Inter, che mercato! Acquisti e cessioni: upgrade mostruoso

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1 Settembre 2015, 18:30
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La finestra estiva del calciomercato si è chiusa ieri, come da regolamento, allo scoccare delle ore 23.00. Il mercato dell’Inter, invece, si è chiuso appena un minuto prima, con l’ultimo colpo: il prestito di Ljajic. Ma come ne esce la squadra nerazzurra da questa estenuante sessione di mercato? Il tecnico Mancini potrà essere soddisfatto del lavoro svolto dagli uomini di mercato nerazzurri? E i tifosi? Ecco una panoramica su quanto fatto

CAPITOLO DIFESA – Nel pacchetto arretrato ci sono stati quattro movimenti in entrata e cinque in uscita. Tra gli arrivi: Joao Miranda è il nuovo leader difensivo, che abbina esperienza a concentrazione e caratteristiche fisiche di primissimo livello; Jeison Murillo è il giovane centrale tutto muscoli e garra, ha potenza, velocità, aggressività e voglia di crescere, quindi non gli manca nulla, ma va solo guidato e aspettato, senza bocciarlo ai primi errori; sulla fascia destra è arrivato Martin Montoya, che una volta ambientato dovrebbe garantire giocate di livello superiore alla media nazionale (che non spicca per aver partorito grandi terzini ultimamente), almeno dal punto di vista tecnico (cross) e difensivo (ordine); per la fascia sinistra c’è Alex Telles, forse troppo leggerino per imporsi fin da subito in Italia, ma anche nel suo caso non mancano le capacità tecniche e una maggiore propensione offensiva, essendo capace di destreggiarsi su tutta la fascia. Quattro acquisti di livello, se paragonati alle cinque uscite: in mezzo via Marco Andreolli, centrale affidabile come riserva; via anche Felipe, oggetto misterioso sicuramente non rimpianto; a casa anche il jolly destro Hugo Campagnaro, che aveva ormai dato il meglio di sé; out il giovane Isaac Donkor, che non ha mai fatto intravedere capacità tali per fare il grande salto; sulla fascia destra, infine, è stato lasciato andare in scadenza Jonathan, totalmente inaffidabile nella difesa a quattro. L’upgrade, dunque, è esageratamente a favore del nuovo pacchetto difensivo.

CAPITOLO CENTROCAMPO – In mezzo al campo gli arrivi sono due, le partenze addirittura quattro. Nomi di spessore: Felipe Melo è il centrocampista d’esperienza che tornerà utile in più occasioni, sia in campo sia nello spogliatoio, e sarà lui ad avere il compito di portare quel carattere che da troppo tempo manca all’Inter, ultimamente caratterizzata da elementi di poca personalità; Geoffrey Kondogbia è l’acquisto più costoso dell’Inter e proprio sul suo talento verrà costruita la nuova mediana nerazzurra, che ne guadagna in fisico e classe, oltre a tanta qualità e quantità. A essere andati via sono sia seconde linee sia nomi importanti: il serbo Zdravko Kuzmanovic, poco utilizzato e rimpianto più come personaggio che come calciatore; Joel Obi, sfruttato più fuori ruolo che in mezzo al campo, ma troppo spesso indisponibile e di assoluta inaffidabilità; Mateo Kovacic, vero gioiello degli ultimi anni nerazzurri, ma ancora non sbocciato e dunque sacrificato (con non pochi rimpianti) di fronte a una cifra importante, sperando che non ci si debba pentire in futuro; infine Hernanes che, nonostante qualche giocata di classe e delle punizioni letali, con il cambio di modulo avrebbe perso la sua posizione sulla trequarti, mentre in mezzo al campo non ha mai mostrato quelle caratteristiche di cui necessitava l’Inter. In questo caso, quindi, con i seguenti movimenti di mercato l’Inter ne guadagna in concretezza a discapito della fantasia e probabilmente questa è una mossa che, alla lunga, sarà decisiva per il calcio che vuole impostare Mancini: più muscoli e corsa, meno testa e costruzione.

CAPITOLO ATTACCO – In avanti, infine, ci sono stati quattro movimenti verso Milano e altrettanti in uscita da essa. Per quanto riguarda gli acquisti: il ritorno di Jonathan Biabiany è sicuramente quello meno di peso (escluso l’arrivo del giovane Rey Manaj, che dovrebbe far ritorno in Primavera), ma una volta recuperato dai problemi di salute, l’ala francese potrebbe tornare utile partendo dalla panchina; Ivan Perisic è l’acquisto destinato a fare la differenza sulle corsie offensive, sia in caso di tridente sia in caso di poker d’attacco, grazie alle sue grandissime qualità tecnico-tattiche; se il croato sarà l’ala che apporterà soprattutto equilibrio, Adem Ljajic sarà quella più offensiva e fantasiosa, forte di un bagaglio tecnico notevole, ma da gestire al meglio avendo una testa “matta” mica da ridere; e poi c’è Stevan Jovetic, che già prima di debuttare in nerazzurro sembrava l’acquisto perfetto per talento e voglia di rinascere, in grado di realizzare gol e giocate di rara classe. Le cessioni, invece, sono state più inaspettate che dolorose: l’addio Xherdan Shaqiri dopo solo sei mesi ha sconvolto un po’ tutti, ma era ormai necessario per motivi sia economici (plusvalenza inaspettata) sia tattici (divergenze con Mancini); scontato il fine prestito di Lukas Podolski, che a Milano non ha lasciato grossi ricordi in campo, anche perché ha da tempo iniziato la sua parabola discendente; dopo la cessione di gennaio, Federico Bonazzoli è approdato alla Sampdoria, ma con la promessa di tornare più maturo e si è quasi certi che ciò avverrà tra qualche stagione, augurandogli il meglio; tra i giovani, via anche George Puscas, che a Bari avrà modo di farsi valere in Serie B facendosi le ossa anziché marcire in panchina a Milano. In definitiva, l’Inter completa il reparto offensivo con giocatori che possono fare la differenza in tutti i contesti tattici e, soprattutto, si tratta di elementi di qualità indiscutibile, che solo per uno scherzo del destino (infortuni, ambientamento, problemi di spogliatoio e sfortuna varia) potrebbero rischiare di non togliersi alcuna soddisfazione con la maglia dell’Inter.

FORMAZIONI ALLO SPECCHIO – Ipotizzando, dunque, la formazione dell’Inter che entra con quella dell’Inter che esce, a cui può aggiungersi anche l’Inter che rimane (molti titolari criticati l’anno scorso diventano preziose riserve quest’anno), ne viene fuori una roba che fa riflettere molto: il divario è notevole, eccezion fatta per la figura di Kovacic (sostituita, però, da Kondogbia e non da Melo come qualcuno vuole far pensare). Per questo motivo si può dire che l’Inter esce a testa alta dal mercato appena concluso, anche perché ha speso bene i soldi incassati dalle sue cessioni, che tra l’altro sono state inaspettatamente remunerative. La difesa ne esce rafforzata come non mai (la coppia centrale dell’anno scorso formata da Andrea Ranocchia e Juan Jesus va a “rinforzare” la panchina), considerato anche il riscatto di Davide Santon e probabilmente il più felice di tutto ciò sarà Samir Handanovic, che dovrebbe soffrire molto meno gli attacchi avversari. Il centrocampo cambia registro, ma in questo modo permetterà il passaggio dall’ormai obsoleto rombo al più moderno e pericoloso centrocampo a due (in caso di 4-2-3-1) o a tre (in caso di 4-3-3): insomma la perdita di un trequartista puro non è un dramma, anzi. Renderà le giocate meno prevedibili. E nemmeno il possibile panchinamento di un mediano monofase come Gary Medel, che sicuramente nel corso della stagione tornerà utile in base agli avversari da affrontare. Non dovrebbero mancare neanche i gol, grazie alla vena realizzativa di Fredy Guarin e Marcelo Brozovic. In attacco, poi, nulla da dire: un reparto così ben assortito non si vedeva da troppo tempo all’Inter. I nuovi sono spalle ideali per il neo capitano, Mauro Icardi, che potrebbe regalare ancora molti gol alla causa Inter, ma sapendo di non essere più l’unico capace di buttare la palla dentro. E non va dimenticata l’esperienza di Rodrigo Palacio, pronto a essere decisivo come alternativa di lusso. Il “Mancio” ora lo sa: non ha alibi, perché in mano ha una piccola (d’età) grande (di aspettative) Inter. L’era della nuova Inter inizia da qui: Piero Ausilio e Marco Fassone hanno fatto un gran lavoro in sede di mercato, Erick Thohir è stato di parola e osserva, pronto a festeggiare: Roberto Mancini, soddisfatto, indica la via. Sperando sia quella della vittoria.

INTER DI IERI (4-3-3) – Handanovic; JONATHAN (CAMPAGNARO), FELIPE, ANDREOLLI, DONKOR (OBI); KUZMANOVIC, KOVACIC, HERNANES; SHAQIRI, BONAZZOLI (PUSCAS), PODOLSKI.

INTER DI OGGI (4-2-3-1) – Handanovic; MONTOYA, MIRANDA, MURILLO, ALEX TELLES; FELIPE MELO, KONDOGBIA; BIABIANY, LJAJIC, PERISIC; JOVETIC.

INTER CHE RIMANE (4-3-1-2) – Carrizo (Berni); Santon (D’Ambrosio), Ranocchia, Juan Jesus (Vidic), Nagatomo (Dodò); Guarin, Medel, Gnoukouri; Brozovic; Palacio, Icardi.

NB: Questo editoriale concluso con le seguenti formazioni vuole confrontare i movimenti di mercato fatti in entrata e uscita, ovviamente la formazione titolare la deciderà esclusivamente mister Mancini e non è assolutamente detto che alla fine utilizzi tutti i nuovi acquisti (e soprattutto in quei ruoli e moduli), anzi. E’ solo un indice di ciò che era ieri e ciò che è oggi, confermato il restante blocco della rosa.


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