Scarpini: “Chiudere lo sport è una sconfitta. I media…”

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18 novembre 2015, 01:06
Inghilterra-Francia

Roberto Scarpini, direttore di Inter Channel, ospite negli studi della trasmissione ″Calcio & Mercato″ in onda su Sportitalia parla del delicato momento che sta vivendo tutta Europa in seguito agli sconvolgenti atti di terrorismo che hanno colpito la Francia. Anche il calcio sta avendo forti ripercussioni e Scarpini ne approfitta per sottolineare l’importante valore dello sport in casi del genere, esprimendo contrarietà riguardo al modo in cui i media stanno trattando l’argomento.

SHOW MUST GO ON – «Chiudere lo sport vuol dire dare una vittoria clamorosa a chi adesso colpisce. Sì, nello stadio c’è più affollamento ma potrebbe essere anche un posto diverso, dove per esempio stai bevendo qualcosa. Non c’è un posto più pericoloso di un altro per una follia che colpisce senza un perché. Lo stadio è più affollato, c’è più gente ma può essere tutto. Un pub, una discoteca. Allora che facciamo? Si sta a casa, non si va al ristorante, niente. Con questa logica non si vive più, perché una multisala vale tanto quanto uno stadio. La soglia di allerta è molto alta, e quindi bisogna fare attenzione a creare panico. Perché poi non puoi far più niente, se sapessi che vogliono colpire me creo uno scudo di protezione, siccome non si sa cosa vogliono colpire non puoi fermare tutto. Non c’è una logica, la vita deve andare avanti. Deve lavorare in maniera corposa chi è di dovere, per colpire e fermare il pericolo».

RETORICA – «In questi giorni, forse per toccare determinati sentimenti, c’è una retorica ridicola da parte dei media. Si cerca di dare un valore diverso allo sport. Lo sport è sport! Siamo noi che lo raccontiamo e cerchiamo di dargli un valore diverso da quello che ha».