Erick Thohir: il “Cicciobello filippino” che ama l’Inter da lontano

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12 dicembre 2015, 00:00
Erick Thohir

Erick Thohir, il Tycoon indonesiano, il 15 novembre 2013 succedeva a Massimo Moratti alla presidenza dell’Inter. Un evento storico per la storia della società meneghina, che non ha lasciato indifferente davvero nessuno, dal primo tifoso nerazzurro al più acerrimo nemico. I primi tempi “italiani” dell’uomo venuto da lontano sono stati caratterizzati da critiche affrettate e diffidenza a tratti eccessiva. Ma, a distanza di due anni, le cose sembrano essere cambiate…

DERISIONE – Come spesso accade, quando nell’ambiente sportivo italiano irrompe un personaggio nuovo – in particolare straniero -, la prima reazione è la diffidenza. È successo con Pallotta, il Presidente americano della Roma, e poi anche con Thohir. “L’Italia non è pronta a proprietari stranieri” – si dice. In realtà non è questione di essere pronti, ma di essere spesso frettolosi nei giudizi, magari per il mero piacere di far polemica. È ovviamente naturale farsi delle domande, ma che senso ha imbastire un processo alle intenzioni, ancor prima che la persona in questione inizi a lavorare? Perché con l’indonesiano è più o meno andata così. I primi a criticare a prescindere le sue intenzioni sono stati gli interisti stessi, non tutti, quelli più tradizionalisti. Troppo estraneo all’ambiente, troppo tirchio, troppo economista. Poi tocca ai “nemici”, o soloni (per dirla alla Mancini), che definiscono Thohir in svariati modi: dal “Cicciobello con gli occhi a mandorla” a “quel filippino“, per finire al “venditore di souvenir“. Derisione goliardica? No, piuttosto mancanza di argomenti e professionalità. Oltre che ignoranza. Poi, per non farsi mancare nulla, arriva la misteriosa “selva oscura dell’Inter di Thohir“, affari illeciti, soldi segreti, i bunker, i “pizzini” (come quelli del Mancio)… E chissà quant’altro che ancora non sappiamo! Una macchina del fango attiva giorno e notte, scherno, derisione. Benvenuto Presidente!

RISPETTO – Poi capita che alle (troppe) parole si risponda con i fatti. Come preferisce fare chi è sicuro di sé. Come ha fatto e continua a fare Thohir. Prima di tutto si è guadagnato il rispetto dei tifosi più scettici – quelli che rimpiangevano le spese folli e i colpi di teatro di Moratti -, dimostrando di volere il bene dell’Inter, pur non essendo passionale come il suo predecessore, pur non seguendo sempre la squadra allo stadio, pur non facendo gesti eclatanti. L’indonesiano appartiene ad una cultura diversa, non potrà mai avere le caratteristiche tipiche del Presidente italiano (modo di lavorare compreso), ma questo non vuol dire niente. La sua gestione “a distanza” (Ferrero docet) funziona bene e la sua appartenenza ai colori nerazzurri cresce sempre di più, come testimoniano le sue stesse dichiarazioni. Non è un tipo di molte parole il Presidente nerazzurro, ma quando decide di esporsi lo fa in maniera schietta e diretta. Lo ha fatto in quel famoso comunicato alla Juventus, per esempio. E lo ha fatto tutte le volte in cui è stato necessario alzare la voce. Non andrà in TV a fare cabaret come altri presidenti, ma il suo lavoro dimostra di saperlo fare. E anche molto bene.