Monumento Stankovic: un ritorno tra dignità e rispetto

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8 dicembre 2014, 21:15
stankovic

Ritornare a casa è sempre bello. Essere accolti dal calore della tua famiglia è un’emozione indescrivibile. Questo deve aver pensato Dejan Stankovic dopo l’abbraccio del pubblico di San Siro. Dieci anni non si dimenticano. L’impegno che Deki ha profuso per l’Inter è esattamente il senso della riconoscenza di questo straordinario interprete del pallone verso chi gli ha dato l’opportunità di fare la cosa che lui sapeva fare meglio: giocare a calcio. E vincere tutto. Nelle vittorie e nelle sconfitte Stankovic è stato innanzitutto un uomo con gli attributi, uno che si è guadagnato il rispetto con il rispetto. Nella galleria dei campioni nerazzurri il serbo avrà sempre un posto speciale, perché la sua grande dignità non gli consentirebbe qualcosa di diverso.

Ieri sera vederlo in bianconero, uscire dall’altro spogliatoio e sedere sull’altra panchina è stato un tuffo al cuore. Era visibilmente a disagio e non è riuscito in nessun modo a nasconderlo. Anche i meno attenti lo avranno notato. Ha recitato la sua parte, come il copione imponeva, ma il tifoso interista non si sarebbe stupito se sotto la sua camicia avesse nascosta la maglia nerazzurra. Deki non riesci a immaginartelo con un’altra casacca. Stankovic è una di quelle persone che per l’Inter sarebbero capaci di rifiutare ciò che non si può rifiutare. La speranza del popolo interista è che un po’ del suo attaccamento ai colori ieri sera sia arrivato agli scialbi interpreti del nuovo corso nerazzurro. Stankovic è un monumento di eccezionale grandezza e valore. Al suo cospetto gli attori attuali sembrano dei ninnoli di terracotta o sbiaditi nani da giardino. In ogni caso, lui è semplicemente inavvicinabile.

Le dichiarazioni dell’attuale viceallenatore dell’Udinese a Inter Channel: “È stato bellissimo il ritorno qui a San Siro, sia con il saluto della curva nel riscaldamento che con il premio di Inter Forever” consegnatomi da Toldo. Mi aspettavo questa accoglienza e tutto l’affetto della gente. Dieci anni condivisi nelle vittorie e nelle sconfitte non sono pochi e quindi auguro ad ogni mio compagno una serata così in fatto di accoglienza. Esultanza sui due gol? Ero seduto per rispetto della mia ex squadra e della mia attuale.”

Stankovic non esulta. Non può. Non vuole. Non ce la fa. L’Inter è parte di sé. Stankovic è parte dell’Inter. Un patrimonio del calcio che sta facendo esperienza altrove. All’inter non c’era posto, ma ieri sera ha capìto che questo è solo un passaggio, un apprendistato necessario per poter arricchire il proprio bagaglio di competenze. Il calore di San Siro era qualcosa di troppo grande per una semplice partita di calcio. Ma era il minimo dopo la lettera di addio dell’anno scorso consegnata al sito Inter.it, con cui ci ha fatto riflettere e commuovere. Auguri Deki, per tutto quello che farai e per quante cose imparerai lontano da Milano. Partire è bello, ma ritornare è sempre meglio. Ieri sei ritornato da avversario, in futuro per qualcosa di più.

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