Galatasaray-Inter: passi indietro, serve nuova linfa

Articolo di
2 agosto 2015, 22:55
mancini

L’Inter perde l’ennesima amichevole estiva e con quella di oggi sono quattro le sconfitte nerazzurre, tutte arrivate con un comune denominatore: nessun gol realizzato. Pochi gli spunti interessanti offerti nel match dalla squadra di Roberto Mancini, che stavolta ha ben poco per cui sorridere. Ecco alcune considerazioni dopo i 90 minuti contro il Galatasaray

MODULO E FORMAZIONE – Il tecnico Roberto Mancini continua a proporre il 4-3-1-2 con i soliti Kovacic ed Hernanes vertici del rombo. La formazione scesa in campo è la seguente: Handanovic; Santon, Miranda, Murillo, Juan Jesus; Guarin, Kovacic, Kondogbia; Hernanes; Palacio, Icardi.

DIFESA – Inizia male la serata nerazzurra per quanto riguarda il pacchetto arretrato. L’errore più grave lo fa Handanovic, che non blocca un tiro dalla lunga distanza e regala un gol a Yilmaz: la rete è tanto fortunosa quanto irregolare, perché segnata di braccio. Si rimane sullo 0 a 0, ma la difesa va spesso in sofferenza a causa della velocità degli attaccanti turchi. Nella ripresa arriva il gol di Sneijder e qui il portiere mostra nuovamente poca sicurezza, perché il tiro, non irresistibile, arriva sul proprio palo. La coppia centrale non è affiatata, ovviamente, ma spiccano le doti di Miranda quali la concentrazione e quelle di Murillo, in particolare la rapidità e la pulizia difensiva, senza fronzoli. Il brasiliano pecca di velocità, ma ciò è dovuto anche alla mancanza di preparazione, invece il colombiano deve migliorare nel posizionamento. Sulle fasce le notizie positive arrivano da Santon sulla destra, dove prova più volte la discesa sia verso il fondo sia accentrandosi, facendo sentire la propria stazza. Nota dolente, invece, Juan Jesus a sinistra, dove non riesce a trovare quasi mai la posizione giusta: il brasiliano tende sempre ad accentarsi, lasciando troppo spazio alle giocate avversarie sulla corsia destra.

CENTROCAMPO – In mezzo al campo, pur non avendo visto grandi giocate rispetto alle ultime uscite, si nota fin da subito un dettaglio tattico non da poco: Kovacic è talmente basso, schiacciato davanti alla difesa, che Handanovic può contare su di lui come primo passaggio in più occasioni. Il croato deve tamponare le giocate dell’ex 10 nerazzurro, Sneijder, non un lavoro semplice, ma l’impegno non gli manca. Da rivedere il posizionamento nell’azione che porta al gol dell’olandese, lasciato libero di battere a rete. Buone un paio di giocate (quando mette ordine e dribbla gli avversari facendo avanzare la squadra), da rivedere altre (quando tiene troppo il pallone, rischiando di perderlo). Interessanti i continui scambi di posizione tra Guarin e Kondogbia, con il francese che si occupa principalmente della fase difensiva e il colombiano di quella offensiva: manca ancora la miglior condizione e dunque la precisione, ma non la qualità. Anonimo per lunghi tratti Hernanes, che si risveglia solo nel finale di primo tempo con un tiro dalla distanza e una triangolazione, poi nella ripresa spreca un’occasione d’oro. Il brasiliano è completamente estraneo alle manovre offensive della squadra.

ATTACCO – In avanti, Icardi si fa vedere all’inizio per una ghiotta occasione sprecata e alla fine saranno pochissime le azioni pericolose verso la porta turca. Palacio, invece, è molto più pimpante del compagno di reparto e si fa vedere in lungo e in largo, ma senza trovare la giusta cattiveria in area di rigore. Il numero 8 nerazzurro fa il solito lavoro sporco sulla fascia destra e mette più volte sotto pressione il terzino sinistro avversario, ma la squadra non lo aiuta praticamente mai.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini apporta le prime modifiche sia alla formazione sia al modulo, sostituendo man mano tutti gli effettivi a esclusione di Handanovic, Murillo e Kovacic. L’Inter, dunque, termina la partita con il 3-5-2 e con la seguente formazione: Handanovic; Ranocchia, Murillo, Juan Jesus; Montoya, Gnoukouri, Kovacic, Brozovic, Dimarco; Longo, Jovetic. La difesa a tre, tutto sommato, non sembra una cattivissima idea, soprattutto perché Ranocchia entra con il piglio giusto e Juan Jesus ritrova la sua posizione ideale. Buono, come sempre, l’impatto di Gnoukouri in mezzo al campo e quello di Dimarco, più alto rispetto al ruolo di terzino: è suo il tiro più pericoloso della serata, nel finale di partita. Sulla fascia opposta, invece, Montoya pur spingendo molto, si addormenta clamorosamente prima di segnare una rete sotto porta. Interessanti, infine, le prime giocate di Jovetic: il montenegrino mostra subito una classe sopra la media, ma pecca senza alcun dubbio di preparazione.

CONSIDERAZIONI – Partita a tratti noiosa, non tanto per il ritmo in sé, visto che in realtà la sfida è sembrata tutt’altro che amichevole – perché sentita soprattutto dai turchi -, ma per le azioni create. In fase offensiva, ancora una volta, l’Inter è apparsa nulla. Sterile. Poco lucida. Senza idee. Insomma, pessima. E in difesa certo le cose non sono andate meglio: lenti, macchinosi, fuori posizione. Tutto da rivedere, tutto da costruire. Stavolta, poi, non si vede neanche la luce in fondo al tunnel. O forse si, e sarebbe l’ennesimo alibi: il mercato. I nuovi che sono già arrivati devono ancora ambientarsi: verissimo. Da Montoya, Murillo e soprattutto dal trio Miranda (per difesa), Kondogbia (per il centrocampo) e Jovetic (per l’attacco) ci si aspetta molto, ma i veri problemi arrivano da quelli rimasti ancora in campo e su cui, probabilmente, non si può più contare. Su tutti, i brasiliani: Juan Jesus non può esistere come terzino, ma per fortuna nel peggiore dei casi (nessun acquisto nel ruolo) dovrebbe riprendersi la maglia da titolare Santon; Hernanes, invece, è il punto debole di una squadra che con il rombo non ha futuro. Bisogna allargare il gioco sulle fasce e, duole dirlo, ma gente come Ivan Perisic sarebbe veramente oro colato sia per motivi tecnici sia soprattutto per motivi tattici. Il croato negli ultimi giorni appare più lontano, allora è facile porsi la domanda: perché non provare a rilanciare Xherdan Shaqiri? Almeno in vista delle prossime partite, poi l’ultima parola l’avrà il mercato. Per il resto, Kovacic continua a crescere davanti alla difesa e questa può essere l’unica nota positiva della serata. In attesa di tempi migliori, di giocatori nuovi e di nuove giocate, la stagione sta per cominciare: tre settimane di tempo, massimo quattro (fine mercato), poi gli alibi per Mancini finiranno in maniera definitiva. La squadra deve trovare una quadratura del cerchio che, oggi, appare più deformato del rombo su cui si continua a puntare.