Suning, 150 mln per il mercato. Inter, meglio l’euro del carrello

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27 novembre 2016, 00:00
Zhang Suning Inter

In una stagione ormai senza via d’uscita, per alcuni l’unica speranza risiede nel mercato di gennaio. Poi in quello estivo. E ancora in quello di gennaio 2018, qualora anche la prossima stagione dovesse finire nel dimenticatoio prima del previsto. Un circolo vizioso in cui l’Inter non riesce più a essere in grado di prendere in mano la situazione, ripristinare la normalità (ma sopratutto, quale normalità all’Inter?) e tornare a vincere. Il Suning promette ulteriori investimenti sul mercato, addirittura 150 milioni, ma basterebbe investire un euro con intelligenza per tornare a casa soddisfatti… senza passare dal discount Inter

SOLITO BIVIO – Da fin troppo tempo dopo una sconfitta senza appelli da parte dell’Inter, ci si trova davanti a un bivio: il primo tragitto porta allo sfascio, in cui l’allenatore è sempre colpevole, mentre i calciatori si dichiarano pronti – a testa bassa – a reagire per onorare la maglia che indossano; il secondo, invece, è il sentiero della rivoluzione, magari totale, ma ancora mai attuata veramente. Ovviamente anche in questo caso l’allenatore è colpevole ed è sempre troppo tardi per fare nomi e cognomi di proprietari, dirigenti e calciatori, che sono i veri responsabili del continuo fallimento nerazzurro degli ultimi sei anni. Se n’è reso conto chiunque, perfino i diretti interessati, però ci vogliono far credere il contrario in una ruota che continua a girare a vuoto e a creare malumore tra i tifosi.

FINALMENTE MERCATO – Dopo aver salutato Roberto Mancini ed esonerato Frank de Boer, il progetto tecnico dell’Inter è stato affidato a Stefano Pioli con le stesse promesse fatte in precedenza: presto si farà mercato per rafforzare la rosa. Come se la rosa fosse scarsa o, peggio ancora, non all’altezza per avere la meglio su ChievoVerona, Atalanta o Hapoel. L’Inter perde a Verona? Tranquilli, si fa mercato. L’Inter perde a Bergamo? Ancora più tranquilli, il mercato di gennaio sta per arrivare. E se l’Inter perde anche a Be’er Sheva, la tranquillità è di casa: l’eliminazione dall’Europa League significa movimenti di mercato a gennaio, prima in uscita e subito dopo in entrata. Così ci si illude che la stagione nerazzurra possa svoltare investendo milioni su milioni, come se in campo scendessero nomi importanti e bonifici bancari a più zeri a portare a casa i tre punti. Invece il problema resta lì e si amplia.

INVESTIMENTI SBAGLIATI – Appena insediatosi a Milano – almeno a livello teorico ed economico, per avere fisicità dell’insediamento bisogna attendere un altro po’ -, il Suning Group ha mantenuto la parola data investendo in più ambiti, in particolare sul mercato nonostante il Fair Play Finanziario taglia gambe (e Lista UEFA…). Investimenti importanti, forse anche troppo dal punto di vista della spesa fatta, ma poco mirati a correggere i tanti problemi tecnico-tattici dell’Inter: Gabriel “Gabigol” Barbosa a 30 milioni di euro farebbe anche vendere maglie se giocasse, ma probabilmente una coppia di terzini da 15 milioni l’uno avrebbe garantito più qualità di Danilo D’Ambrosio e Yuto Nagatomo, tanto ai gol ci pensa Mauro Icardi con il suo ingaggione a cinque stelle. Ma anche in questo caso il problema non è Gabigol o Icardi, bensì il contorno inadeguato ed è inutile polemizzare perché il primo “deve giocare perché pagato tanto” (cartellino), il secondo “deve segnare perché pagato tanto” (stipendio) e l’Inter “deve vincere perché si chiama Inter”. Di nome, solo di nome, ma non di fatto: non può essere questa un’Inter vincente.

MELE MARCE (OVUNQUE) – In una società che ha come presidente Erick Thohir (spesso assente ingiustificato, soprattutto dopo l’epurazione di alcuni suoi uomini di fiducia), stonano continuamente le parole da tifoso dell’ex Massimo Moratti. In una società che ha come sponsor ufficiale Pirelli, è inaccettabile sentire dichiarazioni di Marco Tronchetti Provera sull’inadeguatezza della nuova proprietà. In una società che affida ruoli di prim’ordine a Javier Zanetti, Giovanni Gardini e Piero Ausilio, è clamoroso constatare che in tre non facciano una cosa giusta quando c’è da utilizzare la competenza dirigenziale anziché puntare alla compiacenza dei tifosi. E partendo dai vertici societari fino ad arrivare all’ultimo ruolo da ufficio prima di calcare il campo da gioco, la situazione non migliora per niente: le mele marce all’Inter sono tanto in campo quanto in società, stipendiati non-dirigenti compresi.

CARRELLO “PILOTATO” – Tornando al discorso economico, è inutile far parlare i soldi: leggere, sentire e discutere del fatto che Suning voglia spendere 150 milioni di euro per rinforzare l’Inter fa solo sorridere, perché tale cifra è già stata spesa di recente (e prima ancora) senza ottenere risultati. Anzi, peggiorandoli. I prossimi investimenti devono andare in un’altra direzione: migliorare la competenza dell’organigramma societario, degli addetti al mercato (non basta avere Kia Joorabchian come intermediario…), degli scout nazionali e internazionali per arrivare prima sui giovani di talento senza svenarsi, dei tecnici del Settore Giovanile e di tutto lo staff. Migliorare le strutture per la Prima Squadra e le giovanili, investendo sullo stadio di proprietà. Firmare contratti con sponsor di prima fascia in modo da avere un ritorno economico importante da utilizzare successivamente per investire sul mercato: perché migliorare la rosa si può e si deve fare, ma senza buttare altri 150 milioni in un contesto che di società non ha nulla, figuriamoci di squadra. Inter, investendo solo un euro per un unico carrello, si può fare una spesa molto più soddisfacente facendolo “guidare” da chi ne è davvero capace, senza andare a tentativi per poi rimanere a stomaco vuoto (di risultati). E magari in questo modo si trovano anche le migliori offerte 3×2, oltre al fatto che l’euro del carrello tornerebbe al legittimo proprietario dopo la spesa…

DISCOUNT INTER – L’idea della spesa mi serve per affermare che l’Inter oggi è gestita peggio di un supermercato low cost famoso per il nome e i risultati ottenuti in passato, ma in grave crisi perché non più al passo con i tempi e la concorrenza aumenta, lavorando meglio. Una specie di discount in cui a rotazione vengono sollevati dall’incarico i capireparto più esposti dando alibi ai cassieri inadeguati, ma senza variare la qualità della merce acquistata e poi rivenduta né la competenza del direttore e dell’amministratore. Ai tifosi dell’Inter oggi interessa poco che Suning possa spendere 150 milioni in un solo colpo per portare a Milano un fuoriclasse o più di uno (si parla da tempo di James Rodriguez, ultimamente anche di Marco Verratti con la prospettiva di regalarli entrambi a Diego Simeone per luglio 2017), perché tanto i tifosi resterebbero innamorati di questi colori anche se tornassero Ezequiel Schelotto e Filippo Mancini allenati da Corrado Verdelli. Non serve prendere altre figurine di qualità e inserirle in un contesto fallimentare, serve ripristinare la normalità: via tutta la gente inadeguata tra dirigenza e squadra, dentro una base forte composta da pochi elementi di assoluto affidamento. Perché a oggi ci sono troppi dirigenti (numero imprecisato, ne sbuca uno nuovo al giorno) e troppi calciatori (addirittura 29!), ma nessuno può definirsi top o leader nel suo ruolo. Solo dopo si può pensare al nuovo tecnico e non al set di padelle antiaderenti vinto grazie ai punti ottenuti dopo aver fatto una spesa di 150 milioni di euro al discount Inter. Urge tornare a vincere, ma trattando l’Inter per quella che merita di essere: una società seria, non un supermercato allo sbando.

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.