De Boer e le 5 M nemiche nell’Inter: Juve “aiuta”, tempo stringe

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18 settembre 2016, 00:00
de Boer

A diciotto ore dal Derby d’Italia, tutti gli occhi sono rivolti su de Boer, chiamato a dimostrare di essere all’altezza di questo arduo compito: rendere l’Inter subito competitiva, nonostante i noti problemi creatisi già prima dell’addio di Mancini e amplificatisi subito dopo. Sarà un Inter-Juventus particolarmente speciale per de Boer: non tanto perché si tratta del primo, ma perché potrebbe essere anche l’ultimo… e non per colpe sue, ma delle “5 M” avverse

DE BOER, “5 M” NEMICHE – Da quando Roberto Mancini ha lasciato per la seconda volta la panchina dell’Inter, l’interesse pubblico non si è rivolto su chi sarebbe stato il suo successore, ma su chi sarebbe stato il successore del suo successore. In questo paradossale concetto si racchiude tutto quello che Frank de Boer ha dovuto, deve e dovrà sopportare nelle prossime ore, probabilmente giorni. E non è detto che si possa arrivare a parlare di settimane. Ciò non significa che de Boer stia per lasciare l’Inter, anzi, ma qualcuno ha già deciso che dev’essere così e così sarà. Non bastano le smentite di rito della società attraverso le parole del Direttore Sportivo Piero Ausilio, non basta osservare lo scempio espresso in campo dai singoli giocatori con qualsiasi allenatore: è de Boer a dover dimostrare al Mondo intero di essere in grado di avere in pugno la situazione. Una situazione fallimentare in partenza, perché non bastano i soldi del gruppo Suning per mettere sui binari giusti una società che ha smesso di essere tale il 22 maggio 2010, poco dopo le 22.30. In pratica l’Inter ha smesso di essere Inter quando a Madrid José Mourinho ha fatto entrare Marco Materazzi al posto del decisivissimo Diego Milito per la passerella finale e il fatto che entrambi gli ex – il 23 difensore e il 22 attaccante – saranno presenti a Inter-Juventus non fa che aumentare su de Boer quella sensazione di beffa in salsa nerazzurra servita su un piatto d’oro dalla proprietà indo-cino-italiana. Proprietà che di italiano ora ha ben poco, ma il principale artefice di questo fallimento annunciato resta sempre Massimo Moratti, che non ha saputo gestire il potenziale nerazzurro avuto in mano dopo aver alzato al cielo la Champions League 2010. Mancini, Mourinho, Materazzi, Milito e appunto Moratti: sono queste le “5 M” che de Boer dovrà sconfiggere stasera, perché tutti gli occhi sono erroneamente puntati su di lui e non sulla squadra (e società) Inter. Infatti, si fa presto a ricordare i gloriosi fasti della prima Inter di Mancini – che l’8 agosto ha mollato la patata bollente dopo aver capito le difficoltà a cui sarebbe andato incontro alla prima debacle stagionale – e dell’Inter del Triplete. Quella è storia, a noi interessa il presente. Con de Boer in panchina, almeno in teoria.

JUVE IN MEZZO, FUTURO IN BILICO – Tornando a parlare esclusivamente del Derby d’Italia in programma oggi, la situazione che si presenta davanti agli occhi di de Boer è la peggiore possibile. La pessima sconfitta in Europa League (sì, perché l’Inter è costretta a giocare la seconda competizione europea anziché la Champions, facendo aumentare il malcontento generale senza che de Boer abbia mezza colpa in tutto ciò) contro la cenerentola Hapoel Be’er Sheva ha accentuato la sfiducia nel tecnico olandese e velocizzato il processo di distruzione totale del progetto Inter negli ambienti avversi ai colori nerazzurri. Sì fanno già i nomi dei papabili successori (e che successori! Meglio non nominarli, per non rovinarci il weekend), come se ci fosse una precisa logica nell’esonerare un allenatore dopo aver fatto appena tre sedute d’allenamento a organico completo. Ah, dimenticavo: Gabriel “Gabigol” Barbosa è appena arrivato ed è in buona salute, anche a casa tutto bene. E Joao Mario è stato presentato ieri, giusto in tempo per fargli capire che, essendo stato pagato oltre 40 milioni, deve dimostrare di valere almeno un terzo del fenomenale Paul Pogba (pagato 120 milioni dal Manchester United, però per la Juventus resta incedibile). Insomma, un quadretto perfetto che culmina con la presenza del proprietario Jindong Zhang e del Presidente Erick Thohir sulle tribune di San Siro: tutti gli occhi sono rivolti su de Boer, come se fosse lui a giocare e decidere la partita più sentita della stagione nerazzurra contro la corazzata Juventus. A de Boer si chiede di vincere, a de Boer si chiede un segnale, a de Boer si chiede quello che andrebbe chiesto da oltre sei anni a proprietari, presidenti, dirigenti e soprattutto giocatori (l’ultima perla firmata Marcelo Brozovic si commenta da sola), compagne (Wanda Nara…) comprese. Solo stasera scopriremo se de Boer riuscirà a vincere la sua personale battaglia contro il Mondo, intanto una cosa è certa: perdere contro la Juventus, anche malamente, non sarà un motivo valido per esonerare de Boer, che quindi può farsi “aiutare” dal nemico bianconero, pronto a diventare amico inaspettato in caso di risultato positivo. Dopo la Juventus ci sarà il turno infrasettimanale a Empoli, poi di nuovo in casa contro il Bologna e pian piano arriverà la seconda sosta stagionale: è qui che si saprà se de Boer sarà ancora o meno sulla panchina dell’Inter. Certamente, in caso di addio anticipato, a fallire sarà stata nuovamente l’Inter e non l’allenatore di turno, in questo caso de Boer. L’Inter delle “5 M”: cinque M maledette, maledettamente pesanti da sopportare e soprattutto da emulare.

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.