Il marziano de Boer saluta ma a preoccupare è tutta l’Inter

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1 novembre 2016, 15:02
de Boer

Il fallimento del progetto di Frank de Boer è frutto non solo delle evidenti differenze tra i metodi dell’olandese e il calcio italiano ma anche di una confusione societaria e di giocatori che hanno ancora una volta dimostrato di avere palesi problemi caratteriali.

CHI COMANDA? – Specialmente nei momenti di difficoltà i giocatori devono sapere che l’allenatore ha la piena fiducia di chi comanda il club ma la conferma della scorsa settimana è arrivata troppo tardi e a prescindere continua a mancare un minimo di coesione all’interno della dirigenza: il gruppo Suning non ha ancora preso il pieno controllo, Erick Thohir non può occuparsi dell’Inter a tempo pieno e il suo braccio destro, Michael Bolingbroke, non ha mai dato l’idea di poter fare il Galliani o il Marotta della situazione. Chi lavora con la squadra tutti i giorni sono Piero Ausilio, Giovanni Gardini e Javier Zanetti ma nessuno dei tre sembra avere l’autorità e il potere decisionale che servirebbero per controllare lo spogliatoio.

SCELTE CONFUSE – La stessa scelta di confermare Roberto Mancini alla fine della scorsa stagione per poi cambiarlo a una decina di giorni dalla prima di campionato affidando la panchina a un allenatore che non solo non aveva mai lavorato in Serie A ma che arrivava da una scuola di calcio completamente diversa da quella italiana dimostra la confusione che regna intorno all’Inter. E a questo si va ad aggiungere anche il fatto che nessuno all’interno della società abbia suggerito o addirittura imposto a de Boer di prendere nel suo staff un collaboratore che conoscesse bene il nostro calcio e sopratutto l’ambiente nerazzurro, come successe nell’estate 2008 quando José Mourinho accettò Beppe Baresi come suo vice.

SQUADRA APATICA – Anche gli stessi calciatori hanno avuto più di una difficoltà ad assimilare un calcio fatto, in teoria, di pressing asfissiante, movimenti continui senza palla e passaggi di prima o al massimo a due tocchi; cose che non si possono di certo imparare in un paio di mesi, sopratutto quando l’Europa League ti impedisce di provare con regolarità gli schemi o di dedicare tempo adeguato alla preparazione dei vari incontri. Ma gioco a parte quello che ha preoccupato davvero è stata la mancanza di cattiveria da parte della squadra, addirittura involutasi rispetto al mese di settembre. Mancanza di feeling con de Boer? Sì ma simili prestazioni si sono viste con tutti i tecnici passati da Appiano Gentile dopo il Triplete.

CAMBIARE E SPERARE – Da questo punto di vista l’Inter aveva davanti tre possibili opzioni: 1)accettare la possibilità di chiudere il campionato all’ottavo, al nono o al decimo posto dando totale fiducia a de Boer nella speranza che da qui all’estate la squadra fosse riuscita ad assimilare il suo gioco per poter così puntare ai primi posti a partire dal prossimo anno. 2)chiedere al tecnico di seguire l’esempio di Mourinho che pochi mesi dopo il suo arrivo all’Inter decise di mettere da parte le sue idee per virare su un’idea di calcio più in linea con le caratteristiche della rosa. 3)cambiare allenatore augurandosi che il nuovo arrivato possa estrarre il coniglio dal cilindro mascherando il più possibile le palesi carenze di squadra e società.

FINALE GIA’ SCRITTO – La prima ipotesi sarebbe stata abbastanza sorprendente, non solo perché avrebbe voluto dire buttare l’ennesima stagione ma anche perché non sarebbe stato assolutamente scontato che la squadra avrebbe seguito de Boer, sopratutto considerando che molti di loro chiederebbero la cessione in caso di mancata qualificazione alle coppe. La seconda in realtà sarebbe stata provata in queste ultime settimane senza però ottenere risultati positivi portando così la società a puntare ancora una volta sul cambio di allenatore, anche se molto difficilmente il suo sostituto riuscirà a fare chissà quale miracolo dovendo fare i conti con una società confusa e uno spogliatoio affollato e difficile da gestire.

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Riccardo Melis

Riccardo Melis

Riccardo Melis (Cagliari, 1990), studente universitario quasi laureato (si spera) in Scienze della Comunicazione; adora leggere, parlare e sopratutto scrivere di calcio e cinema. Tifoso dell’Inter da quando aveva otto anni, ha superato brillantemente i suoi primi anni di tifo, più neri che azzurri, senza che la sua fede verso questi colori fosse scalfita di una virgola.