Inter, squadra di manichini senza anima: ma quale Champions?

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25 novembre 2016, 16:00
Handanović Hapoel Be'er Sheva-Inter

L’Inter torna con le ossa rotte dalla trasferta di Europa League in Israele: gli uomini di Stefano Pioli chiudono il primo tempo in vantaggio per 2-0 contro l’Hapoel Beer Sheva per poi perdere 3-2 nel secondo tempo. Si chiude così l’avventura europea dei nerazzurri, tanto cercata quanto snobbata

FARSA TERMINATA – L’Inter in Europa League non ha mai dato l’impressione di crederci davvero. Attenzione, questo non vuole giustificare le indegne e vergognose prestazioni alle quali siamo stati costretti ad assistere. I limiti della squadra e dei singoli sono apparsi abbastanza evidenti, così come in campionato. Il copione contro l’Hapoel Beer Sheva è stato il medesimo di sempre: buon primo tempo e crollo psico-fisico nel secondo. Cosa possa succedere nella testa degli uomini di Stefano Pioli, e prima ancora di Frank de Boer, è difficile anche solo da ipotizzare. È tutto talmente surreale che una spiegazione razionale e logica non la si può trovare nemmeno impegnandosi. La condizione fisica precaria può reggere come scusante fino ad un certo punto, siamo a fine novembre e veder crollare una squadra intera dopo 60 minuti di partita è francamente assurdo. Ma tant’è… Il problema però non sta solo nel fisico, ma anche e soprattutto nella testa.

LAVORO PSICOLOGICO – Premesso che dover motivare gente profumatamente retribuita per giocare a calcio e che “sogna la Champions” (anche perché può giusto sognarla), dovrebbe essere di per sé un discorso da Bar Sport. E invece, nel caso dell’Inter, diventa discorso centrale e fondamentale. Perché questi uomini, molti dei quali non hanno mai visto un trofeo nemmeno in cartolina, non hanno motivazioni. O almeno è quello che traspare dalle prestazioni in campo. E quindi perché sprecare fiato annunciando impegno fino alla morte per raggiungere il tanto sponsorizzato terzo posto quando in campo si pensa a fare i manichini (tanto di moda in questo periodo tra l’altro)? Cos’altro deve succedere per prendere provvedimenti contro giocatori svogliati, poco professionali e presuntuosi? Ce lo chiediamo da troppo tempo, ma ormai il vaso è colmo e la risposta alle nostre domande sta nelle non-motivazioni di una squadra senza anima.

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Viviana Campiti

Viviana Campiti

Nata e cresciuta in Calabria, dove si laurea in Scienze dell'Educazione. Amante del calcio in tutte le sue forme, dalla Terza Categoria alla Serie A. Interista per predisposizione naturale e onestà intellettuale. Pazza come Maicon, passionale come Stankovic, fedele come Zanetti. Nel tempo libero ama il cinema, ma soprattutto scrivere.