L’Inter vince, ma non convince

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15 settembre 2015, 00:00
crisi inter

Almeno una volta nella vita ogni singolo tifoso interista avrà sentito la celebre frase: “L’Inter vince, ma non convince”. E se non l’hai sentita, forse significa che tanto interista non sei o sicuramente non lo sei di vecchia data. Sfrutto la vittoria del derby per inaugurare questa nuova rubrica, che descrive la situazione dell’Inter in maniera non solo ironica, ma anche ripercorrendo quelli che sono i cavalli di battaglia dello schieramento anti-Inter che tanto rumore fa intorno all’ambiente nerazzurro

UN PROGETTO FALLIMENTAREL’Inter vince, ma non convince. E soprattutto: il Milan non perde. E anche se non convince, lo fa meglio dell’Inter. Se qualcuno ve lo chiede, l’Inter non ha mai vinto o, pur avendolo fatto, è tutto inutile. Inter-Milan alla terza giornata non ha senso, perché le squadre sono ancora a corto di preparazione, quindi i tre punti in realtà valgono quanto uno. Si, insomma è un pareggio o giù di lì. Anche perché, va detto, l’Inter ha giocato male. Ma male male eh. Zero idee, zero trame, praticamente l’anti-calcio. Sarebbe questa la rivoluzione di Roberto Mancini? Ad esempio, Walter Mazzarri sarebbe stato capace di fare molto di più con un po’ di fiducia e tanto, ma tanto sole. Il derby lo decide Fredy Guarin con un fortunoso tiro dalla distanza, ma il vero spettacolo è Mario Balotelli, tornato finalmente in campo per dimostrare di meritare quella maglia tanta ambita. La maglia del Real Madrid? No, a Madrid i numeri arrivano fino a 25, non potrebbero stampare la numero 45. Si parla ovviamente del Milan. Anzi, che è un grande Milan si vede da pochi dettagli, ma fondamentali! Innanzitutto la cresta di Balotelli è elegante, non come quella che portava fino a qualche settimana fa. E poi, vogliamo parlare del palo preso? Se esistesse un regolamento adeguato, un palo del genere sarebbe valso almeno due punti e la partita sarebbe finita 1 a 2, dunque a favore del Milan. Ecco perché, pur avendo portato a casa i tre punti, per l’Inter si tratta dell’ennesimo derby perso. Sul campo. In panchina. Sugli spalti. A casa. Probabilmente anche all’Expo, dove sicuramente domenica erano più i turisti milanisti che quelli interisti. Ma la superiorità rossonera si nota ovunque, a partire dal progetto: quello dell’Inter non ha né capo né coda, quello del Milan è limpidissimo. La squadra è forte, l’allenatore Sinisa Mihajlovic ha sicuramente qualcosa in serbo, la dirigenza è da cinque stelle, inoltre il Presidente è più italiano che mai. Non come quello dell’Inter, che ancora non si è capito se è indonesiano, solo indiano, solo nesiano, filippino, cinese o semplicemente diversamente italiano. Thoir di qua, Tohir di là, c’è spazio anche per Toir: “Un’acca che non ha né scopo né motivazione” canterebbero Elio e Le Storie Tese parafrasando il capolavoro dedicato ai Shonora, Sonhora, Sonora. E di Mr. Bee(n), tra l’altro, neanche l’ombra. L’Inter non ha convinto sul campo così come non ha convinto sul mercato: Mateo Kovacic è stato sacrificato in nome del Fair Play Finanziario, ma ancora non si sa da dove Erick Thohir (questo il suo nome!) ha preso tutti quei soldi per acquistare nove giocatori e mezzo. O meglio ancora: nove mezzi giocatori.

UNA SQUADRA DRAMMATICA – Del resto, all’Inter gira tutto male. Handanovic para, ma non rinnova: sintomo che qualcosa non va. Vuole andare via. Santon sembra rinato, meriterebbe la Nazionale: ma ci rendiamo conto che è l’unico italiano dell’Inter in campo? Alcuni dipendenti dell’ufficio anagrafe di Ferrara stanno indagando sulla sua provenienza: non è da escludere sia arrivato in Italia con un passaporto falso. E fose non ha neanche 24 anni, ma qualcuno in più. Medel gioca da centrocampista in difesa e da difensore a centrocampo, ma che sport è? Murillo non sa fare un passaggio semplice e ha una gamba che sembra un Garpez: c’era bisogno di spendere 8 milioni per un extracomunitario? Il mio falegname italiano con 30 mila lire giocava meglio. Juan Jesus è costretto a uscire in barella, ma è tutta scena. Felipe Melo era da rosso, probabile che Tosel con la prova TV gli dia anche tre giornate di squalifica. E Kondogbia? Malissimo è dir poco. Pagato 40 milioni, non segna neanche un gol. Guarin segna, ma la cosa più emozionate è la dedica a Max Pezzali. Dopo due mesi di estenuanti trattative, l’Inter ha speso 20 milioni per Perisic, che non ne vale neanche la metà. Al contrario, Bertolacci, pagato la stessa cifra, è il migliore tra i giocatori in tribuna: come incita lui, neanche la Curva Nord! Jovetic dopo aver segnato tre gol in due partite inutili, stranamente si ferma proprio in un big match del genere: altro che fuoriclasse, si tratta dell’ennesimo grande con le piccole e piccolo con le grandi. E stendiamo un velo pietoso su Icardi, che vorrebbe fare il capitano, ma in realtà è solo un bad boy. A fine partita ha anche rubato i Gormiti ai piccoli tifosi milanisti presenti sugli spalti. Nella ripresa, poi, sono entrati tre giocatori che definire tali è già tanto: Alex Telles si fa notare solo per un giochetto con i piedi prima di battere una rimessa laterlale con le mani. Con le mani? Tanto vale farla battere al portiere, evitando ulteriori scenate; Palacio si fa notare per la trenza penzolante, giocatore ormai finito; e Ranocchia, proprio lui, si fa notare perché scende in campo senza fascia di capitano, senza tweet e senza abbracciare nessuno. Tra l’altro, scandaloso ma vero, è il secondo italiano in campo per l’Inter: ci sono gli estremi per la vittoria a tavolino in favore del Milan? La FIGC sta già lavorando su questo caso.

CRISI INTER – Forse qualcuno non se n’è ancora accorto, eppure è nell’aria. C’è chi ha paura di nominarla, chi invece fa finta che nulla fosse, chi si nasconde per non parlarne. Ma purtroppo c’è: si vede, si sente, si respira. La crisi dell’Inter, tra l’altro, diventa ancora più evidente quando si osserva con attenzione la classifica attuale del campionato di Serie A: dopo tre giornate il Frosinone è già costretto a inseguire e il Bologna non è certo messo meglio. La Juventus guidata da Massimiliano Allegri è staccata di un punto, continuando così si rischia di ammazzare il campionato prima del tempo. O no? Ah già, serve tempo per amalgamare tutti gli ingredienti, però la ricetta bianconera è più appetibile di quella nerazzurra. Lo dicono gli chef stellati, non io. Ma se la panchina di Roberto Stellone già traballa, vuoi che quella dell’omonimo Mancini non inizi almeno a scricchiolare? Domenica contro il ChievoVerona è già decisiva: si gioca al “Bentegodi”, ma più che altro si gioca alle 12.30. Sarà il cosiddetto lunch match della domenica, il che rende tutto più delicato: Mancini forse non arriverà a mangiare il panettone, ma riuscirà almeno nell’impresa di bersi un caffè dopo Chievo-Inter? Infatti, in caso di sconfitta, i clivensi supererebbero i nerazzurri in classifica, andando a +1. Un risultato talmente negativo che porterebbe la società nerazzurra a prendere una drastica decisione nel più breve tempo possibile. Il Mancini 2.0 sembra ormai alle battute finali. E, dopo i milioni di soldi spesi malamente, si pensa già al sostituto. La speranza, stavolta, è che il sostituto del Mancio sia un allenatore italiano, perché bisogna promuovere il Made in Italy. Nessun Vate di Setubal, grazie. Noi siamo l’Internazionale 2.0: poco Inter e tanta Nazionale, questa è la strada da percorrere. Ogni giorno che passa è sempre più evidente: Crisi Inter, ci sei mancata!

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