Crotone-Inter: Pioli fa una mossa e causa 3 danni. Game Over

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9 aprile 2017, 19:48
Pioli

Dopo aver detto addio alla Champions contro la Sampdoria, a Crotone arriva quasi una bandiera bianca dedicata all’Europa League: il 2-1 per i padroni di casa costringe l’Inter a far risultato nel derby di sabato, mentre il Milan effettua il sorpasso e fa sprofondare i nerazzurri al settimo posto. Prestazione pessima per la squadra di Pioli, che ha più di una colpa

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Pioli per affrontare il Crotone: Handanovic; D’Ambrosio, Murillo, Miranda, Ansaldi; Medel, Kondogbia; Candreva, Banega, Perisic; Icardi.

CIFU

MODULO – Il 4-2-3-1 dell’ultima sconfitta viene modificato per necessità (Gagliardini infortunato), cambiando anche qualche concetto tattico: l’Inter ritrova Medel a centrocampo, andando a creare una diga centrale in coppia con Kondogbia, mentre in difesa torna titolare Murillo al fianco di Miranda. Pioli conferma entrambe le catene laterali, che ultimamente non stanno brillando per diversi motivi: D’Ambrosio-Candreva a destra e Ansaldi-Perisic a sinistra.

PRIMO TEMPO – Troppi errori per l’Inter nei primi minuti, mentre il Crotone gioca bene in verticale e attacca a pieno organico. Al 18′ Medel causa un rigore (dubbio) dopo un bel contropiede del Crotone: batte Falcinelli che non dà scampo ad Handanovic, bravo solo a battezzare l’angolo giusto, ma non arriva a intercettare la palla. Al 22′ Falcinelli – inseguito invano da D’Ambrosio – scavalca Handanovic con uno scavetto, assurdo il contropiede concesso ai rossoblù su suggerimento di Trotta. L’Inter fatica a giocare palla a terra, ma anche i lanci lunghi effettuati sono di pessima fattura. L’inconsistenza della squadra messa in campo da Pioli si nota grazie ai movimenti di Banega, costretto ad arretrare costantemente sulla linea mediana perché la coppia Medel-Kondogbia non è in grado di costruire gioco: manovra difficoltosa, i nerazzurri non trovano spazi e con l’argentino regista arretrato anziché trequartista si perde qualità e soprattutto lucidità a ridosso dell’area di rigore. Anche nel finale di tempo leggerezze clamorose in difesa, palloni e occasioni letteralmente regalati a un ottimo Crotone, che potrebbe dilagare. Il primo tempo termina 2-0: se il passivo fosse stato più ampio non ci sarebbe stato da recriminare, Inter vergognosa.

SECONDO TEMPO – A inizio ripresa subito doppio cambio tattico per Pioli: fuori Murillo e Ansaldi, dentro Eder e Palacio. L’Inter cambia assetto e si sistema con un 3-4-3 che prevede D’Ambrosio sul centro-destra e Medel arretrato in difesa con Miranda alla sua sinistra, Candreva e Perisic larghi a tutta fascia con Kondogbia-Banega in mezzo, davanti Palacio ed Eder ai lati di Icardi. Con questo assetto l’Inter copre meglio il campo e inizia a far girare palla con più concretezza, arrivando al tiro con Perisic. Al 65′ D’Ambrosio accorcia le distanze con un tap-in vincente a un metro dalla porta su torre di Kondogbia in seguito a un angolo ben battuto da Banega. Al 72′ Eder colpisce il palo interno con una bella conclusione di destro. Al 81′ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Kondogbia, dentro Joao Mario. Il portoghese si piazza in mediana alla destra di Banega (come da immagine sotto allegata, ndr). Assedio finale dell’Inter, disordinata e pertanto inconcludente. Il secondo tempo termina 2-1: sconfitta meritata per l’Inter, ma soprattutto tre punti legittimi per il Crotone.

CIST.

PROTAGONISTA – A pagelle fatte, parlare dei singoli è riduttivo perché non avrebbe senso focalizzarsi sugli errori reiterati di Candreva o su quelli di tutti i suoi compagni di squadra. Osservando la collettività, l’errore è alla base: Pioli. Il tecnico nerazzurro azzarda riproponendo Medel a centrocampo è perde la partita, perché con una mossa sola annulla tre potenziali spunti tattici interessanti: 1. Banega trequartista, costretto a giocare dietro lasciando solo Icardi; 2. Kondogbia mediano prettamente difensivo, costretto ad apportare qualità che non ha; 3. Candreva e Perisic “bloccati” sulla fascia, costretti invece a trotterellare su tutta la trequarti senza trovare una collocazione precisa e una giocata interessante (partendo dal presupposto che entrambi sarebbero stati panchinabili dal 1′ in favore di gente più fresca e lucida). In tutto ciò, l’utilizzo di Murillo (diffidato) per 45′ con il ripristino della difesa a tre dal 46′ in poi mette un punto esclamativo sul fallimento tecnico-tattico di Pioli. L’Inter non è una provinciale e non deve approcciarsi da tale: Pioli, stavolta l’hai fatta grossa.

COMMENTO – L’unico commento possibile è il seguente, scritto a caratteri cubitali: GAME OVER E vale per tutti, dall’allenatore Pioli (traghettatore fuori dalla zona Europa?) al Direttore Sportivo Ausilio (la cui posizione dovrebbe essere più in bilico di quella del tecnico parmigiano), per non parlare dei calciatori. Non si salva davvero nessuno: né gli esperti né i giovani, titolari e riserve sono sullo stesso piano. Il fallimento dell’Inter è totale e non fa distinzioni, il peso specifico di ognuno viene annullato di fronte a una prestazione indegna. Il derby di sabato diventa fondamentale per salvare la faccia, solo per quello, perché il sorpasso è già avvenuto e il rischio di rimanere anche fuori dall’Europa League sarebbe la ciliegina su una torta di pessimo gusto. Prima di pensare a come terminare la stagione e soprattutto al modo in cui programmare la prossima, bisogna guardare in faccia la realtà: questo gruppo (dirigenti, tecnici e giocatori) è all’altezza dell’Inter? L’impressione è che tutti stiano navigando verso il lido più “comodo”, quello che da anni è il bivio nerazzurro: se non riesco a raggiungere la Champions League, boicotto l’Europa League e mi faccio da parte. Pioli in quest’ottica è sia vittima sia complice, perché a sua volta sta contribuendo al declino nerazzurro cancellando dalla rosa prima “Gabigol” Barbosa e poi Joao Mario, in favore di un pessimo Candreva e di un sempre più “ex atleta” Palacio. Le questioni tecnico-tattiche, però, stanno a zero. Partita preparata male e letta peggio, in pratica la sagra dell’improvvisazione. Tutto molto imbarazzante. Non bisogna più aggiungere nulla, solo aspettare (la rivoluzione). Game over.

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