Inter, hai ben 11 problemi e de Boer ha (è?) una sola soluzione

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1 ottobre 2016, 00:00
De Boer Inter EL

A poco più di 24 ore dalla pessima prestazione di Sparta Praga-Inter e a poco meno di 48 ore dall’attesissimo scontro Roma-Inter, non si placano le polemiche sulla “vergogna europea nerazzurra“, che vede ancora una volta de Boer nell’occhio del ciclone: per cosa? Le critiche mosse contro il tecnico olandese sono di una bassezza infinita, tipico atteggiamento di chi vuole negare l’evidenza e il vero problema di casa Inter

INTER VERSIONE EUROPEA – “Ehi, hai sentito? Anche giovedì l’Inter ha perso in Europa League, bissando la figuraccia fatta a San Siro contro l’Hapoel Be’er Sheva. Che vergogna!” – “Ma come, contro chi? Il Manchester United?” – “No no, lo Sparta Praga, una squadretta ceca allo sbando. Figurati che è rimasta senza allenatore alla vigilia, in panchina c’era il tecnico della selezione Under 19…”. – “Sono senza parole, anzi l’unica cosa che riesco a dire è: Frank de Boer vattene! E’ inaccettabile che la nostra gloriosa Inter perda con quattro ragazzetti scappati di casa, ma che formazione ha messo? Con Roberto Mancini non sarebbe mai successa una cosa simile, con lui i treni partivano in orario… Anche quelli per Praga, sì. Si va in treno a Praga, no?”. – “De Boer ha fatto giocare Samir Handanovic in porta, poi in difesa ha messo…” – “Ha messo Ezequiel Garay, vero?” – “No no, quello non è arrivato, è andato al Valencia. Ha messo…” – “Allora ha messo Juan Jesus, come al solito!” – “Macché, quello è andato alla Roma. Per fortuna! Ha messo…” – “Ivan Cordoba? Cristian Chivu? Chi?” – “Questi si sono ritirati anni fa. Ha messo Andrea Ranocchia, diamine!” – “Ranocchia? Ma non era alla Sampdoria? Ultimamente non sto seguendo molto il calciomercato, mi era sfuggito questo particolare. Perché Ranocchia?” – “Davvero non lo sai? L’Inter ha dato a de Boer una rosa con tre soli centrali abili e arruolabili, anzi due abili e uno solo arruolabile, infatti ha giocato con Jeison Murillo, costretto a recuperare dopo il mal di schiena dei giorni scorsi, invece il 32enne Joao Miranda ha riposato. Sai, domenica sera andiamo a Roma a giocare contro la squadra di Luciano Spalletti e Juan Jesus…”. – “Ah”. – “Eh.”- “Con Ranocchia?” – “No, forse no. Però contro il Bologna ha giocato, se non c’era lui de Boer avrebbe dovuto inventarsi chissà cosa… Ranocchia andrà in panchina come al solito, sarà la prima e unica alternativa ai due titolari”. – “Che lungimiranza, però la colpa è sempre di de Boer. Ha fatto giocare almeno Joao Mario? E Geoffrey Kondogbia? E quell’epicissimo di un Marcelo Brozovic? In attacco la coppia formata da Gabriel “Gabigol” Barbosa e Stevan Jovetic già mi fa sognare, con questi cinque in Europa League dovresti vincere a priori, senza utilizzare Handanovic e gli altri cinque giocatori di movimento. Che squadrone, grazie Piero Ausilio!” – “Veramente quei quattro non sono in Lista UEFA, sai il Fair Play Finanziario, i debiti, il mal tempo, l’inquinamento ambientale, le cavallette… Invece il croato aveva tempo da perdere cenando con pane e ignoranza, così è stato esentato dalla trasferta” – “Cosa? Ma allora chi ha giocato?” – “Come ti dicevo: Handanovic in porta, Ranocchia e Murillo in mezzo e sulle fasce Danilo D’Ambrosio e Senna Miangue“. – “Sennamicche?” – “Quel ragazzone belga del ’97.  A centrocampo dopo averlo fatto sfiancare per oltre un mese, de Boer ha fatto riposare Gary Medel, al suo posto c’era Felipe Melo centrale con…” – “Basta! Basta! Basta! Non dirmi più nulla, già immagino Davide Santon e Caner Erkin fuori ruolo pur di completare la linea mediana!” – “Ma no, il primo deve ancora superare le visite mediche, l’altro è tornato a Istanbul perché aveva la nostalgia del doner kebab tradizionale. Hanno giocato Assane Gnoukouri ed Ever Banega eh”. – “E in attacco?” – “Ivan Perisic ha riposato, c’erano Antonio Candreva ed Eder larghi”. – “Che Nazionale quella di Antonio Conte, fortissima…”. – “Da paura, la Germania ancora trema. Come centravanti ha giocato Rodrigo Palacio, che ha festeggiato l’altra sera il centenario, ma comunque si regge ancora in piedi e ha pure segnato un gol utile come l’ambo quando giochi a Tombola con altre 500 persone”. – “Il contratto scadeva a giugno, chi gliel’ha rinnovato?”. – “Sai come funziona con i leader, le bandiere, gli uomini spogliatoio, i pelati… L’Inter ha rinnovato il contratto anche a quel pelatone di Tommaso Berni, lo sapevi?” – “E’ rimasto qualche soldo per me? Ho il mutuo ancora da estinguere, ho lavorato per anni nel condominio di famiglia, posso farlo anche io il quarto portiere all’Inter a certe cifre…”. – “Sei uomo spogliatoio? All’Inter interessa molto questo aspetto, pensa che Yuto Nagatomo e Jonathan Biabiany sono ancora in rosa perché, quando giocano a ruba bandiera, sono velocissimi e fanno vincere sempre le rispettive squadre. Che astuzia…” – “Ma la rosa finisce qui? Mi vengono i brividi con tutti questi nomi”. – “No no, ci sono anche Ionut Radu, portiere classe ’97 appena operato alla spalla, infatti è rimasto Juan Carrizo a far numero. In difesa Marco Andreolli sta recuperando dal post-mortem, Eloge Yao non sappiamo neanche com’è fatto, però saluta sempre. Poi abbiamo finalmente visto in campo Cristian Ansaldi, per essere un terzino dell’Inter sembra sappia addirittura toccare il pallone con i piedi. Ah, in panchina c’era anche Loris Zonta, capitano della Primavera”. – “Adesso sì che mi hai convinto: che vergogna questo de Boer, vattene! Vogliamo sempre e solo i titolari! Vattene de Boer, vattene!”.

DE BOER COLPEVOLIZZATO – Insomma alla fine è colpa di de Boer. Sempre di de Boer. Solo di de Boer. O Frank-Franco-Franchino, come qualcuno – più intimamente – preferisce chiamarlo. Anzi, Frank di Burro per chi non soffre di ipercolesterolemia. Si è parlato di turnover, una parola con un significato chiaro e che nel mondo calcistico può essere tradotto come: “Rotazione degli elementi a disposizione in modo da far rifiatare i calciatori più spesso utilizzati, inserendo al loro posto quelli più freschi dal punto di vista fisico, ma ugualmente appartenenti alla rosa”. E ugualmente pagati. Anzi, alcune riserve guadagnano anche più di certi titolari. E poi anche il concetto di riserva va rivalutato nell’ottica giusta: Ranocchia è l’unica riserva dei due centrali difensivi titolari, ma in qualsiasi squadra il terzo centrale di una difesa a quattro è praticamente un titolare aggiunto. I concetti turnover e riserva si scontrano tra di loro in tutta la rosa dell’Inter: sarebbe una riserva Felipe Melo, che guadagna più di Medel? Certo, la prima riserva di ruolo, ma Medel non può giocare tutte le partite, soprattutto al ritmo con cui le gioca lui, senza mai risparmiarsi. Quindi Melo diventa automaticamente titolare, figuriamoci quando voli a Praga senza Joao Mario, Kondogbia e Brozovic in mezzo al campo. E vogliamo parlare di Eder? Titolarissimo nell’Italia, ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei con la maglia della Sampdoria, dovrebbe mangiarsi il mondo con la maglia dell’Inter e invece scende in campo facendo notare fin da subito di aver mangiato il mondo sbagliato, probabilmente quello ipercalorico e sotto forma di merendine. Costantemente appesantito e goffo nei movimenti, non riesce a segnare un gol neanche sfruttando le generalità del collega portoghese (per intenderci, quello che ha deciso – senza sapere come – la finale degli Europei 2016). Però, per fortuna, c’è lui. No, non Ranocchia, su cui andrebbe aperta una parentesi che inizia ad Assisi – luogo di nascita – e termina a Medjugorje, luogo di culto in cui ritrovare il suo essere uomo prima che calciatore (parlare di difensore, in certi casi, è esagerato). E’ un bravo ragazzo sì, ma con i bravi ragazzi al massimo si va a fare la spesa di domenica mattina senza far scomodare Gianni Morandi, a cui è stato dato il DASPO dai supermercati. La vera perla della campagna acquisti dell’Inter si chiama D’Ambrosio, per cui le parentesi non vanno neanche aperte perché sarebbero sprecate. E’ rimasto all’Inter e ha il grande onore di essere addirittura titolare. Titolare nell’Inter? Un giocatore come D’Ambrosio non riuscirebbe a essere titolare neanche di un bar, qualora lo aprisse lui stesso. E non perché sia (è?) scarso, semplicemente perché l’Inter è effettivamente “tanta roba” (per usare un gergo giovanile molto in voga tra i calciatori alla moda come lui, terzino fashion style) e per essere parte di questa realtà bisogna avere un curriculum vitae così elevato che “Maicon levati che io con Bruno Longhi posso permettermi di bere 99 birre in una serata senza sboccare”. D’Ambrosio non è un fenomeno in campo, ma fa il fenomeno davanti alle telecamere parlando prima e dopo di quello che vorrebbe/avrebbe voluto fare in campo per amore dell’Inter, ma per amore del cielo non gli riesce praticamente mai. Non sarebbe un problema avere D’Ambrosio in una rosa competitiva, ma diventa una condanna a morte – calcisticamente parlando – quando è il tuo terzino destro di ruolo e le alternative sono una salma o un simpaticissimo giapponese che in sei anni d’Italia si è reso famoso per l’alimentazione a base di prugne salate. Perché guai a mangiare prugne dolci, magari ci scappa anche un cross buono. Dunque, il quadretto nerazzurro sembra completo: de Boer è finito nuovamente sotto accusa per un turnover che di turnover non ha niente, avendo utilizzato i giocatori messigli a disposizione a tre giorni da Roma-Inter. De Boer questi giocatori aveva a disposizione e questi ha utilizzato. L’unica colpa di de Boer è aver fatto riposare Mauro Icardi, capitano 23enne che dovrebbe avere la resistenza per giocare ogni tre giorni con l’Inter e ogni quattro con Wanda Nara: può essere questo un motivo valido per linciare de Boer? Siamo seri, altri allenatori avrebbero messo in campo Carrizo, Nagatomo, Zonta e Biabiany al posto di titolarissimi quali Handanovic, Murillo, Banega e Candreva. E anche con una squadra simile, l’Inter avrebbe dovuto vincere e stravincere contro lo Sparta Praga, senza offesa per nessuno. Perché le seconde linee dell’Inter (Kondogbia, Brozovic, Jovetic) sono superiori a gran parte delle prime linee di altre squadre impiegate in Europa League, mentre le terze linee (Melo, Eder, Palacio), nella loro inadeguatezza ad alti livelli, sono (attenzione: sono, non dovrebbero essere) superiori agli onesti mestieranti che giovedì a Praga hanno onorato la maglia dello Sparta davanti ai propri tifosi. L’Inter scesa in campo, di fatto, ha disonorato ancora una volta la maglia e la storia nerazzurra, però a fine mese tutti quanti andranno a riscuotere il proprio stipendio gentilmente offerto dal Sig. Jindong Zhang. Signor Zhang che cinese è, ma non fesso e quindi non si lascerà raggirare dalla furbizia di questi giocatori d’Oltreoceano con una carriera agli sgoccioli e un livello di professionismo che rasenta lo Zero Assoluto (a proposito, ieri era anche il compleanno del grande Renato: auguri #Zero66). Alcuni rinnovi/conferme sotto arrivate per volontà di Erick Thohir, ma a gennaio si prospetta la Cina – sia in senso geografico sia in senso metaforico – per molti: via dall’Inter chi non ha più voglia, capacità e forza di onorare e dare tutto per la gloriosa maglia nerazzurra. La lista è lunga, si potrebbe ricavare addirittura una formazione titolare (da turnover però…) con il doppio portiere Carrizo-Berni per limitare la certezza di subire gol, poi tre terzini (D’Ambrosio, Santon e Nagatomo) in supporto dell’unico centrale Ranocchia, coperto da Melo in modo da continuare il lavoro iniziato a Praga (hanno causato “solo” il primo, il secondo e il terzo gol dello Sparta, condendo il tutto con l’espulsione del difensore numero 13). Sulle fasce Biabiany ed Eder pronti a lanciarsi verso l’infinito e oltre, dove festeggeranno il #Trenza101 con Palacio. Manca l’undicesimo elemento per completare l’undici: beh, quel posto è riservato a tutti quei giornalisti/opinionisti sportivi e non che hanno puntato il dito contro de Boer, senza che quest’ultimo abbia davvero una colpa per lo scempio osservato per due giovedì sera in Europa (non parla ancora un italiano fluido, è vero, ma Luca Giurato è diventato famoso per molto meno). De Boer fonda il suo lavoro sulla disciplina, quindi saprà trovare la cura a questa Inter versione Europea: è il tecnico olandese l’unico motivo di speranza per il passaggio del turno nel Gruppo K, vale la pena dargli carta bianca e lasciarlo fare, con o senza “turnover”. In Italia, per fortuna, la cura non serve perché la medicina Joao Mario è l’unica a dare effetto, immediato tra l’altro. Ma basta prendersela con de Boer per il suo modo di essere così “diverso” rispetto alle abitudini italiane. De Boer non sarà un genio, ma neanche l’ultimo degli stolti e i tifosi dell’Inter devono sostenere lui, non quei giocatori che dal 2010 in poi ricevono (soldi e non solo) senza dare.  Dal Suning Group si aspetta anche questo tipo di pulizia per far chiarezza sul futuro dell’Inter, ma possibilmente anche sul futuro. Perché l’Inter è una cosa seria. Almeno per noi, semplici tifosi.

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.