Pioli si auto-esonera dall’Inter. Dimissioni sarebbero più gradite

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16 aprile 2017, 00:00
Pioli

Pur essendo Pasqua, non è possibile digerire quanto accaduto nel derby giocato alle 12.30 alla vigilia. L’Inter chiude il primo tempo sul 2-0, poi nella ripresa Pioli decide di perdere la partita consegnandosi al Milan. Il risultato finale dirà 2-2 al 97′, ma conta poco: l’Inter perde un’altra occasione d’oro per tornare in corsa per l’Europa League, Pioli perde la faccia e la credibilità. Dopo questo episodio, infatti, è impensabile affidargli la panchina nerazzurra anche nella prossima stagione

UN DERBY SCELLERATO – Dal punto di vista tecnico-tattico, nessuno chiedeva all’Inter di fare la partita della vita. Giocare bene? Magari, ma in caso contrario pazienza: l’unica cosa che contava era il risultato. Un solo risultato: vittoria, tre punti e sorpasso sul Milan, in modo da riconquistare il sesto posto necessario per provare almeno a giocare l’Europa League 2017/18. Dal punto di vista caratteriale, una prova d’orgoglio nella stracittadina dovrebbe essere il minimo, senza doverla richiedere a gran voce o addirittura elemosinare. Inoltre, giocando in “casa” e venendo dalla scandalosa sconfitta di Crotone (successiva a quella casalinga contro la Sampdoria), bastava San Siro esaurito per motivare la squadra nerazzurra. Per questo motivo la percentuale di azione in mano a Stefano Pioli era minima: pur senza far nulla come il più passivo degli allenatori, il tecnico parmigiano non avrebbe fatto danni. E invece no, Pioli ha voluto fare il protagonista. In negativo, assolutamente in negativo. Come già sottolineato nell’analisi tattica, sul 2-0 Pioli si è consegnato al Milan quasi come a voler perdere il derby. Il pareggio subìto al 97′ vale come una sconfitta per l’Inter. Non ha più senso continuare la stagione con Pioli così come non ha senso ricercare i motivi che hanno portato l’ex tecnico della Lazio a prendere determinate decisioni: Yuto Nagatomo titolare dopo essere finito nel dimenticatoio sembrava un azzardo; Jeison Murillo in campo sul 2-0 al posto di Joao Mario una provocazione; e Jonathan Biabiany riproposto nel mondo del calcio al 91′ una sfida a chissà chi. Sfida di nervi, sfida persa. Un atteggiamento inspiegabile, sicuramente ingiustificabile e pertanto da non ripetere: non dovrà ripresentarsi l’occasione perché, dopo quanto fatto in maniera così scellerata, Pioli si è praticamente auto-esonerato dalla panchina dell’Inter, togliendo ogni dubbio al Suning Group su quello che è il suo livello. L’anno prossimo non può esserci posto per Pioli all’Inter e non c’è media-punti che tenga: un punto così basso nella storia dell’Inter non si raggiungeva dai tempi di Leonardo (un non-allenatore messo in panchina per capriccio), perfino gli errori nerazzurri di Gian Piero Gasperini e Walter Mazzarri vengono ridimensionati dall’ultima performance firmata Pioli. Autolesionismo allo stato puro. Pioli ha perso la credibilità: game over ad Appiano Gentile.

PIOLI, ADDIO INTER – L’Inter ha pagato a caro prezzo la folle lettura tattica di Pioli, che adesso rischia di perdere anche il – già vergognoso per la storia nerazzurra – piazzamento minimo chiamato Europa League. Anche, perché la panchina l’ha già persa. Tra quanto deciso durante i 90′ e quanto dichiarato ai microfoni al termine del derby, Pioli ha fatto più danni della grandine. E’ già un man dead walking, ma sarebbe stato più dignitoso chiudere l’esperienza nerazzurra con le immediate dimissioni, tanto tutti gli obiettivi da centrare (passaggio del turno in Europa League, vittoria della TIM Cup e piazzamento al terzo posto per la Champions League prima e al quinto per l’Europa League poi) li ha già falliti tutti in serie, restano solo le briciole. E stavolta non c’è alibi o Frank de Boer che tenga, gli errori di Pioli sono tutti di Pioli come quelli di de Boer lo erano di de Boer. L’Inter per Pioli rappresenta(va) un sogno, essendone tifoso, ma soprattutto un punto di arrivo come professionista della panchina. Pioli resta professionista, ma resta anche provinciale ed è risaputo che per un allenatore provinciale non c’è posto sulla panchina dell’Inter. Chi sarà il successore oggi non importa, ciò che conta è che a fine stagione a pagare siano tutti: da Pioli a chi l’ha voluto fortemente (Piero Ausilio e Giovanni Gardini, no?), così come chi (forse Erick Thohir?) ha portato e poi abbandonato il progetto de Boer senza averci mai creduto veramente. E lo stesso Javier Zanetti dovrebbe pagare con il ridimensionamento del suo ruolo, per dare maggiore credibilità a una società da ormai troppi anni allo sbando in tutti i settori operativi. L’Inter, nello specifico, ha bisogno di un grande nome in panchina a partire dal 1° luglio 2017, mentre da oggi fino al 28 maggio andrebbe benissimo un traghettatore interno: Stefano Vecchi ha già dimostrato di esserne capace, pur avendo un Campionato Primavera da vincere con l’Inter Under 19. Solo questo “limite” salva Pioli fino a fine stagione, se no sarebbe già stato da esonerare dopo il derby buttato alle ortiche. E per giusta causa. Non è catastrofismo, bensì realtà dei fatti: l’obiettivo dell’Inter è quello di uscire dalla provincia, dove invece Pioli rischia di farla sprofondare nuovamente come uno dei tanti “sabotatori” dell’ultimo periodo. Come tanti dirigenti, come troppi giocatori, tutti da allontanare al più presto: via le mele marce dall’Inter. Senza rancore e ripensamenti last minute. Addio Pioli, buona fortuna altrove.