Moratti e gli ostacoli del cuore: gli errori del post-Triplete

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22 maggio 2015, 12:52
massimo moratti

Sono 5 anni, oggi, un lustro è passato ma paragonando le due Inter verrebbe da pensare ad una forbice temporale molto più ampia. Da quell’incredibile compagine guidata da Mourinho che vinceva ovunque, oggi vi è una squadra a pezzi e rinnovata (male) dal Presidente in giù. Il tutto affonda le sue insane radici dalla notte dopo, quel 23 maggio…

ORRORI ED ERRORI, DEL PRIMO “TIFOSO” – Massimo Moratti ha portato l’Inter dove nessun altro era riuscito nella sua storia e, fino a prova contraria, di tutto il calcio italiano. Dopo aver speso miliardi su miliardi, l’ex Presidente nel 2010 ha completato la sua opera, ma non ha saputo privarsene al momento più opportuno per non far sì che quello fosse l’ultimo canto del cigno. Difficile biasimarlo, forse in tanti al suo posto avrebbero vissuto lo stesso conflitto interiore fra vendere a peso d’oro gli eroi del Triplete e ricostruire, oppure conservare intatto quel gioiello spremuto ed in là con gli anni ma di cui era arduo staccarsi. In pieno stile Moratti, ha ovviamente seguito la seconda strada: rifiutando i quasi 30 milioni per Maicon, i 25 per Milito, o i molti di più per Sneijder poi protagonista anche di un eccellente Mondiale. Vero, facilissimo parlar da fuori, spesso non abbiamo il coraggio di liberare l’armadietto di una maglietta al quale siamo legatissimi pur andando ormai stretta o presentando chiari segni di usura: figurarsi veder partire chi ti ha dato, sportivamente, la gioia più grande della tua vita. Un Presidente deve però saper fare anche questo, il problema o la fortuna (dipende dai punti di vista), è che Massimo Moratti non è mai stato un Presidente come tutti gli altri, prima il cuore e la passione poi tutto il resto. Oggi, forse, l’Inter paga ancora quelle scelte, costretta a veder partire a zero tutti quei campioni ormai in età avanzata e con motivazioni e fisici logori, con l’impossibilità di reperire risorse utili a ricostruire una corazzata degna della sua storia. Costretto, in ultimo, ad abbandonare il trono e lasciarlo ad Erick Thohir: il primo a farne le spese è stato lui, ma nonostante tutto e cinque anni dopo, fra i mille e tanti errori-orrori una parola non può comunque esser risparmiata: grazie Presidente.