Mancini disegna l’Inter del futuro: quale destino per Palacio

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28 maggio 2015, 12:41
palacio

Era partito ad handicap, figlio di un Mondiale storto, non solo per la finale persa e quel gol sbagliato a tu per tu con Neuer, ma per un infortunio alla caviglia che ne ha condizionato il rendimento sia in Brasile che poi nella prima parte di stagione all’Inter. Ma il Palacio vecchio, tutto cuore e sacrificio, non è mai venuto meno: anche nei momenti più difficili, a 33 anni suonati.

UN POSTO PER PALACIO: TUTTA LA VITA – Giocatori così ne passano pochi, soprattutto se attaccanti: capaci a 33 anni, con una caviglia mezza rotta, di fare un recupero di 40 metri in difesa per aiutare la squadra, quando le forze non ti accompagnano e la forma non è quella di un tempo, ma il cuore e la disponibilità al sacrificio sì. Ecco perché Rodrigo Palacio ha sempre ricevuto il sostegno dei tifosi, mai un fischio o un mugugno nemmeno quando a dicembre era ancora a secco di gol, o con un assist ma per l’uomo sbagliato regalava la vittoria all’Udinese a San Siro. Con il lavoro e tanta pazienza, l’argentino ha saputo ritrovare forma e gol, superando addirittura le presenze delle due stagioni passate: sono già 40, diventeranno 41 domenica rispetto alle 39 dei primi due anni in nerazzurro, condite rispettivamente da 22 e 19 gol. A dicembre, come detto, era fermo a zero: da quel momento ne ha realizzare ben 11, andando in doppia cifra per la terza stagione di fila, nonostante i mille problemi e l’impossibilità di rifiatare fra Europa e campionato, vista la mancanza di alternative ma soprattutto l’imprescindibilità tattica della sua presenza. Ecco perché chiunque arrivi in attacco e qualunque sarà il modulo adottato da Mancini, un posto per Palacio ci sarà sempre: nel cuore dei tifosi e della squadra, perché giocatori così passano sempre più raramente.

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