Mancini-Inter, separazione indolore: amaro in bocca e rimpianti

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9 agosto 2016, 00:00
Mancini

L’Inter e Roberto Mancini si dicono ancora una volta addio: il tecnico termina così la sua seconda vita nerazzurra. Una decisione che arriva a poche settimane dall’inizio della nuova stagione, ma che per tanti motivi non viene vissuta in maniera dolorosa

TROPPI PERCHÉ – La seconda avventura di Roberto Mancini sulla panchina dell’Inter è terminata, consensualmente e senza troppi intoppi. Il malumore tra tecnico e società era evidente ormai da tempo: musi lunghi, frecciatine, malcontento. Meglio così, alla fine. Certo, ci sarebbe molto da dire sui tempi visto che mancano solo due settimane all’inizio del campionato. La sensazione dunque è che la tensione si sia protratta troppo a lungo, fino a quando una delle due parti non ha deciso di cedere e chiudere un rapporto che non poteva più andare. Non si può di certo dire che l’euforia per il ritorno all’Inter di Mancini si sia poi confermato con i risultati sul campo anche se il quarto posto e i 67 punti raggiunti sono il miglior traguardo degli ultimi 6 anni. Troppo poco per una squadra che ambisce alla qualificazione in Champions League e che parla di progetto da far decollare praticamente dal giorno in cui Massimo Moratti ha deciso di abdicare. Certamente l’ormai ex tecnico nerazzurro ha più demeriti che meriti perché la dirigenza si è messa a sua completa disposizione, ascoltando ed esaudendo ogni suo desiderio. Da parte sua invece si è sempre registrata una certa insoddisfazione, come se mancasse sempre qualcosa. Ed è vero, è mancata la sua voglia di far rendere tutto l’ambiente al 100% e sfido chiunque a dire il contrario. Lo dimostrano ancor di più gli atteggiamenti dell’ultimo mese e mezzo: Mancini ha più volte sfidato la società provando a farsi mandare via. Perché non prenderne coscienza e agire? Perché tirarla troppo per le lunghe? Perché mettere la squadra nella posizione di dover affrontare un cambiamento così grande durante la fase di preparazione e a pochi giorni dall’inizio della nuova stagione? Domande a cui non avremo risposta. Quello che possiamo affermare è che la seconda vita nerazzurra di Mancini ha lasciato l’amaro in bocca per troppi motivi, poteva essere un successo e invece è mancato il coinvolgimento emotivo. Proprio per questo la separazione non fa male per niente.

SPRAZZI DI POSITIVITÀ – Non è stato un successo dunque, ma nemmeno tutto un insuccesso. Quando Mancini è arrivato a sostituire Walter Mazzarri ha ridato ossigeno ad un ambiente ormai logoro, stanco, sull’orlo della depressione. Ha deciso di affrontare una sfida importante tornando in un ambiente dove aveva vinto e che tanto lo aveva amato, e se pensate che lo avrebbe fatto chiunque molto probabilmente vi sbagliate. Dunque Mancini ha sfidato il passato e se stesso, ha preso in mano una squadra allo sbando con una situazione societaria in divenire. Ha cercato di mettere ordine e di fare chiarezza, pretendendo probabilmente troppo potere decisionale. Ha rivoluzionato la rosa portando giocatori di un certo livello che sicuramente non dispiaceranno a chi adesso andrà a sedersi sulla scottante panchina nerazzurra. Certo, non sono mancati i capricci nemmeno in sede di mercato con giocatori presi a furor di popolo e poi relegati in panchina senza validi motivi. Ma in linea di massima la rosa costruita – seppur incompleta – è di buonissima qualità. Non è andata come tutti in casa Inter speravano, questo è un dato di fatto. Ma adesso bisogna trarre il massimo dall’eredità lasciata da Mancini, quindi in bocca al lupo al mister che prenderà in mano l’Inter. Frank de Boer ne avrà bisogno.

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