Le 10 cose sull’Inter 2015/16 che Mancini non dice, ma pensa

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22 luglio 2015, 11:11
mancini

Fare elenchi non è sempre facile, soprattutto se c’è da ordinare pensieri altrui. Quando si tratta di Roberto Mancini, però, tutto appare più semplice. Se è vero che nella Dinamica “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”, nella Dinamica Manciniana (la Mancinica?) “Ad ogni scelta discutibile nei 90 minuti corrisponde un messaggio alla società uguale e contrario, nonché diretto”. Funziona più o meno così

LE 10 COSE NON DETTE, MA PENSATE – Per fare cifra tonda, sono dieci i pensieri che attraversano la mente di Roberto Mancini nelle ultime settimane, o almeno è questo ciò che ho percepito in seguito ad alcune scelte piuttosto curiose. E sono tutti pensieri riferiti all’Inter, al suo mercato e alla stagione che verrà. Proverò a elencarli tutti e dieci, immedesimandomi nel tecnico jesino, come se fosse lui a parlare, senza censure dettate dalla società e dalle regole del mercato. Alcune cose, infatti, sono già state dette in maniera velata e i segnali alla società si fanno sempre più forti.

1. Voglio un terzino sinistro adatto al tipo di gioco che voglio impostare per la mia squadra. Un esterno che sappia sia difendere sia attaccare, ma che lo faccia con il piede giusto, ovvero quello sinistro, senza bisogno di rientrare sul destro e perdere tempo per un banale cross dal fondo. L’unico mancino puro in rosa è Dodò, che neanche conosco perché infortunato da tempo e non posso farci affidamento, così utilizzo il ’97 Dimarco, mettendolo davanti alle difficoltà del ruolo per un giovane inesperto. Vogliamo andare avanti così? Avete visto come si è preso gioco di lui Douglas Costa? Ma la colpa non è sua. Nagatomo e Santon, essendo di piede destro, non fanno al caso mio, al massimo ne tengo uno come riserva.

2. Se devo scegliere chi sacrificare tra i terzini, non ho dubbi: Nagatomo. Il giapponese è un buon giocatore, ma a destra ho già Montoya e a sinistra cerco tutt’altro. Come esterno di riserva polivalente ho già D’Ambrosio, che oltre alla facilità di corsa come il giapponese, aggiunge al suo bagaglio tecnico anche fisico e impostazione da difensore, tipico della scuola italiana, a differenza di Nagatomo, che è più bravo ad attaccare piuttosto che a difendere. Tra lui e Santon, l’italiano dà garanzie simili a quelle di D’Ambrosio, quindi è proprio Santon la prima alternativa sulla sinistra, ruolo in cui ha giocato i secondi tempi delle amichevoli. Nagatomo, invece, l’ho messo sempre fuori ruolo: in mezzo al campo e sulla trequarti relegandolo alla corsia destra, non tanto per sfruttare la sua duttilità, quanto per effettuare tutti i cambi a disposizione e far rifiatare i suoi compagni. La scelta finale spetterà al mercato, in base alle offerte che arriveranno, ma se dovessi scegliere preferirei continuare a lavorare con Santon, che a gennaio ho rivoluto con noi.

3. Volevo Zukanovic, è vero, ma mi sarebbe servito come jolly difensivo al posto di Juan Jesus, non come terzino sinistro titolare. Il brasiliano al centro della difesa non mi dà sicurezza, mentre sulla fascia non ha le qualità tecniche per rendersi utile, a differenza del bosniaco appena approdato alla Sampdoria: buon piede, cross preciso e tecnica di certo superiore, con lo stesso fisico possente. Perso Zukanovic e con Juan Jesus rimasto in rosa, il brasiliano resta l’ultima alternativa ai centrali dopo i nuovi Miranda e Murillo, e i confermati Ranocchia e Andreolli. Inoltre sarà l’alternativa al terzino sinistro, quando mi servirà minore spinta e più copertura dietro.

4. L’arrivo di Murillo era già stato programmato dalla società, ma il colombiano sembra avere qualità importanti per imporsi al centro della difesa, a differenza di Juan Jesus. Visto che Miranda sarà il nuovo leader difensivo della mia Inter, Murillo dovrà abituarsi a far coppia con lui. Il brasiliano probabilmente lo piazzerò sul centro-destra, quindi al colombiano toccherà il centro-sinistra, dove nella passata stagione hanno giocato Vidic e Juan Jesus. Con l’arrivo del colombiano e la permanenza del brasiliano, considerata anche la conferma di Andreolli, il serbo è di troppo. L’exploit di Murillo mette a rischio la posizione di Ranocchia, che dovrà impegnarsi parecchio per meritarsi la maglia da titolare e di conseguenza la fascia da capitano: saranno loro due a giocarsi la maglia da titolare al fianco di Miranda.

5. Ho deciso fortemente di puntare su Kovacic e voglio ripartire con lui davanti alla difesa, per avere qualità maggiore in mezzo al campo e un’arma offensiva in più. Se l’anno scorso avevo pensato di utilizzarlo come trequartista nel 4-2-3-1, adesso arretrandolo non cambiano gli uomini da utilizzare, ma deve cambiare la tipologia di gioco. Ho bisogno che mi dia garanzie non solo in fase di costruzione, ma soprattutto in fase di rottura: per giocare davanti alla difesa deve migliorare in interdizione. Qualora fallisse quest’esperimento, avrei bisogno di un’alternativa già in casa, per questo sto forzando la mano per portare a Milano Felipe Melo, che conosce già le mie richieste tecnico-tattiche. A differenza di Medel, preziosissimo in copertura, il brasiliano può darmi qualcosa in più a livello tecnico e fisico, sia in fase difensiva sia in fase offensiva.

6. Nel centrocampo a tre, con Kovacic davanti alla difesa e Kondogbia sul centro-sinistra, necessito di una mezzala sul centro-destra che riesca ad arrivare in porta con maggiore facilità del francese e che quindi dia un importante apporto in fase realizzativa. In pratica mi serve un giocatore che renda come Guarin in termini statistici, ma che in campo si faccia notare per sapienza tattica e costanza. Proverò a impostare Brozovic in questa maniera, anche perché il croato ha sempre avuto buon feeling con il gol sia in Patria sia in Nazionale, ma deve ritrovarlo anche in Italia. In caso contrario, potrei considerare un altro assetto tattico.

7. Ho voluto fortemente Shaqiri a gennaio, ma il suo atteggiamento mi ha deluso. Lo reputo ancora un giocatore importante, ma non mi da le garanzie tecnico-tattiche che pensavo potesse darmi. Se fosse per me lo terrei volentieri come alternativa agli esterni offensivi titolari, perché è un talento capace di cambiare da solo l’esito di una partita con una giocata, e anche perché l’alternativa che ho oggi è Biabiany, che ovviamente non può darmi nessuna garanzia fisica. Purtroppo, però, per acquistare bisogna vendere, quindi a malincuore il futuro di Shaqiri è segnato: preferisco sacrificare lui anziché Kovacic e soprattutto Icardi.

8. Il tempo del rombo è finito. L’ho fatto intendere fin da quando sono tornato, dopo l’esperienza inglese ho capito che bisogna intraprendere una nuova filosofia di gioco. Un giocatore come Hernanes può tornarmi utile a partita in corso per cambiare assetto alla squadra, soprattutto per la sua polivalenza, anche se preferirei la freschezza di Duda in quel ruolo. Però, l’obiettivo è giocare fin dall’inizio con il tridente offensivo, che sia 4-3-3 o 4-2-3-1 con un centrocampista più avanzato rispetto ai due mediani. Per questo motivo ho bisogno di un’ala offensiva che mi dia garanzie tecnico-tattiche che Shaqiri non può darmi. Lo svizzero rientra poco e io ho bisogno che gli esterni d’attacco diano una mano in difesa, per questo reputo Perisic adatto per questo ruolo.

9. Palacio è un giocatore fantastico, ma non posso fare affidamento su di lui per tutta la stagione, pur non avendo le coppe. Ha 33 anni, viene da una stagione tormentata per via dei noti problemi fisici e, correndo costantemente per tutta la partita, avrà spesso bisogno di rifiatare. Non posso permettermi di costruire un tridente con questi presupposti, mi serve un altro giocatore che mi dia maggiori garanzie. Se è impossibile prendere Salah, ben venga Jovetic, che almeno potrebbe alternarsi con l’argentino alle spalle di Icardi, senza costringermi a cambiare modulo di settimana in settimana. Oggi, invece, non ho nessuno in rosa su cui puntare. Baldini? Siamo seri, i ragazzi hanno bisogno di tempo per maturare, senza pressioni eccessive.

10. Tolto Icardi, non ho un’alternativa al centravanti. E quando dovrò far rifiatare l’argentino, cosa dovrò inventarmi? Si vuole puntare davvero su Longo che, pur impegnandosi tantissimo ogni volta che lo chiamo in causa, l’anno scorso ha segnato quanto Handanovic? Mi serve un vice-Icardi che completi il reparto offensivo, possibilmente d’esperienza, dal gol facile e che stia in panchina senza fare polemica. Esattamente quello che era Cruz nella mia prima esperienza all’Inter.

CONCLUSIONI – Non so se quanto scritto e pensato sia veramente nella testa di Mancini, ma dopo le prime settimane di lavoro, queste sono state le impressioni datemi. Vedremo se, nel corso del mercato, tutto ciò si tramuterà in realtà oppure se solo una parte di ciò lo farà. O perché no, magari nulla, e in quel caso avrei solo preso un grosso granchio manciniano. Spero di non aver urtato la sensibilità di nessuno con questo editoriale: ricordatevi che io non sono Mancini. Per fortuna (mia, sua e della nostra Inter).