Inter, tra la società e gli pseudo-tifosi chi è la vera barzelletta?

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8 novembre 2016, 18:00
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Una contestazione annunciata. Giusta, condivisibile, ma per certi versi errata nelle modalità. Perché l’Inter non è mai stata la barzelletta d’Italia e mai lo sarà. Potrà esserlo la società, potranno esserlo i giocatori e, visti gli ultimi tempi, potranno esserlo anche certi tifosi. Ma l’Inter no, l’Inter mai.

BARZELLETTA D’ITALIA, MA QUANDO? – Trovare le parole giuste per commentare quanto successo domenica durante la partita contro il Crotone non è facile, per questo c’è bisogno di tempo e di soppesare con attenzione ogni singola parola usata. Perché quando si parla dell’Inter in certi toni è facile cadere nella rabbia e nell’amarezza. Già, amarezza. Questo ho provato – così come sono sicuro molti altri insieme a me – non appena ho visto lo striscione che recitava testualmente: “C’è un inglese, un cinese e un indonesiano che vogliono farci tornare ad essere la barzelletta d’Italia“. Tralasciando gli evidenti errori grammaticali – che, per inciso, ci si aspetterebbero dai “disonati” tifosi di altre squadre – quello che colpisce di più è la seconda parte dello striscione, quella riguardante la fantomatica “barzelletta d’Italia”. Mi piacerebbe domandare ai luminari autori di quello striscione: quand’è che l’Inter sarebbe stata una barzelletta? Quando una cupola di falsari si permetteva di gestire a proprio piacimento il campionato? Quando ci venivano scippati scudetti già cuciti sul nostro petto (come non ricordare il ’98, Iuliano e Ronaldo...)? No, in nessuno di questi momenti. Perché l’Inter ha sempre mantenuto la sua dignità, la sua onestà e la sua rettitudine. Affermare che l’Inter è stata la barzelletta d’Italia significa infangare il nome di coloro che la storia di questa squadra l’hanno scritta in campo e fuori, di chi ha sempre lottato per difenderla dalle diffamazioni. Significa infangare il nome di Facchetti, di Zanetti e insieme a loro di molti altri.

CASO ICARDI – In alcuni casi, però, è inevitabile affermare che il nome dell’Inter possa essere stato messo in ridicolo. Sicuramente gli ultimi avvenimenti societari e in campo non hanno aiutato a rendere giustizia alla reputazione della squadra nerazzurra. Ma le colpe non sono tutte e soltanto di società e giocatori. Le colpe sono anche – e soprattutto – di una parte di “tifosi” che definire tali è forse uno sbaglio. Prendiamo per esempio il fresco caso Icardi: proprio in un momento di difficoltà e con il bisogno di stare tutti uniti per l’Inter, si è creato un caos giustificabile per certi versi, ma totalmente sbagliato nei modi e nei tempi. Un comunicato netto, pesante, pubblico. Una situazione da risolvere in privato che si è rivelato un caso di stato e che ha portato a una situazione in cui a perderci è stata soltanto l’Inter. Un bel caso da dare in pasto ai media, giornali e televisioni che non aspettano altro che una minima polemica per attaccare e destabilizzare un ambiente già di per sé fragile e ancora in costruzione. Criticare il giocatore più rappresentativo della propria squadra – un giocatore voluto se non da mezza Europa quantomeno da mezza Italia -, quello che sta dimostrando sul campo con i suoi gol e con le sue scuse per gli errori commessi di tenere alla maglia che indossa, è un atteggiamento deludente e sicuramente imbarazzante.

PSEUDO-TIFOSI – Tornando indietro nel tempo, proprio nei momenti di maggior – passatemi il termine poco aulico – ‘ruberia’, si sono rivelati altri due casi che hanno messo in cattiva luce l’Inter: il famoso lancio del motorino durante Inter-Atalanta del 2001 e il lancio del petardo a Nelson Dida durante il derby di Champions League nel 2005. Questi sono i veri episodi in cui gran parte dei tifosi interisti – quelli buoni – si sono sentiti a ragione imbarazzati e che vengono utilizzati ancora adesso a distanza di anni dai tifosi avversari per parlare in tono di scherno dell’Inter. Ma non dalla propria squadra o dalla propria società, no, ma da una certa parte dei tifosi, quelli che con l’Inter non c’entrano nulla. E la dimostrazione è avvenuta domenica, con quel maledetto striscione. Uno striscione totalmente anti-Inter, uno striscione che ci si potrebbe aspettare da tifosi avversari, non da coloro che si ergono a paladini e a difensori supremi della squadra, quando non fanno altro che rovinarne il nome. L’Inter va difesa sempre e comunque, va amata e non definita una “barzelletta”. Per questo prima di chiudere lascio un’ultima riflessione per chi è arrivato a leggere fino a qui: tra la società, i giocatori e gli pseudo-tifosi interisti chi è la vera barzelletta? Ai posteri l’ardua sentenza.