Napoli-Inter: Sarri e Mancini, gli opposti che si sfidano

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27 novembre 2015, 11:34
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Napoli-Inter è anche la sfida tra Sarri e Mancini, due allenatori molto diversi, due personalità opposte, due vissuti agli antipodi. Il tecnico jesino si presenterà allo stadio San Paolo da primo in classifica, ma il suo collega toscano non teme niente e nessuno. È per questo che la sfida nella sfida si preannuncia bella e sfrontata, resa ancor più affascinante dalle diverse filosofie dei due allenatori

GIACCA E CRAVATTARoberto Mancini è il classico allenatore “nato con la camicia”, che non ha avuto bisogno di compiere una lunghissima gavetta per arrivare alla gloria. Appena smette di giocare infatti intraprende subito la carriera di allenatore come secondo di Eriksson alla Lazio, vincendo subito una Supercoppa italiana. Successivamente viene chiamato dalla Fiorentina, quando ancora non era in possesso del patentino di allenatore di prima categoria, episodio che scatenò più di una polemica. E’ proprio alla guida della squadra viola che Mancini dimostra di avere stoffa, vince il suo primo trofeo da allenatore, quella Coppa Italia con cui continuerà ad avere un feeling speciale, vincendola altre tre volte, due all’Inter e una alla Lazio (dove fa il suo ritorno dopo l’esperienza da vice). Alla guida dei nerazzurri Mancini, come ben sappiamo, vincerà anche tre Scudetti e due Supercoppe italiane. Non ottiene successi solo in Italia l’allenatore jesino, ma anche in Inghilterra alla guida del Manchester City, dove vince una F.A. Cup, una Community Shield e una Premier League. In Turchia, alla guida del Galatasaray, otterrà un secondo posto e una Coppa di Turchia. Proprio grazie alla sopra citata esperienza inglese Mancini acquisisce anche competenze da manager, che gli permetteranno di affinare la sua già spiccata capacità in sede di calciomercato. Nessuno come lui è bravo a ottenere tutto quello che vuole, si espone personalmente per convincere i giocatori che desidera arruolare nella sua squadra e, a giudicare dai risultati, si direbbe che è anche molto persuasivo. E’ caparbio l’allenatore nerazzurro, fortunato e con quel pizzico di presunzione che non guasta mai.

TUTA E SIGARETTA – Diverso il percorso di Maurizio Sarri, tecnico che arriva dalla provincia e inizia a scalare la vetta partendo dal basso. La sua carriera ha inizio infatti dalla Seconda Categoria toscana, quando ancora era un impiegato di banca e si divideva tra lavoro e allenamenti. Nel giro di pochi anni arriva in Promozione, dove ottiene subito il salto in Eccellenza e poi in Serie C2. In un solo anno Sarri ottiene la promozione in C1 e nel 2005 esordisce in Serie B alla guida del Pescara, ottenendo la salvezza con tre giornate di anticipo. Successivamente viene chiamato dall’Arezzo per sostituire l’esonerato Antonio Conte. Nel 2012 viene ingaggiato dall’Empoli, con cui arriva quarto ma perde la finale dei playoff per l’accesso in Serie A, che non tarderà a ottenere nella stagione 2013/2014. Il suo Empoli si rivelerà la sorpresa della Serie A 2014/2015, squadra giovane che metterà in difficoltà chiunque, compreso quel Napoli che poi chiamerà proprio Sarri in panchina per sostituire Rafa Benitez.

FILOSOFIE A CONFRONTO – Due personaggi completamente differenti quindi, l’allenatore azzurro più esuberante quello nerazzurro molto più posato (ma guai a farlo arrabbiare). Sarri ha ottenuto i suoi successi con la calma e la pazienza di chi sa aspettare, di chi è consapevole che i sacrifici un giorno o l’altro ripagheranno sempre. E infatti, dopo solo un anno di Serie A, arriva la meritatissima chiamata di una grande squadra. Mancini invece ha avuto la fortuna e il merito di essere un grande calciatore con una personalità forte e ben delineata, che non è passata inosservata all’interno dell’ambiente e gli ha dunque permesso di arrivare alla meta facendo indubbiamente meno fatica di Sarri. Il tecnico toscano è ormai unanimemente riconosciuto come maestro di calcio, in grado di plasmare e dare un gioco sfrontato e propositivo alla sua squadra, e basta guardare il suo Napoli per capire. Mancini invece viene quasi accusato di essere troppo abituato ai giocatori pronti, i cosiddetti top player. Cosa vera, ma non del tutto, dato che non sono pochi quei giocatori che da semisconosciuti sono diventati dei fuoriclasse anche grazie a lui. La sua Inter, rispetto alla squadra partenopea, quasi si adatta all’avversario affinché giochi male, trovando poi la giocata vincente grazie all’estro dei suoi giocatori più tecnici, pronti a colpire una volta individuato il punto debole altrui. Mancini decide chi mandare in campo volta per volta, valutando cosa è meglio fare in base all’avversario che si trova di fronte, atteggiamento che ha scatenato più di una critica ma che finora sta fruttando alla squadra un primo posto in classifica. Due filosofie opposte quindi, che lunedì sera si troveranno finalmente faccia a faccia per quella che si preannuncia una sfida molto interessante: chi la spunterà?