Bologna-Inter: lato errato e sagra del cross fantasma. E in panchina?

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20 settembre 2017, 01:49
Spalletti Candreva D'Ambrosio

Si ferma a quattro la striscia di vittorie dell’Inter, che a Bologna riesce appena a strappar un punto in rimonta e senza neanche meritarlo per l’oscena prestazione: l’1-1 non racconta tutto, anzi bisogna solo ringraziare Icardi per il rigore segnato e Mbaye per la leggerezza difensiva. Non si salva praticamente nessuno, se non la vittima Spalletti, che deve inventarsi un’idea di calcio difficile con la rosa a disposizione, nonostante un paradosso piuttosto evidente nella costruzione dell’azione

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Spalletti per affrontare il Bologna: Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Nagatomo; Vecino, Borja Valero; Candreva, Joao Mario, Perisic; Icardi.

BIFU

MODULO – Solo due cambi rispetto a Crotone, ma non riguardano il sistema di gioco: sempre 4-2-3-1 per l’Inter, che ritrova la spinta di Nagatomo a sinistra e la concretezza di Vecino davanti alla difesa (al posto di Dalbert e Gagliardini), confermando Joao Mario trequartista alle spalle di Icardi.

PRIMO TEMPO – Nei primi minuti di gioco l’Inter prova ad attaccare sulla destra, ma a fare la partita è il Bologna sulla stessa fascia (quella di D’Ambrosio e Candreva, ovvero la fascia sinistra rossoblù). Partita a senso unico, i nerazzurri non riescono a reagire e a costruire gioco. Al 32′ il Bologna passa meritatamente in vantaggio grazie a uno splendido gol di Verdi, che segna dalla distanza sfruttando l’indecisione di Vecino, che evita il fallo da dietro sulla trequarti per non causare una punizione pericolosa e prendersi un giallo gratuito. Passano i motivi, ma a sinistra l’Inter non gioca mai, così Perisic tende ad accentrarsi per creare più densità nella zona nevralgica del campo, ma senza risultati. La manovra dell’Inter risulta lenta, confusionaria e soprattutto inconcludente, perché i movimenti dettati da Joao Mario sono tutti controproducenti. Il primo tempo termina 1-0: Bologna nettamente superiore, Handanovic costretto agli straordinari.

SECONDO TEMPO – A inizio ripresa l’Inter scende in campo con la stessa passività della prima frazione, mettendo sùbito in evidenza le difficoltà. Al 50′ primo cambio per l’Inter: fuori Joao Mario, dentro Eder. Cambia il trequartista, adesso con l’italo-brasiliano l’approccio è più offensivo. Nonostante ciò, non cambia il canovaccio: l’Inter attacca solo da destra, o almeno ci prova con cross imprecisi e una collezione di corner, che Candreva pensa bene di battere tutti perlopiù bassi (sulla difesa del Bologna). Al 76′ Icardi pareggia su rigore guadagnato per atterramento di Eder in area proprio in seguito a un cross dalla destra. Al 81′ secondo cambio per Spalletti: fuori Candreva, dentro Brozovic. Il numero 77 croato si posiziona al centro facendo spostare Eder a sinistra e Perisic a destra, ma ciò causa solo ulteriore caos in avanti. Al 86′ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Borja Valero, dentro Gagliardini. Spalletti punta sulla freschezza in mezzo al campo nei minuti finali (come da immagine sotto allegata, ndr), ma senza fortuna perché persistono gli errori. Il secondo tempo termina 1-1: una pessima Inter strappa un punto al forse troppo immaturo Bologna, che per fortuna non chiude la pratica quando ne avrebbe avuto le possibilità.

BIST

PROTAGONISTA – Salvare un giocatore dell’Inter dopo la prestazione di Bologna è un lavoraccio, meglio concentrarsi su chi ha deluso e, pur sottolineando che non si tratta del peggiore in campo, bisogna menzionare l’autore di alcune giocate che non hanno permesso di impostare un altro tipo di partita: Candreva. L’ala destra della Nazionale Italiana si mette in mostra con la solita corsa scriteriata sulla fascia destra, ma stavolta esagera perché ha il piede caldo: il 95% dei suoi cross finisce da tutt’altra parte rispetto all’area di rigore del Bologna, in cui Icardi e Perisic fanno da spettatori. A peggiorare il tutto, la terribile sequenza di calci d’angolo: l’Inter sale in area con tutte le sue torri (restano dietro solo Nagatomo e Borja Valero), ma Candreva indirizza tutti i suoi corner verso le maglie rossoblù. Dire che D’Ambrosio (sulla stessa fascia) e Perisic (nello stesso ruolo) hanno fatto peggio di lui non servirà a migliorarne il profitto. Drammatico.

COMMENTO – Molti aspettavano la prima frenata dell’Inter, che è arrivata. Meritatamente, soprattutto dopo i tre “allarmanti” punti ottenuti a Crotone. In certi casi si dice che non è tutto da buttare, in realtà, dopo aver visto e analizzato la partita, da buttare c’è tutto e di più. Dalla difesa che subisce gol dalla lunga distanza, dopo aver sofferto le giocate di Verdi fin dagli spogliatoi, all’attacco che non produce nulla. Il vero dramma, però, è a centrocampo: zero idee, zero movimenti, zero sbattimento. L’impressione che l’Inter sia scesa in campo già sconfitta è piuttosto evidente, forse per stanchezza o chissà perché. Sta di fatto che, pur giocando malissimo, l’Inter riesce a portare a casa un punto che la mantiene – solo momentaneamente – in testa alla classifica, imbattuta. Entrando nel dettaglio della prestazione, tra i tanti errori osservati in campo, quello più grave è legato alla scelta di attaccare su una fascia piuttosto che sull’altra: l’Inter attacca solo a destra, ignorando la corsia sinistra. La decisione è già errata per principio, dato che, con Dalbert in panchina e Cancelo infortunato, l’unico giocatore capace di sparigliare le carte è Perisic (coperto da Nagatomo) a sinistra, mentre la coppia D’Ambrosio-Candreva riesce a sbagliare tutto il possibile (sì, D’Ambrosio gioca la sua peggior partita della storia, facendo apparire Candreva meno deleterio). E non è un caso che il rigore viene ottenuto con un taglio in area da sinistra firmato Eder, perché Perisic è completamente avulso dal gioco. Come Icardi, mai servito. Inoltre, le sostituzioni effettuate (ed effettuabili) mettono in risalto una triste verità: Spalletti dalla panchina non può puntare su nessuno per cambiare inerzia a partita in corso, a meno che non metta in campo qualche riserva (o titolare di dubbio gusto). Un ultimo appunto, che valga come promemoria: il 4-2-3-1 funziona solo se il perno centrale della linea a tre sulla trequarti garantisce un certo tipo di giocate. Tradotto: se hai un trequartista che fa la doppia fase senza far mancare supporto alla punta, sovrapposizioni alle ali e ovviamente gol, sei a cavallo. In caso contrario, sei… nell’Inter 2017/18. Spalletti non può fare miracoli, avendo Joao Mario e Brozovic, che insieme non formerebbero un numero 10 concreto. Il motivo: Joao Mario e Brozovic sono svogliati e poco inclini al sacrificio,esclusi lampi di genio che arrivano una volta ogni due mesi. Prima di continuare a insistere sulla loro staffetta al centro, Spalletti farebbe bene a risolvere più di un paradosso: quello del lato su cui attaccare; quello della densità in area di rigore, se l’idea è buttare cross in mezzo; quello del regista, che può essere arretrato (Borja Valero) per alleggerire il compito sulla trequarti, dove comunque il “10” prescelto dovrà presto cambiare registro. Il lavoro da fare è tanto, Spalletti lo sapeva e dopo Bologna non può più nasconderlo: l’Inter non ha una rosa – né qualitativa né numerica – per competere con Juventus e Napoli, ma in una stagione senza coppe non può fallire il treno per la Champions League, per il quale Roma e Milan hanno già speso i soldi del biglietto (e su quel vagone viaggia anche la Lazio). Contro il Genoa esame casalingo importante.