Inter non vince: dopo Rafinha, Ausilio prepara i colpi di fine mercato

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23 gennaio 2018, 17:43
ISC13

Altro giro, altra corsa e manca ancora la vittoria. Tra il crollo in campionato e il mercato che non decolla l’inverno dell’Inter si sta trasformando in un inferno. Ecco la tredicesima puntata della rubrica ironica di Inter-News.it: #InterIsComic

VITTORIA CERCASI – L’Inter vince, ma non convince. Quante volte abbiamo sentito questa frase negli ultimi decenni? Quasi uno slogan. Adesso vincono tutte, ma della convinzione interessa meno di zero: bastano i tre punti. Tre punti che all’Inter mancano da inizio dicembre: l’Inter non vince, ma non convince. Suona male, non ha senso, va bé. Contro la Roma la stessa storia: stesso punteggio visto contro la Fiorentina (1-1), stesso risultato ottenuto contro la Lazio (pareggio che non smuove la classifica). Eppure l’Inter stavolta ha fatto la partita, Icardi ha colpito un palo clamoroso e Handanovic è stato meno protagonista del VAR, per dire. Ma senza il gol di Vecino nel finale, i titoli erano già pronti. E dopo il gol di Vecino sono cambiati solo di una virgola: “L’Inter evita la sconfitta”, “Vecino aiuta Spalletti”, “Spalletti non sa più vincere”. Curioso rovescio della medaglia. Non c’è Allison che tenga, non c’è Di Francesco che si lamenta per i pali… ah no, quello c’è sempre. Se fino dicembre si parlava della crisi dell’Inter paragonata a quella del Milan, a gennaio si parla della crisi dell’Inter paragonata a quella della Roma. Insomma, l’Inter va sempre paragonata a qualcosa. Purché sia in crisi, vanno bene anche gli Stati Uniti d’America del ’29.

BENVENUTO RAFINHA – Se il campo dà poche soddisfazioni, per fortuna ci pensa Ausilio a ridare il sorriso ai tifosi. Il mercato di gennaio inizia con l’arrivo di Lisandro Lopez, che Spalletti accoglie con il dubbio: «Ma è l’attaccante che giocava nell’Olympique Lione o il difensore che non giocava nel Benfica?». Ovviamente il secondo, perché Ausilio sta girando l’Europa senza soldi, impossibile convincere calciatori in attività a venire a Milano. Da qui la storica trattativa per Rafinha, infortunato dal ’93: Ausilio vola a Barcellona pensando che il brasiliano costi 20 milioni, gliene chiedono 40, offre 25 con diritto di riscatto, gliene chiedono 35 con obbligo di riscatto, offre 30 con diritto di riscatto, gliene chiedono 30 con obbligo di riscatto, offre 35 con diritto di riscatto e aggiunge 3 di bonus per la perdita di tempo. Pur di convincerli ne avrebbe offerti 80, pensando: «Tanto non abbiamo soldi neanche per acquistarlo». Arrivato a Milano, Spalletti accoglie Rafinha: «Non gioca da un anno e mezzo, che me ne faccio?». A quel punto Ausilio è deciso a riportare il giocatore a Barcellona, ma non ha i soldi per il volo. Rafinha resterà così all’Inter (almeno) fino a fine stagione e vestirà la maglia numero 8: R8. R-otto. Poesia d’altri tempi.

MERCATO PARADOSSALE – Dopo il colpo Rafinha, il mercato dell’Inter non si ferma. Si lavora su due tavoli: uno in Italia, dove Ausilio propone gli esuberi a chiunque perché prima si vende, poi si acquista; l’altro in Cina, dove il protagonista è Sabatini, che deve aspettare la chiusura della finestra di mercato per ammettere che sta fingendo di trattare giocatori con Sabatini. Di seguito le trattative più calde: Joao Mario offerto a West Ham, Watford, Wolverhampton, Westminster, Wimbledon, Windows, Wind e tutte le aziende che iniziano con la W; Eder proposto al Crystal Palace, ma in cambio di euro e non sterline perché Ausilio non si fida del cambio valuta; Santon offerto a Instagram, che ha cancellato la trattativa in corso, ora si tratta con Facebook; Candreva proposto a Cairoli per fare motocross, convince sul moto, meno sul cross. Se le cessioni vanno tutte in porto, forse arriva Sturridge con ingaggio pagato a metà da Coutinho e Rafinha. Nel frattempo si scalda l’asse Nanchino-Milano: Zhang ha detto no a Ramires, ma Sabatini non ha capito. Per sicurezza, anche Sabatini ha detto no, quindi Ramires resta in Cina. Nonostante ciò, per alcuni la trattativa è ancora viva: il motivo? Perché la proprietà di Inter e Jiangsu è la stessa. Geniale.