L’Inter, de Boer e il vero colpevole del caos nerazzurro

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24 ottobre 2016, 12:00
Thohir

L’Inter di Frank de Boer ha rimediato, a Bergamo, la terza sconfitta consecutiva in Serie A. Il tecnico nerazzurro vede traballare la sua panchina, ma siamo sicuri che il vero colpevole non sia qualcun altro

COLPEVOLE – Quando cambi un allenatore l’8 di agosto non è mai un buon segno. Quando al 24 di ottobre un nuovo avvicendamento in panchina sembra inevitabile capisci che c’è qualcosa che non funziona e non solo sul campo. E a non funzionare non sono gli allenatori, ma altro. E questo altro ha un nome e un cognome ben preciso: Erick Thohir.

SOCIETÀ – L’indonesiano è diventato presidente del club nerazzurro nel 2013. Subito ha cercato di dare un’impronta più internazionale e manageriale all’Inter. Bene, diranno in molti. Peccato che in campo non ci vada il brand o il numero di magliette vendute (altrimenti Yuto Nagatomo sarebbe meglio di Maicon), ma i giocatori. Peccato sopratutto che questi fantomatici “super manager” all’Inter di nuovo abbiano portato poco o nulla. Tanti gli errori, tanta la distanza dal calcio italiano e pochi i veri interisti messi al centro del progetto e non come fantocci da muovere come ambasciatori del club. Lo scorso anno con l’ingresso in società di Dejan Stankovic tutti ci eravamo illusi. Il serbo avrebbe dovuto “insegnare” ai giocatori cosa significasse giocare nell’Inter. Missione fallita. Stesso discorso vale, purtroppo, per Javier Zanetti. Grandissimi calciatori entrambi, ma 0 esperienza da dirigenti. Manca un uomo forte nel club. È evidente. Manca un punto di riferimento, un accentratore. Questo poteva essere quel Lele Oriali lasciato andar via nell’immediato post Triplete da Rafa Benitez e che i nerazzurri si sono fatti sfuggire per la seconda volta quest’estate. Ok, l’ex braccio destro di José Mourinho, aveva dato la sua parola a Carlo Tavecchio, ma l’Inter doveva e poteva insistere di più.

CAMPO – Quello che si è visto ieri in campo è semplicemente il riflesso di quanto descritto poco fa. Nell’Inter regna il caos, in campo e fuori. Tra ufficio stampa, tifoseria spaccata in due e uno spogliatoio che sembra aver voltato le spalle al suo allenatore anche quest’anno l’obiettivo Champions League sembra essere sfuggito al 24 di ottobre. Ora però torniamo alla prima data, quell’8 agosto, giorno della rescissione consensuale del contratto di Roberto Mancini. L’ex tecnico nerazzurro ha le sue colpe, ma la società nerazzurra concentrata nel cercare di racimolare milioni in giro per il mondo, ha dimenticato la squadra e il suo tecnico sottovalutando il suo malumore e trovandosi a due settimane dall’esordio a ricominciare da capo per l’ennesima volta.

SCELTA SBAGLIATA – A questo punto entra in scena il Suning Commerce Group che ha commesso il primo grave errore della sua gestione: far scegliere a Thohir il nuovo allenatore. Il presidente nerazzurro non ha perso l’occasione per sbagliare ancora e ha chiamato Frank de Boer: allenatore emergente che veniva da un calcio totalmente diverso e distante da quello di Mancini e sopratutto italiano. L’olandese si è trovato in poco tempo a dover imparare prima ancora di dover insegnare. I suoi nemici? Il poco tempo a disposizione e i giocatori.

PROFESSIONISTI? – Esatto, perché nella rosa dell’Inter i veri professionisti sono pochi. Gli altri pensano più a parlare e puntualmente alla prima difficoltà preferiscono fregarsene. La qualità c’è, ma i limiti psicologici sono maggiori. Gli stessi undici che hanno sconfitto meritatamente la Juventus (regalando la miglior partita degli ultimi anni), sono gli stessi che ieri a Bergamo hanno disonorato l’Inter, i suoi tifosi e la sua storia. Dei veri professionisti avrebbero capito le normali difficoltà del tecnico in un nuovo calcio e gli sarebbero andati incontro. Invece no. Si preferisce voltare le spalle e dare la colpa al più esposto.

BASTA – De Boer ha la sua idea di gioco. Ad alcuni può piacere ad altri meno, ma non merita le critiche ricevute e sopratutto l’esonero. Ha commesso i suoi errori, ma a pagare non deve essere lui. Ad andare via dall’Inter deve essere chi nel 2014 ha rinnovato il contratto a Walter Mazzarri salvo licenziarlo dopo pochi mesi per richiamare Mancini e iniziare a parlare già di de Boer, chi aveva promesso la finale a San Siro nel 2016 e invece nell’anno della finale in casa la squadra non partecipa neanche all’Europa League e come ultima colpa decide di affidare la panchina dell’Inter a un ottimo allenatore, ma che per sua sfortuna si è trovato sulla panchina sbagliata nel momento sbagliato. Ed è quindi per questo motivo che sarò sempre con Frank de Boer e non con chi a livello sportivo ha compiuto solo orrori.

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Crescenzo Greco

Crescenzo Greco

Crescenzo Greco, nasce a Foggia il 20 aprile del 1995. Grazie a sua zia è interista fin da bambino. Josè Mourinho l’idolo incontrastato, Adriano quello d’infanzia. Dopo aver raggiunto la maturità scientifica si è trasferito a Milano per inseguire il sogno di diventare giornalista sportivo e studiare “Comunicazione e Società” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.