ESCLUSIVA – Moriero: “La mia Inter grandissima squadra!”

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6 maggio 2015, 19:00
Moriero

Seconda puntata della chiacchierata con Checco Moriero in esclusiva per Inter-news.it. Abbiamo parlato della sua carriera di allenatore e del rapporto con la Nazionale, non sempre felice. In più qualche ricordo nerazzurro:

Quanto dovremo aspettare prima di rivedere Moriero in panchina? Ci sono trattative in corso?

«Il mestiere dell’allenatore è molto particolare. In questo momento, poi, è un periodo travagliato anche per tutto il movimento calcistico. Le società vogliono vincere e subito e hanno poco tempo per i progetti. Conta solo il risultato e tante volte questo non basta perché si vuole stravincere. L’allenatore ha sempre gli occhi puntati addosso. Ormai faccio questo lavoro da sei anni tra alti e bassi, vincendo un campionato in Lega Pro e facendo anche la serie B. Ho imparato che bisogna aspettare ed essere fortunati nel trovare l’anno giusto per poter dimostrare il proprio valore», inizia Moriero.

Accetteresti un “passo indietro” a livello di carriera per allenare nel settore giovanile dell’Inter?

«Non è questione di settore giovanile o prima squadra, bisogna avere sempre la passione che è l’ingrediente fondamentale. Se hai passione e amore per il calcio e vuoi allenare non guardi alle categorie. Non avrei, comunque, nessun problema ad allenare i giovani nerazzurri»

Diego Simeone: ti saresti mai aspettato di vederlo a questi livelli come tecnico?

«Aspettato no, però aveva le caratteristiche giuste per allenare. Grandissimo professionista, era la nostra guida caratteriale. Più che un allenatore in campo era un “guerriero in campo” e ci trascinava. Un guerriero che ha trasferito oggi questa grinta alla sua squadra dalla panchina. Lo vedrei bene in qualsiasi società e gli faccio ancora i miei complimenti», aggiunge Moriero.

Mondiali 1998: in ballottaggio con Di Livio per la maglia di ala destra, ti sentivi davvero più forte di lui?

«Partiamo dal fatto che non mi sono mai sentito inferiore a qualcuno ma semplicemente perché sono così di carattere. In tutte le squadre in cui ho giocato mi sono sempre conquistato il posto con umiltà e lavoro. Di Livio era un giocatore differente da me, tatticamente più disciplinato mentre io ero un po’ più estroso»

Per quale motivo i vari commissari tecnici ti “vedevano” poco?

«Ho giocato spesso in squadre che dovevano lottare per non retrocedere e il mio ruolo era particolare perché o credevi in me o non mi potevi vedere. Non ho mai avuto problemi con i CT ma è vero che in Nazionale sono arrivato un poco tardi»

L’emozione nell’aver segnato una doppietta alla seconda gara in azzurro?

«Quella è una sensazione che rimane nel mio cuore. Mi ricordo che quando rientrai a Milano mi chiamò Ronaldo perché mi voleva abbracciare per farmi i complimenti», ricorda Moriero.

Perché hai smesso così presto di giocare e se pensi che, in virtù del tuo talento, avresti potuto fare di più nella tua carriera di calciatore in particolare all’Inter?

«Sono andato a Napoli nel momento in cui la società attraversava un momento molto delicato e ho fatto pochissime presenze anche a causa di un brutto infortunio. Al mio rientro, mi sono accorto di non divertirmi più. Visto che per me far divertire la gente era uno degli obbiettivi primari e visto che non riuscivo più a fare certi gesti atletici che prima entusiasmavano il pubblico, non avendo più la naturalezza di un tempo, ho deciso di ritirarmi», sostiene Moriero.

Hai avuto dei rimpianti per il campionato perso nel ’97-’98? Al di là di come andarono le cose fuori dal campo…

«Rimpianti tanti perché sicuramente meritavamo di vincere quel campionato sul campo. L’Inter di quell’anno era senz’ombra di dubbio la squadra più forte, si poteva aprire un ciclo vincente. Purtroppo non è stato così! E’ una squadra che comunque è rimasta nel cuore di tutti gli interisti che ancora, dopo tanti anni mi fermano per strada per ricordarmi quello che avevamo fatto»

Ronaldo, Baggio e Totti: tre campioni con cui hai giocato. Chi ti ha impressionato di più?

«Impressionato tutti e tre perché Totti l’ho visto crescere e si vedeva che aveva delle qualità straordinarie. Baggio era un giocatore dalle idee fantastiche, importantissimo e “divino”. Ronaldo semplicemente il più forte di tutti perché aveva potenza, tecnica e qualità, aveva tutto!»

 

 

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