Inter nel caos, de Boer altra testa saltata: di chi la prossima?

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2 novembre 2016, 00:00
de Boer

L’Inter ne ha combinata un’altra delle sue (roba vista e rivista negli ultimi anni, e non solo): ennesimo esonero, ennesima stagione buttata, ennesima pessima figura di squadra e societaria. Questa volta la vittima della confusione nerazzurra si chiama Frank de Boer, allenatore ingaggiato a due settimane dall’inizio del campionato e mai realmente preso in considerazione. Un paradosso? In teoria sì, ma non nella pratica di una società che non ha ancora imparato nulla dagli errori del passato

PARADOSSO – Ebbene sì, eccoci qui a parlare ancora una volta dell’ennesima scelta senza criterio della società Inter: via Roberto Mancini (andato via di comune accordo con la società, è sempre bene ricordarlo) e dentro Frank de Boer. Un allenatore olandese, rarità per il nostro campionato, con esperienza vincente all’Ajax e un credo calcistico ben preciso. Tutte cose che probabilmente l’Inter non ha adeguatamente ponderato, visto l’epilogo. Perché se decidi di fare una scelta ben precisa poi si presume che la stessa venga difesa e portata avanti fino alla fine, soprattutto nelle normali e prevedibili difficoltà. E invece cosa è successo? L’esatto contrario, ovviamente. Un allenatore abbandonato al proprio destino, deriso perché – udite udite – prova a parlare una lingua non sua; deriso perché straniero (come se fosse il primo arrivato in Italia); deriso perché dedito alla causa, a differenza dei giocatori che ha allenato e di chi lo ha scelto. Una società assente, che non si è mai realmente schierata a fianco del suo condottiero e che non è mai stata convinta della scelta fatta. Paradosso? Decisamente sì, ma non per l’Inter. Una società senza criterio, senza organigramma chiaro e preciso, senza ruoli prestabiliti. Tutto nella norma insomma, lo dice un passato nemmeno troppo lontano.

CATTIVO MAESTRO –  Il passato, sempre in teoria, dovrebbe essere un buon maestro: gli errori commessi dovrebbero illuminare la retta via e insegnare ad agire meglio. Ma anche in questo caso la nostra Inter non eccelle. Il motivo? Mancanza di disciplina e competenza, principi che de Boer aveva cercato di inculcare. Possiamo ormai dire inutilmente, visti i risultati. Dopo anni e anni di esoneri spesso e volentieri anche insensati, di progetti sbandierati e mai dimostrati, di scelte azzardate e mai difese siamo ancora qui a commentare l’assenza di logica di una società che sembra completamente allo sbando. Chi prende le decisioni? Un Presidente prossimo ad andare via oppure un ex Presidente con ancora troppa voce in capitolo? Chi fa capo a chi? Quali sono i ruoli di Javier Zanetti e Piero Ausilio? Esistono mille teste pensanti che decidono per fatti loro oppure esistono teste pensanti (?) che decidono per il bene comune? I tifosi nerazzurri sono stanchi, vorrebbero avere risposte concrete ai loro quesiti. Vorrebbero non sentir più parlare di “anno zero”, “cantiere aperto”, “progetto che richiede tempo” se poi il tempo non lo si concede a nessuno. Ai tempi di Massimo Moratti tutto questo valzer di allenatori era quasi diventato normale, ma con il cambio societario si sperava in qualcosa di più stabile. E duole constatare invece che un progetto serio non esiste, se non nelle dichiarazioni di facciata di qualche dirigente che recita il solito copione di sempre.

SPOGLIATOIO SOVRANOMa arriviamo ai giorni nostri, quelli in cui un gruppo di giocatori profumatamente pagati per fare UNA sola cosa nella vita – cioè giocare seguendo le direttive del proprio allenatore – decide di fare l’esatto contrario. E dunque c’è chi scende in campo per giocare sì, ma non a calcio. C’è invece chi molto probabilmente si sente quello che non è (e mai sarà), permettendosi il lusso di alzare la voce. Poi c’è anche chi sbaglia ed eccezionalmente (sempre in base al no sense nerazzurro) viene punito, come Marcelo Brozovic e Mauro Icardi. Giusto, anzi giustissimo. Dunque perché non prendere provvedimenti con tutti invece di far saltare la testa dell’allenatore di turno? Più facile punirne uno invece che undici, direte voi. È vero, ma una società seria e con basi solide determinati atteggiamenti non li permetterebbe né ora né mai. E così lo spogliatoio si sente autorizzato a far la voce grossa a favore del proprio interesse, ma a discapito della gloriosa maglia che dovrebbe difendere e onorare. Una realtà decisamente inaccettabile e vergognosa. E quindi adesso cosa succede? Si affida momentaneamente la squadra al tecnico della Primavera Stefano Vecchi e poi si va alla ricerca – ovviamente del tutto casuale – del milionesimo allenatore da far fuori. E intanto le stagioni passano, il cantiere rimane aperto e la ruota gira… Sempre male e sempre al contrario.

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Viviana Campiti

Viviana Campiti

Nata e cresciuta in Calabria, dove si laurea in Scienze dell'Educazione. Amante del calcio in tutte le sue forme, dalla Terza Categoria alla Serie A. Interista per predisposizione naturale e onestà intellettuale. Pazza come Maicon, passionale come Stankovic, fedele come Zanetti. Nel tempo libero ama il cinema, ma soprattutto scrivere.