Nota tattica di Inter-Fiorentina: la prima Inter di Spalletti

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23 agosto 2017, 17:30
Spalletti

“Nota tattica”, una rubrica che mira a sottolineare un dettaglio, in positivo o in negativo, dell’ultima partita dell’Inter, meglio se qualcosa di sommerso o particolare. Dopo Inter-Fiorentina parliamo dell’esordio ufficiale di Luciano Spalletti.

ESORDIO BENAUGURANTE – Inter-Fiorentina portava con se una certa curiosità per vedere come si sarebbe comportata la squadra di Luciano Spalletti alla sua prima uscita ufficiale. Al di là del risultato, rotondo, la risposta è arrivata chiara: questa estate il tecnico ha lavorato sotto ogni aspetto (fisico, tattico, mentale) e l’Inter vista alla prima giornata se non altro è una squadra. Serviranno conferme nei mesi a venire, ma è già un punto di partenza totalmente diverso da un anno fa.

IL MODULO – Il 4-2-3-1 di Spalletti seguendo lo schema dei passaggi tra i giocatori, in questa immagine dal profilo Twitter @11tegen11, ha assunto questa distribuzione qui:

Icardi come al solito ha svolto alla grande il suo ruolo di finalizzatore, pur dialogando al minimo coi compagni, mentre spiccano per quantità di passaggi Vecino, da subito al centro del gioco, Borja Valero e Candreva, sfruttato da Spalletti anche dentro al campo per favorire il fraseggio.

BORJA AL CENTRO DEL GIOCO – Andando oltre i numeri, un ruolo centrale nell’idea di calcio che intende perseguire l’Inter Spalletti lo ha cucito attorno a Borja Valero. Si è detto spesso che così sarebbe stato ed è evidente in campo.
Lo spagnolo ha avuto un raggio d’azione notevole, come si vede nella sua heatmap presa da Whoscored, ed è proprio la sua capacità di muoversi a seconda di dove serve ad essere fondamentale:

Borja Valero ha una capacità innata di favorire lo sviluppo del gioco, ed è proprio per questo che serve a Spalletti: lo spagnolo dà qualità quando e dove serve, ma anche gestione e copertura tattica. Con lui tutti giocano meglio, e soprattutto imparano. Il suo esempio, in campo e in allenamento, porterà i vari Vecino, Gagliardini, Joao Mario, e pure Brozovic (tutti nati negli anni 90) a comprendere il gioco in modo sicuramente migliore.