Spalletti abbandonato a sé, ma è l’unico a difendere l’Inter

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13 febbraio 2018, 16:42
Spalletti

Da “l’Inter vince, ma non convince” a “l’Inter torna a vincere, ma continua a non convincere” il passo è stato breve, eppure questo non interessa a chi ha davvero a cuore la stagione e il futuro dell’Inter: quella persona è Spalletti, l’unico a pensarla nello stesso modo dei tifosi interisti, che adesso chiedono solo i risultati contro tutto e tutti, senza badare al resto

CLASSIFICA – Quantificare tutto quello che è successo negli ultimi giorni, precisamente dalla fine del mercato a domenica, non è semplice. Una certezza c’è: l’Inter è tornata alla vittoria, che mancava da quel 5-0 contro il ChievoVerona del 3 dicembre 2017. Da lì ben dieci occasioni di cui nove passi falsi, perché di questo si tratta: va bene lo 0-0 in casa della Juventus, non la doppia sconfitta consecutiva contro Udinese e Sassuolo né tantomeno il doppio pareggio con tanto di supplementari – e rigori, contro il Pordenone – in Coppa Italia, dove l’eliminazione è arrivata ai danni del Milan, per non parlare dei quattro punti persi a tempo scaduto contro Fiorentina e SPAL, così come quelli non raccolti nel doppio scontro diretto contro le romane (0-0 con la Lazio e 1-1 in rimonta con la Roma, risultati comunque positivi in ottica terzo posto), infine il pareggio casalingo contro il Crotone. Una serie tanto negativa da essere quasi da record fino al 2-1 contro il Bologna. E dopo la 24a giornata c’è anche un’altra certezza: l’Inter è di nuovo terza in solitaria a quota 48 punti, uno più della Roma (47) quarta e due più della Lazio (46) quinta. Assurdo pensare che adesso la Juventus (62) seconda sia quattordici punti sopra quando ai tempi dello scontro diretto era l’Inter a essere davanti e per di più in testa alla classifica, dove ora il Napoli (63) primo domina. Di conseguenza, la classifica è cambiata e molto, ma non l’obiettivo stagionale di un’Inter senza budget e tranquillità: la qualificazione alla prossima Champions League, quest’anno accessibile anche con il quarto posto, ma meglio difendere il terzo…

DIRIGENZA – Se la classifica tutto sommato sorride all’Inter, anche grazie al blackout che ha colpito (pure) le romane negli ultimi tempi, ciò che preoccupa è all’interno. O meglio, quello che succede (o non succede) all’interno e arriva immediatamente all’esterno, ingigantito, senza passare dal via. E senza fare chiarezza, senza dare un motivo per non credere al contrario. I problemi dell’Inter, quindi, arrivano dall’interno. Precisamente nello spogliatoio, dove c’è un solo uomo al comando e si sta facendo di tutto per farglielo perdere: Luciano Spalletti è finito nell’occhio del ciclone e nessuno prende le sue difese. Non che sia una cosa così negativa considerando i danni mediatici – e non solo – fatti negli ultimi anni dai “difensori” presenti in società e dirigenza: Javier Zanetti è sempre più lontano dalle vicende nerazzurre di vitale importanza e preferisce dare lustro a quelle secondarie; Piero Ausilio l’ha già fatta fuori dal vaso con tutti i precedenti tecnici sedutisi sulla panchina nerazzurra; infine, dettaglio non da poco, a prendere parola sono spesso persone non più influenti nelle vicende nerazzurre, come ad esempio l’ex numero uno Massimo Moratti, da cui nessun tipo di predica può essere presa come credibile. Ma c’è dell’altro, ovviamente. Dal concetto di “Crisi Inter” – condivisibile visti i risultati degli ultimi due mesi -, sia tecnica sia soprattutto mentale, oggi è tornato di moda un altro termine vintage che non manca mai: “Polveriera Inter. Rigorosamente in maiuscolo, come se fosse un copyright che prende vita e sovrasta il concetto di Inter come società e squadra. Un film già visto, genere: horror-drama.

SPOGLIATOIO – I casi da polveriera sono all’ordine del giorno e descrivono uno spogliatoio a pezzi: si va dal capitano Mauro Icardi con la testa al Real Madrid e malvisto dai compagni alle sfuriate pubbliche di Marcelo Brozovic, rimasto controvoglia a Milano dopo la cessione al Siviglia praticamente definita nelle ultime ore di gennaio, passando per l’annuale annebbiamento di Joao Miranda e per il mal di pancia di Ivan Perisic, senza dimenticare i vari attriti di Joao Cancelo, che piuttosto che rimanere il titolare all’Inter sarebbe tornato a fare panchina a Valencia. E chissà cosa uscirà nei prossimi giorni, magari qualcosa riferito al “nuovo capitano” Samir Handanovic, oppure ai desaparecidos italiani Davide Santon e Roberto Gagliardini, probabilmente Dalbert avrà da ridire per la mancata sfiducia o forse Rafinha non accetterà più la sua gestione centellinata invocando la titolarità incondizionata. Ah, anche Antonio Candreva non se la passerà bene se Yann Karamoh continua ad avere fiducia e spazio, aspettando una nuova crisi di Eder quando Icardi tornerà al centro dell’attacco. E Andrea Pinamonti? Essendo rimasto all’Inter per crescere rifiutando il Sassuolo, qualche situazione controversa potrebbe verificarsi. Insomma, ci si può sbizzarrire. Eppure una cosa rimane poco chiara: perché l’Inter non si difende? Perché il Suning Group insiste su questo silenzio assordante mentre si rischia di mandare a rotoli l’ennesima stagione interista? Ah già, forse dalla Cina “conviene” far arrivare solo notizie sui non-investimenti nel calcio, guai a difenderlo (il proprio investimento nel calcio).

E allora forse ce li meritiamo i Moratti che parlano fuori luogo, sicuramente non ci meritiamo uno come Spalletti che difende la sua creatura dal primo giorno e non solo non viene spalleggiato dall’ambiente che lo circorda, ma viene anche preso per il culo direttamente e indirettamente. Sabato sera il calendario dice Genoa-Inter, ma è come se fosse Genoa-Spalletti: altri tre punti da conquistare per scacciare i nemici.







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