E alla fine arriva Pioli, ovvero: l’Inter agli italiani (ma perché?)

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9 novembre 2016, 12:00
Pioli

Nel pomeriggio di ieri l’Inter ha ufficializzato Pioli, che oggi ha iniziato a lavorare ad Appiano Gentile con metà rosa a causa delle convocazioni in nazionale. Il neo tecnico nerazzurro è chiamato a fare del suo meglio non solo per far dimenticare l’esperienza dello straniero de Boer, ma anche per guadagnarsi la conferma per la prossima stagione. Intanto il suo profilo è stato presentato da giornalisti, opinionisti, addetti ai lavori, tifosi VIP e addirittura giocatori, non solo ex: Pioli è perfetto per l’Inter perché è italiano. Da qui la mia riflessione

STRA(N)GE INTER – Inter indonesiana. Erick Thohir, Giacarta, Giacartone, filippino, cicciobello con gli occhi a mandorla, Michael Bolingbroke, anzi no perché si è dimesso. Inter cinese. Jindong Zhang, il figlio Steven Zhang, tutto il gruppo Suning, il nuovo CEO Jun Liu, Nanchino, Pechino, sushi, ah no è giapponese quindi noodles. Inter olandese. Frank de Boer, l’Ajax, i tulipani, i mulini a vento, l’Olandese Volante, ma non quello di Spongebob. Inter spagnola. Marcelino, Francisco Farinos paratutto, la corrida (senza Gerry Scotti), palma di Maiorca (ma senza olio di palma!), la paella. E dalla paella alla brace. Dov’è finita l’Italia? L’Inter non parla più italiano, serve un ritorno alle origini. Un ritorno a Massimo Moratti. Ma quant’era bella l’Inter di Moratti? Bellissima, fortissima, italianissima. Dopotutto, lo diceva anche il grandissimo, italianissimo e interistissimo Luciano Ligabue nel ’98: “Credo che un’Inter come quella di Corso (italiano), Mazzola (italiano) e Suarez (spagnolo, ma praticamente italiano) non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa”. Si riferiva chiaramente all’Inter di Moratti. E per fortuna in questa Internazionale poco nazionale di uomini di Moratti ce ne sono ancora in quantità industriale, a iniziare dal Direttore Sportivo Piero Ausilio per finire con l’ultimo dei magazzinieri. Tanti italiani, tutti ben stipendiati per raggiungere l’obiettivo comune: […] dopo sei anni, onestamente non so ancora quale. Negli ultimi (108?) anni si è parlato sempre di Inter troppo straniera: undici stranieri in campo, dodici stranieri in panchina allenatore compreso (Helenio Herrera e José Mourinho erano italiani di dove precisamente?), perfino a San Siro si vedono più asiatici che milanesi. No, non va bene. Italiano è bello, italiano è vincente. Italiani gli spaghetti al dente, forse si spiega così la convocazione di Toto Cutugno per i cosiddetti casting per scegliere il nuovo allenatore. Ma è arrivato secondo.

PIOLI VITALE – Stop all’elenco della spesa e alle citazioni tutt’altro che colte, è tempo di ridare l’Inter agli italiani! E’ questo il motivo che muove Marco Tronchetti Provera a criticare in pubblico sia l’indonesiano Thohir sia il cinese Zhang, anzi tutti i cinesi di Suning. E’ questo il motivo che porta lo stesso Moratti a passeggiare con maggiore frequenza sul marciapiede più trafficato dagli intervistatori a tal punto da spingere per un ritorno di Leonardo in panchina pur di allontanare Frank de Boer “che non sa nulla dell’Italia”. Perché Leonardo è un nome italiano, pur trattandosi di un non-allenatore brasiliano. E se si fosse chiamato Franco di Burro, come qualcuno ha iniziato a sostenere dopo le prime prestazioni negative dell’Inter olandese? E perché non pensare a un Roberto Mancini tris? E’ questo il motivo che costringe Ausilio&Co. a fare la voce grossa: o Stefano Pioli o un (altro) allenatore italiano, si è parlato perfino di Gianfranco Zola. Cioè, Zola. Oggi avrebbe più requisiti per giocare in quest’Inter piuttosto che allenarla. Da qui non si sfugge, lo fa presente perfino il capitano Mauro Icardi, che italiano non è, ma comunque ha più chance di essere convocato in nazionale da Giampiero Ventura anziché da Edgardo “Eziogreggio” Bauza: serve un allenatore italiano. Sembra proprio che all’Inter non si riesca più a credere a un’Inter senza italiani. Concetto tanto complicato quanto paradossale. Non si riesce più a pensare a un’Inter internazionale come da tradizione. Si prova quasi fastidio, fastidio per lo straniero. E’ successo con de Boer e allo stesso modo è capitato (preventivamente) per Marcelino e colleghi. La scelta, dunque, è stata presa forzatamente: oggi non può esistere un’Inter senza Pioli, chissà se anche Pioli la pensa così (e soprattutto se lo pensa l’italiano Antonio Candreva, ma questa è un’altra storia…).

MADE IN ITALY – Ma andando nello specifico, chi è Pioli? Cos’è Pioli? Cos’ha Pioli? Ah sì, conosce il Campionato Italiano di Serie A. Anche mia nonna, che avendo 80 anni ha quasi il doppio dell’esperienza del 51enne Pioli. Solo che conoscere già la Serie A, la lingua italiana e gli ospiti del “Processo di Biscardi” non sono requisiti per poter diventare allenatori dell’Inter, piuttosto sembrano tutte scuse per giustificare una scelta senza senso. O meglio, una scelta che arriva dopo un’altra cosa insensata (l’esonero di de Boer). E ancora: una cosa insensata resasi necessaria dopo un’ulteriore avvenimento illogico (aver preso last minute de Boer pur sapendo che Mancini aveva deciso da mesi di abbandonare la nave Inter). E così via a ritroso, fino al 22 maggio 2010. Ma oggi non è questo l’argomento chiave (ah, Moratti…). Il curriculum vitae tutto italiano di Pioli parla chiaro: porta in dote esoneri italiani, interessante. Ciò non significa che Pioli non sia bravo o non sia da Inter, ma chiarisce un concetto lapalissiano: essere italiano non è sinonimo di qualità assoluta e vittoria assicurata, anzi. Essere italiano non giustifica nulla. Essere italiano non è richiesto per allenare in Italia e/o per affrontare squadre italiane: vi pare che, quando la Juventus e le altre compagini tricolori sono impegnate in Europa, tutte le avversarie europee abbiano un allenatore italiano per affrontarle e prenderle a pallate? Ricordo bene il Barcellona di Luis Enrique in finale di Champions League: di italiano c’era solo l’esonero – affrettato e senza senso, proprio come quello di de Boer – del tecnico spagnolo da parte della Roma. Ah sì, di italiano c’era Massimiliano Allegri, un intoccabile della panchina: se Franco in Italia è stato di burro, Max in Europa è stato sempre di strutto. E Pioli a tratti neanche sa com’è fatta l’Europa, geograficamente parlando.

BUONA FORTUNA – L’arrivo di Pioli all’Inter non è stato raccontato nelle ultime ore perché se ne parla già da settimane, ma se ne parla male. Malissimo. Innanzitutto si è parlato di Pioli “traghettatore”: è un ruolo che non esiste. In panchina va l’allenatore, traghettatore può essere solo un tecnico che ha già fallito in partenza. Ma se Pioli è italiano ed è perfetto per l’Inter, non può aver già fallito, quindi non può essere traghettatore. Subito dopo si è parlato di “normalizzatore”: altro termine semanticamente errato. Perché non c’è nulla di anormale in un allenatore che allena (è il lavoro per cui è pagato, ma dai?), solo che se a farlo è lo straniero de Boer si parla di un marziano arrivato sul territorio italiano, se lo fa l’italiano Pioli ci fidiamo. Ma ci fidiamo cosa? Chi l’ha deciso? Perché? Pioli arriva all’Inter senza sapere perché e probabilmente avrà un lavoro ancora più arduo di de Boer: da una parte non potrà fare peggio dell’olandese, che ha già fatto toccare il fondo del barile all’Inter (e se facesse peggio, subito esonerato?); dall’altra non potrà deludere chi l’ha già incoronato salvatore della Patria. E quindi toccherà a Pioli far sbocciare il talento di Gabriel Barbosa in arte “Gabigol” (retroscena: per questioni di italianità, d’ora in poi si chiamerà “Gabirete”). Toccherà a Pioli qualificarsi al turno successivo di Europa League prendendo un’Inter con un piede e quattro dita fuori. Toccherà a Pioli far risalire l’Inter almeno fino al terzo posto in campionato, magari iniziando con una vittoria nel derby contro il Milan – cioè al debutto -, senza perdere di vista la Tim Cup. A Pioli serve un grosso in bocca al lupo per questa nuova esperienza alla guida dell’Inter: gli è stato dato un compito molto più grande di lui, che sicuramente ha le capacità per portare a termine dignitosamente, ma non sa ancora se avrà il tempo, la fiducia e la credibilità di tutti. De Boer non le ha avute, ma de Boer non aveva soprattutto una dote: l’italianità. Gli americani oggi si sono affidati a Donald Trump per risalire, i cinesi puntano su Pioli: non ci è andata malissimo, dai. Buona fortuna mister Pioli, l’Italia ti osserva (e soprattutto ti aspetta al varco per distruggerti appena l’Inter perderà una partita, perché in quel caso non c’è nazionalità che tenga).

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.