Debutto per l’Inter di Mancini: tante conferme, poche certezze

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11 luglio 2015, 20:02
Mancini allenamento

Nel pomeriggio è avvenuto i l debutto stagionale per l’Inter 2015/2016 targata Roberto Mancini, che può dirsi soddisfatto del primo tempo (finito 4-0, ndr) giocato con i “titolari”, meno della ripresa (finita 0-3, per un risultato finale di 4-3, ndr), in cui sono scesi in campo molti giovani, anche se ciò significa ben poco. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i primi 90 minuti stagionali contro lo Stuttgarten Kickers

MODULO E FORMAZIONE – Prime indicazioni per Roberto Mancini, che nella prima frazione di gioco sceglie il 4-3-1-2 con cui l’Inter ha chiuso la passata stagione. Vertice basso del rombo è il giovane Gnoukouri, quello alto è Hernanes. La formazione scesa in campo è la seguente: Handanovic; Montoya, Ranocchia, Juan Jesus, D’Ambrosio; Brozovic, Gnoukouri, Kovacic; Hernanes; Palacio, Icardi.

DIFESA – Impegnato seriamente solo in un paio di occasioni, Handanovic appare abbastanza concentrato. Per il resto, si assiste al solito dramma (dis)organizzativo: la coppia formata da Ranocchia e Juan Jesus non sembra per nulla affiatata e si fa spesso prendere contro tempo, causando pericoli in contropiede. Presi singolarmente, però, entrambi riescono a fare qualche intervento buono. Sulle fasce poche indicazioni: Montoya non si vede molto, sia in positivo sia in negativo. A volte lascia dei buchi dietro, altre volte si spinge con un po’ di timidezza. A sinistra, infine, D’Ambrosio è poco impiegato.

CENTROCAMPO – In mezzo al campo Brozovic da mezzala destra appare tra i più pimpanti, mentre Kovacic da mezzala sinistra si conferma tra alti e bassi, come da due anni a questa parte. Fuori dal gioco Hernanes, spesso by-passato dai lanci lunghi per le punte, al contrario di Gnoukouri, che si rende protagonista di buone cose sia in fase di copertura sia in fase di costruzione, prima del calo.

ATTACCO – In avanti le novità stanno a zero, visto che si ricomincia esattamente come si è finito. Palacio preziosissimo come sempre sia sotto porta sia in fase di ripiego, ma stupisce il continuo miglioramento tecnico di Icardi, che davanti al portiere non sbaglia mai e riesce a servire assist al bacio ai suoi compagni. Manca, però, un raccordo tra i due e il centrocampo.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini stravolge la formazione: entrano Carrizo, Nagatomo, Andreolli, Popa, Santon, De Micheli, Dimarco, Delgado e Baldini; escono Handanovic, Montoya, Ranocchia, Juan Jesus, D’Ambrosio, Brozovic, Kovacic, Palacio e Icardi. Poi escono anche Gnoukouri ed Hernanes, che fanno spazio a Taider e Kondogbia. Non c’è molto da aggiungere, visto che i tre gol subiti e le zero occasioni create bastano per dare una risposta alla domanda: “Com’è andato il secondo tempo?”.

CONSIDERAZIONI – Un’amichevole del genere – giocata dopo pochi giorni di ritiro, che hanno seguito settimane di vacanze e, soprattutto, con una squadra che definire incompleta è poco -, non può dare molti spunti tecnico-tattici, ma qualcosa si è visto. Le conferme si chiamano Palacio e Icardi sotto porta ed è interessante constatare che chi verrà a prendersi la maglia da titolare del “Trenza” dovrà sudare parecchio: non bastano i milioni spesi per cartellino e ingaggio, né il curriculum o i gol portati in dote. Purtroppo, però, le conferme arrivano anche in mezzo al campo, dove Kovacic vaga alla ricerca di un ruolo ancora tutto da capire (ma ciò è una conseguenza del modulo finale che sceglierà Mancini, ndr), mentre Hernanes dietro le punte fa capire una cosa: il rombo non è più la via del successo, bisogna cambiare registro offensivo per tornare a vedere calcio di livello. In attesa di inserire completamente Kondogbia, fa sorridere la prestazione del taciturno Brozovic, che fa della quantità il suo punto di forza e, a differenza di Gary Medel, riesce a trovare spunti offensivi interessanti. Inutile dire che, in difesa, le conferme diventano certezze, o meglio, incertezze: la coppia centrale non funziona, ma gli acquisti di Joao Miranda e Jeison Murillo possono far sperare i tifosi. A destra bisogna iniziare a lavorare su Montoya, che va adattato al calcio italiano, mentre a sinistra c’è l’incognita: rimane Santon o arriva un nuovo terzino? Rivedere Juan Jesus là, infatti, sarebbe inaccettabile.