Fallimento Azzurro: stavolta l’Inter passa in secondo piano?

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11 novembre 2017, 20:32
Ventura Gagliardini

L’Italia calcistica sta vivendo le ore più turbolenti della sua storia recente: il rischio di non giocare i prossimi Mondiali è altissimo ed è già partita la caccia all’uomo. Ognuno dice la sua sul colpevole, per la maggioranza il CT Ventura (capro espiatorio facilmente attaccabile), poi ci sono i fedelissimi che continuano a vedere il nemico in lontananza: il nemico Inter, che attualmente si “gode” lo spettacolo da una posizione privilegiata a debita distanza dal fallimento azzurro

FALLIMENTO ITALIA – Il pensiero mi è sfiorato dopo il triplice fischio finale di Svezia-Italia, la conferma mi è giunta dopo aver letto e sentito determinate cose sull’ennesima ridicola prestazione della Nazionale Italiana alla disperata ricerca di un – immeritato – posto per i Mondiali di Russia 2018. Doppia premessa necessaria: si tifa tutti per l’Italia, senza badare a simpatie personali e meriti sportivi; nonostante le evidenti difficoltà, paradossalmente l’Italia può ancora qualificarsi tranquillamente al Mondiale, senza sapere come. Quindi, sperando che in Italia-Svezia di lunedì sera succeda quello che tutti gli italiani si stanno augurando, è tempo di una prima analisi. Il progetto azzurro affidato al CT Gian Piero Ventura è (stato) un fallimento annunciato. Pazienza, l’esonero dovrebbe arrivare nella notte tra lunedì e martedì anche in caso di qualificazione, ma adesso poco importa. Ciò che importa è cosa si cela dietro questo fallimento: la vecchia guardia. La FIGC guidata dal Presidente Carlo Tavecchio ha deciso – senza nasconderlo minimamente – di boicottare la nuova generazione azzurra. Probabilmente non una generazione di fenomeni o comunque di talenti già pronti per il grande salto, ma sicuramente più credibile di quella finita già prima dell’era Antonio Conte. Eppure si continuano a esaltare i record del capitano e numero 1 Gianluigi Buffon (fuoriclasse assoluto nel suo ruolo, sia chiaro; 39 anni, quasi 40) e la leggendaria BBC difensiva formata da Andrea Barzagli (36), Leonardo Bonucci (30) e Giorgio Chiellini (33). A centrocampo spazio a Daniele De Rossi (34), ma non agli “stranieri” Thiago Motta (35, ma unico capace di guidare il più giovane compagno Marco Verratti) e Jorginho (25, presto 26). In attacco il dramma, visto che puntualmente nessun centravanti è stato messo nelle condizioni di far bene, dato che il sistema di gioco di Ventura tende a esaltare gli esterni a tutta fascia – ammesso che se ne abbiano di validi a disposizione – mettendo ai margini esterni offensivi puri e talentuosi, su tutti Lorenzo Insigne (26). Dall’Under 21 nessuna promozione (vero Federico Chiesa?), dall’estero nessun interesse (vero Sebastian Giovinco?), tutte le attenzioni rivolte alla Serie A. E qui inizia il bello, dato che poi neanche i migliori giocatori azzurri riescono a finire con facilità nell’undici titolare (vero Alessandro Florenzi?). Il controsenso dei controsensi italiani.

E L’INTER OSSERVA – Da anni il motivetto in Serie A è stato uno solo: vince la Juventus perché ha la rosa costituita dalla spina dorsale della Nazionale Italiana. E ancora: l’Inter non ha italiani in rosa e, oltre a essere una vergogna di per sé, non aiuta il movimento azzurro per il ricambio generazionale. Un doppio pensiero tanto forzato quanto vigliacco, per essere morbidi. Eppure si tratta(va) di un pensiero nazional-popolare, un concetto ormai in disuso che – assurdamente – ogni tanto torna in auge per giustificare il fallimento dell’Italia calcistica: è l’Inter che dà spazio agli stranieri, addirittura fin dal Settore Giovanile, bisogna cambiare le regole. E di vaccate negli anni ne abbiamo sentite tante, dalla limitazione sugli stranieri all’obbligo di far giocare un congruo numero di giocatori italiani. Una sorta di razzismo sportivo d’altri tempi, ma guai a dirlo ad alta voce. Adesso, però, la musica è cambiata: in percentuale, l’Inter è la squadra più italiana del campionato tenendo in considerazione sia i giocatori convocati sia quelli convocabili, che comunque fanno attivamente parte della rosa di Luciano Spalletti. Succede così che Antonio Candreva è titolare inamovibile per Ventura (e bisogna aprire una parentesi in tutti i sensi: spesso è il migliore tra gli azzurri, almeno alle voci dedizione, impegno e forse anche orgoglio nazionale), mentre Eder è il jolly offensivo che non manca mai. Viene convocato Danilo D’Ambrosio, ieri finito stranamente in tribuna, lo stesso Roberto Gagliardini in alcune partite è stato titolare in mezzo al campo. Tra gli italiani ci sarebbero addirittura le riserve (i portieri Daniele Padelli e Tommasso Berni, i difensori Andrea Ranocchia e Davide Santon e, infine, il baby bomber Andrea Pinamonti), ma non è il caso di citarli come uomini da Nazionale, oggi. Insomma, l’Inter italiana guidata da Spalletti va a gonfie vele e l’Italia di Ventura affonda, però stavolta passa in secondo piano il fatto che il fallimento è causato dalla “fazione opposta”: quella che con l’Inter ha poco a che fare, quella che non vuole lanciare le nuove leve, quella che continua a dormire sugli allori ottenuti in tempi ormai preistorici. E allora va bene così: teniamoci stretto questo fallimento azzurro e andiamoci a prendere la Russia, poi magari rifacciamo un’altra analisi a Svezia battuta, perché in sei-sette mesi si deve fare tabula rasa e ripartire da zero. Per il bene dell’Italia del calcio. Con o senza Ventura, con o senza Mondiale. Possibile senza il primo e con il secondo.