cross e un tiro di Candreva. Quando sembra finita, al 45′ arriva il clamoroso autogol di Ranocchia, che trafigge goffamente un immobile Handanovic con un pallone buttatogli addosso da Skriniar e catapultatosi alle spalle del portiere sloveno. Il primo tempo termina 1-0: la beffa finale ha del clamoroso.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza novità di formazione e di conseguenza non si vedono novità nella manovra dell’Inter, che è completamente nulla come il pressing e le idee per arrivare al tiro. Al 59′ segna Pandev stoppando un tiro-assist di Laxalt, da segnalare come al solito la difesa immobile sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Al 62′ primo cambio per l’Inter: esce Vecino, entra Rafinha. Il brasiliano si piazza centro sulla trequarti, permettendo il ritorno al 4-2-3-1 con Borja Valero basso. L’unico modo per trovare la porta, come nel primo tempo, è un tiro velleitario di Candreva. Nonostante il doppio svantaggio, ci prova solo Cancelo con le sue sgroppate sulla fascia destra, da dove piovono cross mal sfruttati dai compagni. Al 76′ doppio cambio finale per Spalletti: fuori Borja Valero e Candreva, dentro Brozovic e Pinamonti. Si torna nuovamente al 4-3-3 con il croato mezzala sinistra e l’italiano centravanti, così Rafinha arretra nel ruolo di mezzala destra ed Eder si sposta a mo’ di ala sinistra, sebbene si sia perso ogni concetto di ordine tattico. Nel finale c’è un accenno di assedio dalla destra con il triangolo Cancelo-Rafinha-Karamoh, gli unici tre giocatori ad avere cervello, gamba e voglia di provare a non darsi per sconfitti. Il secondo tempo termina 2-0: bruttissima battuta d’arresto per l’Inter.

PROTAGONISTA – Il peggiore tra i peggiori, difficile trovarlo, ma forse si può usare un po’ di criterio: Gagliardini. Tra i tanti a deludere, il centrocampista italiano è quello su cui c’erano le maggiori aspettative visto che tornava titolare dopo un po’ (e la panchina iniziale di Rafinha, per quanto annunciata, continua a far discutere e dividere i tifosi) ed era anche l’unico nel proprio ruolo, a differenza di Candreva, tanto per citare un esempio. Gagliardini fa male, malissimo. Il 2-0 nasce da un vero e proprio scempio firmato Gagliardini, ormai un marchio di fabbrica. C’è poco da dire, a distanza di un anno esatto stiamo parlando di due giocatori completamente diversi: dov’è finito il Gagliardini di Bergamo?

COMMENTO – L’Inter fa un passo indietro rispetto alla vittoria sul Bologna semplicemente perché Spalletti è costretto a far giocare l’unico undici titolare a disposizione a causa di pesanti infortuni (Miranda, Perisic e Icardi) e condizioni fisiche non ottimali (Lisandro Lopez e Rafinha), senza dimenticare che in panchina va forzatamente anche Brozovic, che in un’altra situazione sarebbe finito fuori rosa dopo gli ultimi atteggiamenti fuori dai ranghi. In campo va chi è impresentabile da tempo, mesi o anni poco importa, e alcuni sono anche costretti a farlo fuori ruolo: Ranocchia costringe Skriniar a scalare sul centro-sinistra (l’autogol sembra una punizione inflitta); lo stesso accade con Cancelo, che va traslocare D’Ambrosio a sinistra (dove riesce a essere nettamente peggio rispetto ai consueti danni fatti a destra); Karamoh confermato titolare fa re-inventare Candreva ala sinistra (altra prestazione oscena, ma almeno ci prova); la duttilità di Borja Valero lo fa ruotare per tutto il campo senza ruolo e senza rendersi utile (sembra un ex calciatore, ma era prevedibile); la disponibilità al sacrificio di Eder rende nullo l’attacco dell’Inter (che si ritrova spesso senza un riferimento in area di rigore, per non parlare dell’inutile densità sulle fasce). Insomma: zero gioco e tanti giocatori forzatamente fuori ruolo perché non ci sono alternative in rosa, ma più che altro si tratta di profili fuori luogo, perché l’Inter è troppa roba per giocatorini simili, tecnicamente e mentalmente non all’altezza di questo ruolo. Che la prestazione sia stata oscena è già stato ampiamente detto, che la stagione possa essere ormai compromessa… beh, manca poco per dirlo. Il 2-0 di Genova mette in risalto quanto già detto nei mesi scorsi, anzi lo denuncia pubblicamente: Spalletti è la vittima designata per questa stagione sportiva, si aspetta solo il momento che esploda definitivamente. In attesa che ciò avvenga, la zona Champions League si allontana e con essa anche la speranza dell’Inter di prendersi ulteriormente in giro, come piace fare ad Ausilio: non c’è un progetto tecnico alla base di quanto costruito da Ausilio&Co., si naviga a vista aspettando l’ennesimo fallimento. E non c’è davvero nulla da dire. Game over? Forse, quasi.