La questione Gabigol: ecco perché non gioca nell’Inter

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4 gennaio 2017, 11:18
Gabigol Perisic Eder

La domanda più gettonata nell’ambiente Inter da qualche mese è la seguente: perché Gabigol non gioca? La risposta, come spesso accade, è molto più semplice di quello che si vuole credere.

MISTERO? FORSE NO – A volte in certe questioni si cercano risposte complicate, astruse, persino insensate quando invece il nodo è semplice e davanti agli occhi di tutti. Talmente semplice che in un certo senso si rifiuta a priori, finendo per perdersi in spiegazioni fantasiose che servono unicamente ad alimentare il gossip. Gabriel Barbosa, in arte Gabigol, nei suoi primi mesi di Inter si è trovato invischiato esattamente in una situazione del genere.
La domanda è nata dopo Inter-Bologna, ed è cresciuta di partita in partita: perché Gabigol (un appello: chiamatelo Gabriel o Barbosa, anche lui evita il soprannome, pure sulla maglia) non gioca? Tifosi, opinionisti, semplici passanti, fino ad arrivare al suo procuratore che nell’ultimo mese si è scatenato sui media per avere una risposta al mistero. Eppure, come detto, la questione è tanto semplice da diventare persino banale.
A domanda diretta sia de Boer che Pioli hanno candidamente risposto che il giovane brasiliano non è/era pronto. E la questione è veramente tutta qui. Semplicemente è troppo difficile da accettare.

MONDO DIVERSO – Barbosa è un attaccante brasiliano classe ’96. Di suo un giocatore abbastanza giovane, che quindi deve ancora imparare molte cose.
Una condizione di partenza aggravata dal fatto di essere nato e cresciuto nella versione attuale del calcio brasiliano, vale a dire un contesto poverissimo a livello tattico, dove basta una superiorità fisica o tecnica individuale per giocare, superare gli avversari e persino vincere. E a livello tecnico, questo senza dubbio, Gabigol è un giocatore decisamente dotato. Giocare per anni nel Santos (precisamente per 154 presenze, che sarebbe un bagaglio di esperienza importante) essenzialmente non gli ha portato nessuna base utile per arrivare in Serie A.
Questo fatto che già di suo sarebbe un problema serio e richiederebbe del tempo di ambientamento, è ulteriormente aggravato da quello che è il ruolo che Barbosa ha ricoperto di preferenza in Brasile, sia nel club che in nazionale. Giocare esterno d’attacco in Italia è sostanzialmente uno sport diverso dal farlo nel Brasileirao, con richieste totalmente diverse soprattutto nella fase di non possesso. Basta pensare a quanto sta facendo Candreva in questi mesi all’Inter: un lavoro di quel tipo, a livello di corsa, coperture e attenzione difensiva, in Brasile non lo fanno i terzini, figuriamoci gli attaccanti.

QUESTIONE DI RUOLO – Gabriel, sostanzialmente, arrivato all’Inter si è trovato catapultato in un altro mondo, con la conseguente necessità di reinventarsi. Magari in un altro contesto, in una squadra più rodata, senza allenatori che vanno e vengono, in una lega diversa per attenzione alla tattica e alle coperture, tutto sarebbe stato più semplice. Ma oggi all’Inter il discorso va così: Barbosa non può fare l’esterno con la difesa a 4. Potrebbe giocare da seconda punta o da trequartista o da prima punta, ruoli rispettivamente o non previsti o ricoperti da giocatori con altre attitudini (Banega, Joao Mario) o blindati da Icardi. Al limite come esterno d’attacco potrebbe giocare nel modulo con la difesa a 3, vista la differenza nelle coperture.
E la conferma arriva dalla freschissima amichevole disputata a Marbella, dove Gabigol ha giocato da titolare giostrando dietro alla prima punta titolare, nel caso Palacio. Esterni? Eder e Candreva. Perché anche Eder, con tutti i limiti che ha, ha nelle sue corde un lavoro di corsa e copertura che Barbosa sta ancora imparando.