ESCLUSIVA – Checco Moriero: “Ronaldo il più forte di tutti!”

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5 maggio 2015, 13:00
Moriero

Inter-news.it ha intervistato Francesco “Checco” Moriero, indimenticata ala destra nerazzurra dell’Inter di Simoni e Ronaldo. Tanti temi trattati partendo dalla sua esperienza di campo per arrivare ai ricordi di quella memorabile annata del 1998:

Il tuo arrivo all’Inter è stato un po’ tormentato. Destinazione originale il Milan ma poi lo sbarco alla corte di Moratti. Ti sei mai pentito della scelta?

«Pentito assolutamente no. Ho accettato perché l’Inter era un club prestigioso. Conoscendo poi l’ambiente è diventata una famiglia», inizia Moriero.

Il famoso soprannome “sciuscià” da dove arriva?

«E’ nato spontaneo, per gioco, dopo un bellissimo goal di Recoba. Era un gesto per mettermi al servizio del compagno dopo una giocata importante o dopo un goal determinante. Un gesto di umiltà per cercare di creare gruppo. Era più che altro uno scherzo»

Il tuo ruolo era l’ala destra: un giocatore così manca all’Inter da un sacco di tempo. Secondo te quali sono i giocatori che più ti somigliano? Ne hai individuato uno che consiglieresti all’Inter?

«Ma sai, guardando adesso in Italia gli esterni bravi nell’uno contro uno mancano. Un ruolo molto particolare. In Italia solamente la Lazio gioca con gli esterni puri come Candreva e Anderson. Penso che la Lazio difficilmente li lascerà partire», sostiene Moriero.

Adesso ti vedresti come laterale in un 4-4-2 o esterno in un tridente?

«Già negli anni ’80 con Mazzone nasco come “quinto”. Mi diceva sempre: “da bandierina a bandierina” e poi diventi ala. Ho sempre spinto molto sulla fascia e potevo fare entrambi i ruoli».

Rivoluzione di Mancini: chi confermeresti o allontaneresti dall’Inter?

«E’ difficile perché l’Inter ha degli alti e bassi. Mi piace l’Inter offensiva che “detta legge”. Chi confermare o meno è complicato perché dipende da Mancini decidere queste cose. Il presidente gli ha dato carta bianca e lui ha la mentalità giusta per riformare la squadra».

Un suggerimento che daresti all’Inter per tornare al vertice…

«Diventare divertente, fare divertire la gente. Questa è la base del calcio, non basta vincere. Mancini lo sa bene e lavorerà in questa direzione».

Shaqiri ha bisogno di maggior adattamento al nostro calcio? Come ci si spiega questo calo di rendimento?

«Ha cambiato paese e campionato. E’ un giocatore che mi è sempre piaciuto, ha i colpi e si vede che vuole uscire da questo momento particolare. E’ un elemento il cui valore non può essere messo in discussione».

Alla luce delle ultime gare pensi che l’Inter sia rientrata in corsa per l’Europa League?

«Nelle ultime partite devono pensare solo a vincere perché, come ha detto Mancini, non dipende solo dall’Inter anche se non è facile. E’ un campionato molto molto strano», argomenta Moriero.

Qualche episodio della tua vita nerazzurra che ti è rimasto impresso…

«Sicuramente la festa per la vittoria della coppa UEFA a Parigi nel 1998. Momento fantastico. Un’Inter che divertiva, un’Inter simpatica formata da giocatori forti caratterialmente. Ci si divertiva anche in allenamento quando ci si trovava a mangiare insieme perché volevamo stare insieme e ci sentivamo un gruppo importante».

Gigi Simoni: grande uomo ancora prima che grande allenatore. Come avete vissuto nello spogliatoio il suo esonero avvenuto a ciel sereno?

«Gigi era ed è ancora oggi una persona fantastica. Un allenatore che con le sue capacità era riuscito a mantenere unito un gruppo di grandi campioni. Nel momento del suo esonero ci fu una riunione di tutta la squadra a casa di Moratti. Il presidente aveva ormai deciso e nessuno riuscì a fare nulla nonostante i buoni risultati della squadra. Moratti fu irremovibile», afferma con convinzione Moriero.

Ronaldo: presentazione super a San Siro nel 1997 per il più forte giocatore del mondo. Possiamo definirlo così?

«Secondo me era il più forte del mondo senza alcun dubbio. Il bello di “Ronie” era durante l’allenamento perché era “tanta roba” davvero. Lui era sempre molto sereno e viveva il calcio in maniera molto particolare. Ogni volta che era chiamato a fare la differenza, lui la faceva. Ricordo le partite importanti come ad esempio quella a Mosca nella neve: ad un certo punto disse: “Ragazzi, ci penso io”. Un giocatore fantastico e una persona umile. Ricordo in particolare il goal che gli feci fare nel derby, quello del pallonetto a Sebastiano Rossi: bastò un’occhiata, lo vidi partire da centrocampo e me lo ritrovai subito in area. Misurai la sua velocità, fece 20-30 metri alla massima velocità per arrivare su quel pallone. Per me era facile, bastava guardarlo e riuscivo a capire dove sarebbe potuto andare», ricorda con affetto Moriero.

La prima parte dell’intervista a Moriero finisce con il ricordo dello strepitoso Ronaldo. La prossima puntata parlerà del Moriero allenatore e della sua esperienza in Nazionale.

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