Inter, giro di boa: i pro e i contro di esser “brutti” ma efficaci

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12 gennaio 2016, 12:00
esultanza Inter

Il girone di andata del campionato si è concluso, non senza clamorose sorprese. L’Inter chiude con una pesante sconfitta che sa di beffa, punita dal Sassuolo all’ultimo minuto di partita, quando ormai sembrava scontato lo 0-0. Il Napoli stende il Frosinone, conquistando la vetta della classifica e il titolo di Campione d’inverno. La Juventus invece batte la Sampdoria, agganciando il secondo posto. Siamo così giunti al giro di boa, quali sono i pro e i contro dell’Inter vista finora?

PRO – L’Inter chiude il girone di andata del campionato 2015/2016 in seconda posizione a quota 39 punti, ben 13 in più rispetto alle prime 19 giornate della stagione precedente. Una squadra totalmente rivoluzionata in estate, dieci nuovi acquisti e un obiettivo dichiarato: la qualificazione in Champions League. La squadra nerazzurra parte subito forte, macinando punti importanti (anche contro Milan e Roma) e balzando in vetta alla classifica, ovviamente contro qualsiasi pronostico. L’asticella si alza e quindi anche le aspettative, l’Inter non può nascondersi e deve puntare allo Scudetto, nonostante Mancini predicasse calma e testa sulle spalle. L’aspetto sicuramente migliore di questa nuova e giovane squadra è indubbiamente l’organizzazione difensiva. Nelle prime 19 giornate della stagione 2014/2015 l’Inter aveva incassato la bellezza di 25 reti. E quest’anno invece? Solo 12. Una differenza abissale, segno di una solidità tanto ricercata e trovata. Il merito va ovviamente a tutta la squadra, ma in particolare a tre giocatori: Miranda, Murillo e Handanovic. I primi due hanno subito messo in mostra un forte affiatamento, nonostante caratteristiche diverse e poca conoscenza l’uno dell’altro. Di questa unione vincente ne ha beneficiato anche il numero uno sloveno, che appare sicuramente più sereno e concentrato rispetto al campionato precedente. Per quanto riguarda gli uomini del reparto offensivo quello che ha maggiormente stupito è senza ombra di dubbio Ljajic. Il serbo – dopo qualche tentennamento iniziale – si è integrato, ha trovato affiatamento con mister e compagni e si è guadagnato una maglia da titolare. Poi c’è Mancini, che in questa prima parte di campionato ha ottenuto buoni risultati facendo giocare praticamente tutti. Così facendo nessuno si è sentito una riserva, tutti si sono sentiti utili e il gruppo ne ha beneficiato. Dulcis in fundo, i tanto criticati 1-0. Ben nove sono state le sfide in cui l’Inter ha portato a casa i tre punti siglando un solo gol. Quindi, a conti fatti, 27 punti su 39 totali. C’è chi parla di fortuna – in modo alquanto riduttivo -, chi di spietatezza e chi di concretezza. Fatto sta che nessuna legge calcistica vieta di fare bottino pieno con il minimo sforzo, e dunque perché considerarlo un aspetto negativo?

CONTRO – Arrivati al giro di boa bisogna considerare il rovescio della medaglia. Quali sono dunque i contro di un’Inter “brutta” da vedere ma efficace nei risultati? Prima di tutto – quando non si chiudono le partite – c’è sempre il rischio della fregatura finale, e la partita contro il Sassuolo lo ha dimostrato. Uno scarto di gol maggiore permetterebbe a tutta la squadra di gestire meglio la situazione e soprattutto taglierebbe le gambe all’avversario, che in caso contrario continua a nutrire speranze fino all’ultimo minuto. Questo aspetto mette in luce due limiti che caratterizzano la squadra di Mancini: soffre il pressing avversario e segna poco. 24 gol fatti in 19 giornate, pochi per una squadra con un potenziale offensivo non indifferente. E qui si apre un discorso infinito sulla qualità del gioco nerazzurro, contestato e considerato scadente fin dal primo istante. Squadra troppo fisica, centrocampo di quantità ma non di qualità e poche azioni corali. La sconfitta di Napoli è emblematica in tal senso: l’Inter regala la prima frazione di gioco alla squadra di Sarri, che va subito in vantaggio e gestisce. Nel secondo tempo – in dieci uomini – i nerazzurri vengono fuori mettendo in mostra un gioco che prima non si era visto. Da quel punto in poi ci si aspettava il salto di qualità, che c’è stato, ma solo a tratti. Ecco un altro aspetto da migliorare, la continuità nelle prestazioni, che ha avuto la sua battuta d’arresto più evidente nella partita interna contro la Lazio. Approccio totalmente sbagliato, gestione ancor più discutibile e terreno regalato alle dirette avversarie. Come mai l’Inter non riesce mai a sfruttare le occasioni importanti? È capitato prima contro la Fiorentina, poi contro il Napoli e infine con Lazio e Sassuolo. Probabilmente c’è ancora poca consapevolezza nei propri mezzi e una scarsa attitudine a gestire pressioni e difficoltà. Delle quattro sconfitte precedentemente elencate, ben tre sono arrivate tra le mura amiche. Sono 19 i punti conquistati dall’Inter al “Meazza” (6 vittorie e 1 pareggio), un dato che fa riflettere, soprattutto se si vuole puntare a qualcosa in più del terzo posto. La Juventus Campione d’Italia insegna che il proprio stadio deve essere un fortino in cui far tremare le gambe all’avversario di turno, e non il contrario. Infine, quei giocatori che ancora non sembrano completamente a proprio agio: Kondogbia e Jovetic. Il primo alterna partite positive a partite negative, il suo rendimento è ancora troppo altalenante ma le sue ultime prestazioni fanno ben sperare. Il secondo invece – dopo un inizio più che positivo – si è appannato. La sua condizione fisica non sembra perfetta e anche il suo feeling con Icardi è da perfezionare. Sia chiaro, niente di irreparabile ma se si vuole puntare in alto questi sono tutti aspetti da risolvere, anche alla luce dei risultati di Napoli e Juventus che sembrano non volersi più fermare. L’Inter comunque si trova meritatamente in alto, e da lì non vuole e non deve scendere, sarebbe un delitto dopo un girone di andata più che positivo. Fine prima parte interisti, adesso ci attende la seconda. Siete pronti?

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Viviana Campiti

Viviana Campiti

Nata e cresciuta in Calabria, dove si laurea in Scienze dell'Educazione. Amante del calcio in tutte le sue forme, dalla Terza Categoria alla Serie A. Interista per predisposizione naturale e onestà intellettuale. Pazza come Maicon, passionale come Stankovic, fedele come Zanetti. Nel tempo libero ama il cinema, ma soprattutto scrivere.